LA CHIESA VALDESE PRONTA AD ACCOGLIERE I MIGRANTI DELLA SEAWATCH

Valdesi, chi erano costoro?

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Dopo ben diciannove giorni passati in balia delle onde e delle intemperie, il 9 gennaio i migranti della nave Sea Watch sono finalmente sbarcati a Malta. La Chiesa Evangelica Valdese si è subito prodigata per accoglierli nelle sue strutture di Sicilia e Piemonte.

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Il pastore Eugenio Bernardini, il moderatore della Tavola valdese, ovvero l’organo che rappresenta ufficialmente le chiese metodiste e valdesi nei rapporti con lo Stato e con le organizzazioni ecumeniche, afferma: “Saranno verosimilmente in dieci ma ancora non sono giunte indicazioni in merito. E’ probabile che questo numero si estenda fino a cinquanta”. E aggiunge: “È tutto pronto per l’accoglienza, siamo felici di dare il nostro contributo e ci occuperemo di queste persone riconoscendo la loro dignità, come abbiamo sempre continuato a fare con tutti, anche con tanti italiani, di cui noi ci occupiamo quotidianamente”. Il servizio si strutturerà in vari progetti tra cui l’inserimento dei migranti in appartamenti dove possono gestire in autonomia la vita quotidiana, con supporto linguistico, culturale, legale e di orientamento lavorativo; iniziative di facilitazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari ed educativi e progetti di inserimento in corsi di formazione e di attivazione di tirocini formativi.

cms_11475/3_(2).jpgLoretta Malan, la responsabile per i migranti della diaconia valdese, ha spiegato a TPI com’è nato e come si è strutturato l’accordo con il governo: “Già nei giorni scorsi, quando la nave era ancora bloccata in mare, avevamo avanzato la possibilità che ci facessimo carico di alcune delle persone a bordo e ci eravamo resi disponibili a creare un corridoio umanitario per la ricollocazione di altre persone, in virtù del fatto che altre chiese protestanti in Europa avevano dato la disponibilità a occuparsi dell’accoglienza di alcuni migranti. Il progetto dei corridoi umanitari è un progetto pilota che è nato nel 2015 ed è stato da noi fortemente voluto perché crediamo sia una delle strade da percorrere per gestire dei fenomeni che non possono più essere considerati emergenziali. Ogni qual volta possiamo dare una mano su situazioni di questo tipo, lo continueremo a fare”.

Tutto questo è stato possibile anche grazie all’otto per mille: con riferimento ai redditi del 2014, ripartiti nel 2018, quasi 470 mila italiani hanno donato per un totale di circa 32 milioni di euro.

Ma chi sono veramente questi Valdesi, che oggi sul piano umanitario hanno dato punti alla stessa Chiesa Cattolica? Sono circa 45 mila gli appartenenti alla Chiesa Valdese sparsi tra Italia e Sudamerica, organizzati in gruppi, alcuni tra le Valli del Piemonte sin dai primi dell’800, con un ospedale alla cui edificazione contribuirono lo zar di Russia e il re di Prussia, una facoltà di Teologia a Firenze e a Roma, e varie istituzioni d’impegno sociale sino in Sicilia.

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L’aggettivo "valdese" prende origine dalla vicenda di un mercante di Lione (Valdés) vissuto nel XII secolo che decise, al termine di una profonda crisi spirituale, di vivere l’esperienza cristiana seguendo l’esempio degli apostoli. Ma si scontrò invece con la gerarchia clericale perché, prendendo spunto dal Vangelo, esortava la gente a vivere una fede più autentica; cioè lui, laico senza studi, faceva quello che spettava ai dotti del clero. Non è senza interesse notare che questa vicenda si svolge poco prima di quella, molto simile, di Francesco d’Assisi che predicava la povertà e l’amore universale ma che il papato riuscì poi ad integrare nelle rigide regole della chiesa.

Il movimento valdese raccolse ampi consensi fra il popolo e, malgrado la difficile situazione di clandestinità e la feroce azione repressiva dell’Inquisizione, mantenne intatta la sua compattezza. La Chiesa cristiana, dicevano i valdesi, si richiama a Gesù, ne deve perciò prendere alla lettera gli insegnamenti rinunciando al malefico potere politico, all’uso della forza ed alle alleanze con le potenze del mondo.

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Il loro mistero forse lo ritroviamo ancora nelle preziose pagine di una ventina di piccoli manoscritti quattrocenteschi sfuggiti all’inquisizione, in una lingua occitanica spuria, composti per lo più da poemetti religiosi e sermoni, provenienti dalle valli Pellice, Germanasca, Chisone, che erano parte di un più vasto armamentario letterario che i predicatori valdesi portavano segretamente con sé lungo il loro viandare.

Riscoperti nell’Ottocento, ancora oggi quegli antichi manoscritti sono oggetto di studi accademici per risalire alle fonti di quel movimento ereticale, come tanti altri dell’epoca, che si opponevano alle ricchezze e alla politica scellerata del clero, inneggiando ad un risveglio spirituale diretto riscoperto sugli aspetti più semplici di vita evangelica. Era il grido degli ultimi, degli oppressi di fronte alle diseguaglianze sociali, della gente comune "ignorante" ma estranea al mondo della cultura di potere.

Francesco Maria Tiberio

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