LA DATACRAZIA DELL’ALGORITMO

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cms_25268/1.jpgBig data, intelligenza artificiale, metodi di aggregazione qualitativa, processi decisionali eterodiretti. Acquisire dati nell’universo digitale è diventata oramai attività utilizzata non solo da aziende a marketing aggressivo, ma anche da parte della politica tutta in lotta con altri governi per diffondere nell’opinione pubblica dosi massicce di disinformazione. Lo scopo alla base di ogni buona gestione dei dati di miliardi di utenti è quella del profiling, una preordinata attività di monitoraggio puntuale e preciso delle abitudini digitali degli individui online. Il caso ormai noto e dibattuto di Cambridge Analytica ha squarciato il velo di ignoranza che sino ad allora evidenziava come la profilazione e l’acquisizione dei dati potesse influire causalmente su precise dinamiche sociali e determinanti scelte politiche. Il Russia gate, determinante per i risultati politici alle elezioni americane, e la Brexit hanno anche loro evidenziato come il ruolo e l’importanza dei social media sulla gestione e analisi dei dati possono costituire un fattore determinante e aggiuntivo che può far spostare l’ago della bilancia da un partito politico a un altro.

cms_25268/2_1647744614.jpgL’immagazzinamento dei dati sottratti agli utenti è sempre una minaccia incombente dovuta alle nostre azioni online, soprattutto perché spesso i dati vengono estrapolati in modo inconsapevole agli utenti e con una finalità diversa rispetto agli stessi dati a cui essi hanno dato un consenso. La profilazione dunque non deve essere tout court descritta come illegale e capziosa nei confronti di ignari utenti, ma può avvenire utilizzando il libero consenso informato dello stesso individuo che utilizza, per esempio, un social network. Rimane comunque il dato di fatto che comprendere, dopo aver raccolto dati e informazioni, le abitudini e le preferenze di una singola persona dopo averne seguito le sue interazioni digitali, rende più semplice portare un contenuto direttamente alla sua attenzione, con la quasi certezza di influenzarne poi le sue scelte di acquisto. Sono meccanismi che vanno a migliorare gli effetti di una data comunicazione di prodotto; si pensi per esempio alla raccolta dati tramite le interazioni su di un social network che utilizza strumenti informatici ad hoc per estrarre dati dai profili pubblici e ottenere una lista sempre aggiornata di utenti attivi su una piattaforma a cui poi vanno incrociate le preferenze che gli stessi individui hanno espresso su determinati temi (visualizzazioni, interazioni, commenti, post, timing di visualizzazione, ecc.).

cms_25268/3.jpgPresi insieme questi parametri permettono di avere un profilo puntuale dell’individuo, così da permettere a terzi di agire indirizzando il giusto contenuto (creato appositamente) alla giusta persona. Non c’è campo che sia la politica o l’economia, in cui non è possibile, con le giuste informazioni, ottenere reazioni sociali che possano far incontrare domanda e offerta.

Profilazione e pubblicità mirate sono diventate armi essenziali da usare con una nuova modalità comunicativa che si basa essenzialmente sugli stati emotivi dell’individuo, tools efficaci, per esempio, anche nel creare disinformazione. Siamo passati troppo velocemente da un’epoca di poca informazione a un momento storico in cui una marea di informazioni, un eccesso di informazioni, ha creato effetti perversi per il cittadino. La sovrabbondanza, la scarsa propensione dell’utente a discernere tra buona e cattiva informazione, ha portato alla prosperazione di poteri forti in grado di condizionare le persone. Se non vi sarà un corretto discernimento e una riacquisita forma di responsabilità nel modo di muoversi nel web, la datacrazia diverrà una nuova e potente forma di potere alla quale ben presto sarà impossibile sfuggire

Andrea Alessandrino

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