LA DENUNCIA SOCIALE NELLE OPERE DI TELEMACO SIGNORINI

Le agitate del San Bonifazio (FI) e il Bagno penale di Portoferraio

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Eseguito da Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze 1865 è un dipinto ad olio su tela conservato alla Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro, Venezia.

cms_22487/1.jpgIl soggetto raffigura un reparto psichiatrico femminile dell’antico ospedale di San Bonifacio di Firenze, popolato da un numero di donne agitate, ovvero di malate di mente in preda a forti manifestazioni di eccitamento: più che esseri viventi le recluse sembrano essere ombre provenienti da un’oscura bolgia infernale. Un’alienata è colta mentre sta impetuosamente minacciando con il pugno alzato un interlocutore invisibile, che solo lei vede. Un’altra, sul lato opposto del locale, passeggia confusamente per la stanza, come se rincorresse un pensiero fisso ed estraniante al tempo stesso.

Altre donne sonnecchiano o gridano, altre ancora hanno uno sguardo assente e perso nel vuoto, e una arriva persino a raggomitolarsi sotto un tavolo cercandovi rifugio.

Lo spazio prospettico trova il suo punto di fuga all’esterno del quadro, precisamente a destra, e sollecita l’osservatore a guardare il dipinto in quella specifica direzione.

Sempre da destra, inoltre, proviene la luce che inonda omogeneamente l’opera, come emerge dalle lunghe ombre che si profilano sul pavimento.

cms_22487/images_-_Copia.jpgVi è inoltre un ampio ricorso a gamme scure e terrose, che si addensano nella parte inferiore della tela e generano un forte contrasto con le tonalità luminose, quasi abbaglianti, di quella superiore.

Con questo espediente cromatico Signorini intende sottolineare la drammaticità del disagio psichico delle agitate, costrette a sopravvivere in questo stanzone cubico calcinato con un cancello al posto della porta.

L’opera richiama il metodo scientifico sostenuto dal Naturalismo:

il pittore dipinge il nudo e bianco stanzone senza sentimentalismi, senza nessuna partecipazione drammatica ed emotiva.

Al tempo stesso, la scelta del soggetto ha un forte significato di denuncia sociale.

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Bagno penale a Portoferraio è un dipinto a olio su tela eseguito da Telemaco Signorini tra il 1888 e il 1894 conservato alla Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti, Firenze

Il quadro rappresenta la violenta condizione dei detenuti del Bagno penale di Portoferraio.

I prigionieri, disposti in due file parallele, indossano le classiche divise, formate da un’ampia casacca e un paio di pantaloni a righe, e hanno i polsi incatenati da una pesante catena.

Alcuni hanno un’espressione abbattuta e stanca, altri quasi incuriositi dai due funzionari che avanzano nel corridoio, scortati da agenti.

L’ambiente è spoglio e le pareti sono prive di intonaco.

La finestra emana una luce bianca, ostile, fredda.

Lo sfondo sfocato, in contrasto con i contorni marcati dei carcerati, trasmette inquietudine e tensione.

Qui Signorini si allontanò dal tema dei paesaggi e si avvicinò a una pittura più psicologica rivolta al ruolo dell’uomo all’interno della società.

Curiosità

Il primo carcerato a destra è Carmine Crocco, un brigante tra i più noti del periodo risorgimentale.

Condannato a morte, la pena gli fu commutata in ergastolo nel carcere di Portoferraio, ove morì il 18 giugno 1905.

Gruppo arte e cultura di Orietta Paganotti

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