LA COSCIENZA

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Salvador Dali: La Mano – I rimorsi della coscienza (1930)

Una facoltà conseguente alla parola e al pensiero è la coscienza. Queste tre alte facoltà della specie umana, come dice Darwin, sono interconnesse.

La coscienza, possiamo dire che è la strutturazione del pensiero che si adegua alla vita di società. E’ la consapevolezza, appunto coscienza, che per vivere in comunità occorre avere la conoscenza e la consapevolezza del bene e del male proprie di quella società.

Al pari della parola e del pensiero, tanti autori si sono posti il problema dell’origine della coscienza, della sua collocazione nell’ampia visione dell’uomo, del rapporto con il bene e il male, degli aspetti dei vari gradi di coscienza e della sua normalità o patologia.

C’è chi sostiene che la coscienza è una facoltà immanente alla natura umana e chi invece crede che possa essere collocata fuori della materialità del cervello, come Lidtz, ad esempio, che dice che “la mente non è certamente dentro il cranio”.

Il dato di fatto strutturale è che l’uomo in ogni caso è un “animal” che parla pensa ed è consapevole.

Lo studioso Tart, nel suo libro “La Coscienza”, analizza il dato di fatto della coscienza e distingue e studia i vari stati di coscienza.

E’ quello che, ad esempio, si fa in caso di giudizio, quando si deve decidere se un individuo colpevole nel momento del “delitto” di cui viene accusato era consapevole o no. Quindi se era in uno stato di coscienza normale o alterato.

cms_20705/2.jpgQual è lo stato di coscienza normale?

E’ una domanda apparentemente superficiale, ma dal momento che la coscienza si rapporta al bene e al male, bisognerebbe essere certi che ci siano delle situazioni, dei comportamenti, o atteggiamenti, materiali o mentali, oppure che una legge o una regola, siano oggettivamente bene o oggettivamente male e applicabile in tutte le situazioni.

La società non è univoca. Gli Stati non sono tutte democrazie o dittature, la religione non è una sola. La storia dei popoli, sia se la collochiamo nel tempo (dalle origini ai nostri giorni), sia se la collochiamo nello spazio (Occidente –Oriente, Nord-Sud) non è una storia di popoli culturalmente identici. Insomma non esiste e non può esistere una definizione univoca di bene e di male.

Quello che possiamo definire uguale per tutti è che tutti gli uomini sono forniti della base della consapevolezza, di quella facoltà che abbiamo chiamato coscienza. Per fare un esempio, le note musicali sono solo sette, ma la combinazione delle melodie sono infinite.

cms_20705/1.jpgLa coscienza, cioè la base della consapevolezza, è una sola, ma la sua collocazione nel tempo e nello spazio è infinita, come le melodie estraibili dalle sette note.

Con questo si deve dire che la coscienza può spaziare nel campo sterminato del libero pensiero? Certo che no. La coscienza resta il fondamento dell’assunzione di responsabilità individuale in conformità alle circostanze, ai tempi e agli spazi nelle quali costantemente si trova ogni singolo individuo.

Così abbiamo delimitato il campo.

Per cui un popolo che è inserito all’interno di un’area geografica e in un tempo storico ben specificato, ha gli stessi punti di riferimento, ha le stesse leggi e la stessa cultura, cioè gli stessi usi e costumi. All’interno di quel popolo.allora, si può educare tutti ad uno stesso orientamento di consapevolezza. Possono tutti acquisire, con una certa dose di probabilità, cosa è bene e cosa è male all’interno di quel gruppo.

Resta sempre aperto il problema della formazione. Resta sempre aperto il problema degli stati di coscienza, normale o alterato, anch’esso inserito in una ampia riflessione scientifica che va oltre il tempo e lo spazio.

Ercole Ferretti

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