LA COMUNICAZIONE. TRA LINGUA E LINGUAGGIO

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Lo strumento principe per la comunicazione per noi umani è con molta evidenza la Parola.[1]

Ma che significa comunicare? Usando una definizione molto semplice, comunicare significa dire qualcosa a un altro. Più tecnicamente: rendere comune, far sapere a quelli che ci ascoltano o ci leggono. (cfr: Dizionario della lingua italiana Treccani).

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Comunicare non è così facile come sembra. Tutti conosciamo i detti popolari quali: “Io dico aglio e tu capisci cipolla” oppure “Scambiare lucciole per lanterne” e chi più ne ha più ne metta.

La comunicazione, però, non è solo quella tra umani.

Anche il mondo animale, vegetale, e addirittura minerale, comunicano tra di loro e comunicano con noi. Questa comunicazione la possiamo chiamare linguaggio.

Un esempio di comunicazione del mondo minerale è la nascita dei deserti. Questo fenomeno è dovuto, per dirla nel modo più semplice, alla escursione termica. Di notte il freddo restringe le molecole delle rocce e di giorno con il riscaldamento le stesse molecole vengono riallargate dal caldo di un sole tropicale e la roccia si sgretola poco per volta fino a diventare sabbia. Il tempo è il fattore che rende visibile questo fenomeno. La stessa cosa vale per le stalattiti e le stalagmiti.

Sono forme di comunicazione. E’ il linguaggio della natura. L’uomo con la sete di sapere che lo contraddistingue, alla fine ha decifrato quel linguaggio. Ma il mondo minerale interagisce prima di tutto con se stesso (caldo-freddo) come dimostra il fenomeno stesso.

Anche il mondo vegetale comunica prima con se stesso come, ad esempio, la fotosintesi clorofilliana, o le radici che si estendono nel sottosuolo alla ricerca di elementi adatti alla crescita e al mantenimento in vita delle piante, e poi comunica con l’uomo che è stato in grado di decifrare questo linguaggio.

Il mondo animale potrebbe essere liquidato con lo stesso meccanismo.

Però esso pone due ordini di problemi.

1) Per quale motivo gli animali non articolano parole?

Oltre alle definizioni date fin qui della parola, possiamo aggiungere che la parola è figlia del pensiero.

Non ci sarebbe parola se non ci fosse a monte il pensiero.

Al contrario di ciò che dice Darwin: “Possiamo credere con piena fede che l’uso continuato e il progresso di questa potenza [la parola] deve aver reagito sulla mente rendendola atta sempre meglio a formare una lunga catena di pensieri.”[2] Sarebbe, secondo Darwin, l’uso della parola che genera il pensiero. Ma è esattamente il contrario[3]. Il pensiero dell’animale è un pensiero restato primordiale che non sviluppa nessuna lingua e nessuna parola. L’animale emette dei suoni che noi recepiamo come messaggi a volte chiari a volte no. E’ intelligente perché è capace di fare associazioni semplici: ad esempio, evitare ostacoli, capire dei comandi… ma queste associazioni producono solo comportamenti ripetitivi e non creativi. Differenza sostanziale.

Il pensiero dell’uomo, invece, ha dato origine alla parola e di conseguenza alla lingua e ha sviluppato l’intelligenza, oltre a quella associativa anche a quella creativa.

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2) Perché l’animale non ha sviluppato il senso morale del bene e del male che noi esseri umani siamo in grado di comunicarci a vicenda?

Sempre secondo Darwin, sarebbe possibile ritrovare negli animali il senso morale di bene e male, così come si trova nell’uomo, se si avverassero certe condizioni. Darwin attribuisce al linguaggio il diffondersi del senso morale. Ma non è chiaro se in Darwin linguaggio e parola siano la stessa cosa.

Il linguaggio umano, comunque sia, è fondato sulla parola e quindi sulla lingua. Il linguaggio inteso in senso generico, invece, definito da Wittgenstein nelle “Ricerche filosofiche” come “una struttura unitaria che rappresenta un insieme di relazioni che si caratterizza in un insieme di relazioni collegate nei rapporti e nei significati” è evidente che è altra cosa rispetto alla lingua e alla parola. Il linguaggio da solo non è sufficiente per spiegare la comunicazione umana, e neanche il concetto di bene e male, mentre è sufficiente per spiegare la comunicazione della natura animale, la quale sviluppa solo un insieme di relazioni che proprio per questo non può avere la stessa concezione morale, sia concreta che astratta, di bene e di male presente nell’uomo. E non articola parole. Il linguaggio, da solo, senza una lingua e una parola, non può produrre idee e collegamenti fra le stesse idee, che sono il requisito per favorire le scelte morali responsabili. Il linguaggio animale è solo una forma di comunicazione che non può superare l’elemento istintuale, anche se nelle relazioni che sviluppa c’è un significato che possiamo ricondurre alla comunicazione dei bisogni e delle emozioni primarie. Secondo Darwin, inoltre, se nell’animale si sviluppassero le stesse capacità sociali umane, non dovute solo al linguaggio, e aggiungiamo, ma alla lingua, alla parola e alle altre “altissime facoltà” dell’uomo (il pensiero, la parola, la coscienza) di cui Darwin parla, sarebbe simile all’uomo anche nel senso del bene e del male. Ma ciò non è ancora avvenuto[4]. Questa lunga rielaborazione di un brano del mio libro per dire semplicemente che l’animale usa il linguaggio per comunicare, non la lingua e né la parola. Ad esempio: se porto il mio cane all’estero se incontra un altro cane si capiscono o deve prima imparare la lingua? La risposta mi pare scontata!

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Concetto che esprimiamo con quella frase comune quando ci riferiamo a un animale domestico: “Gli manca solo la parola!”… E purtroppo è vero!

La differenza è sostanziale.

La comunicazione tra umani, per inciso e concludendo, è ostacolata da molti fattori. Purtroppo, non solo quella parlata, ma anche quella scritta.

Mi limito alla parola comunicazione molto usata, specialmente in TV.

Un esempio attuale: riguardo alle comunicazioni del governo in materia di restrizioni causa Coronavirus: “Il governo non comunica bene le leggi. Cosa significa quella parola?... cosa quei numeri?…Questa comunicazione genera confusione…”. E gli esempi potrebbero continuare.

E’ vero tutto ciò? Certo.

1. Il pubblico al quale è rivolta quella comunicazione è in grado di capire con chiarezza quel messaggio?

2. Le parole usate sono coerenti e chiare?

3. La frase usata è esplicita o contiene messaggi impliciti?

4. Chi comunica ha delle reticenze mentali, o chi ascolta ha dei pregiudizi?

Comunicare è un’arte. Ma qualche volta è come l’arte moderna. E’ di difficile interpretazione!

Ecco l’importanza di distinguere la lingua dal linguaggio. La parola dal simbolo. L’esplicito dall’implicito. Il discorso diretto da quello indiretto. Per ricollegarci, ad esempio, al linguaggio animale di cui sopra, la comunicazione umana non è sempre chiara perché le parole sono contenute in linguaggi spesso difficili da decriptare.


[1] Vedi i miei due precedenti articoli su questa prestigiosa rivista: La Parola e La Parola come strumento di comunicazione.

[2] Darwin, C., L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso. Trad. di Michele Lessona, A. Barion editore, 1926.

[3] Ercole Ferretti, La Bibbia ha ragione. Ed. Il mio libro, 2015, pg. 125.

[4] Cfr. Ercole Ferretti, La Bibbia ha ragione. Ed. Il mio libro, 2015, pg. 65-66.

Ercole Ferretti

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