LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI- (III parte)

(Murakami Haruki, Norwegian Wood, Noruwei no mori)

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La “Nota dell’autore” e il Postscriptum di Murakami Haruki

cms_19878/1.jpgPreziosi elementi per la comprensione del testo e della sua genesi sono offerti dallo stesso Murakami (come si è premesso, nonostante la stringatezza) nella sua Nota dell’autore e nel suo Postscriptum.

Accanto al riferimento (già menzionato: v. il Postscriptum, pag. 375) della ripresa del racconto breve La lucciola (Hotaru), Murakami evidenzia che Norwegian Wood è per lui “un libro molto personale”, come La fine del mondo e il paese delle meraviglie o, nuovamente con riferimento a “nume tutelare” Francis Scott Fitgerald, Il grande Gatsby o Tenera e la notte: una “questione sentimentale” (“forse”: ibidem).

Terzo aspetto sottolineato dall’autore i paesaggi del sud dell’Europa (Postscriptum, pagg. 375-376, Nota dell’autore, pagg. XIX-XX), lontani dal Giappone, che hanno visto la scrittura del testo del romanzo: la Grecia (l’isola di Mikonos, ove Murakami inizia il 21 dicembre 1986 la stesura del libro; Atene) e l’Italia (la Sicilia e poi Roma, ove termina, in un appartamento della periferia della capitale, il romanzo il 27 marzo 1987).

Leggiamo infatti:

“Ogni volta che penso a questo romanzo, ancora oggi alla mia mente affiorano i paesaggi dell’Italia degli anni Ottanta.”

E l’autore aggiunge, con grande piacere per tutti noi italiani:

“Per questo, se i lettori italiani lo amassero, non potrebbe esserci per me gioia più grande.”

cms_19878/2.jpgUltimo profilo rimarcato dallo scrittore giapponese, altamente suggestivo è quello dell’amicizia, tema importante del romanzo Norwegian Wood. Murakami infatti afferma che “questo libro è dedicato a tutti i miei amici che sono morti e a quelli che restano” (Postscriptum, pag. 376).

Altro spunto, tratto da una recensione al film di Tran Anh Hung del 2010, sul testo in commento, concerne due ulteriori elementi (il primo già accennato):

“racconto di formazione per moltitudini di giapponesi (e non solo), inesorabilmente conquistati dalla capacità di Haruki Murakami di rivolgersi a tutti pur trattando il più delicato dei temi, il sottile confine che separa l’Eros dallo Thanatos .

(combinazione presente peraltro in tutta la “poetica” murakamiana: Emanuele Sacchi, “Mymovies”

https://www.mymovies.it/film/2010/norwegianwood/ ;

perplessità desta invece l’affermazione di dubbio gusto – data la connotazione negativa della locuzione - di “libro feticcio” rivolto al libro di Murakami)

Ed ecco ora l’aspetto che ha destato – tra gli altri - il mio interesse e che affronteremo tra breve.

Si tratta della stretta correlazione del testo di Murakami Haruki con la mitica canzone dei Beatles dal titolo Norwegian Wood (che reca il sottotitolo This Bird Has Flown), contenuta nell’album del gruppo musicale britannico Rubber Soul, pubblicato nel 1965

(cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Rubber_Soul).

Nel Postscriptum di Murakami troviamo il riferimento altamente suggestivo, presente fin dal titolo del romanzo dello scrittore giapponese, alla poesia dei mitici Beatles:

“Nella mia stanza in una piccola pensione di Atene non c’era il tavolo, così in quel periodo scrivevo ogni giorno in una taverna terribilmente rumorosa, con la cuffia del walkman nelle orecchie, sentendo il nastro di Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band a dir poco duecento volte. Perciò in un certo senso questo romanzo è stato scritto with a little help da Lennon e McCartney.” (Postscriptum, pag. 376).

Secondo Amitrano “Norwegian Wood attrae Naoko soprattutto per le sue sonorità malinconiche e ora il titolo Norwegian Wood, più vicino all’originale, torna in primo piano per desiderio dell’autore, ristabilendo, insieme all’omaggio di Murakami a uno dei brani più belli dei Beatles, il giusto tributo alla nostalgia per un passato irrecuperabile che è tra i temi principali di questo libro. La nostalgia struggente per un tempo perduto e lontano, che sembra stranamente viva anche in coloro che per ragioni anagrafiche quell’epoca favolosa e confusa non l’hanno mai vissuta.” (G. Amitrano, Introduzione, pag. XVII).

Come accennato in premessa e prima di soffermarsi sul brano Norwegian Wood dei Beatles, contenuto nell’album Rubber Soul, può rinvenirsi ora un utile riferimento in merito alla scelta del titolo del romanzo da parte di Murakami, quasi una premonizione direi.

È uscito infatti nel maggio 2016 il volume dell’Einaudi Vento & Flipper, che contiene i due romanzi di esordio dello scrittore giapponese: Ascolta la canzone nel vento e Flipper, 1973, rispettivamente del 1979 e del 1980 (la traduzione, come in altri testi, è stavolta dell’altra traduttrice murakamiana Antonietta Pastore).

I due romanzi “brevi” (non “onirici” del tutto, ma solo in alcune parti “surreali”, come la figura del “sorcio” del “flipper” e del “salone”, vengono generalmente inclusi nella c.d. “trilogia del ratto” (o del “sorcio”) dal nome di uno dei personaggi; ultimo episodio della trilogia Sotto il segno della pecora (del 1982, che si aggiudica il Premio letterario Noma per scrittori emergenti), scritto quando Murakami prende la decisione di dedicarsi completamente alla professione di scrittore, vendendo il noto jazz bar gestito dalla scrittore il “Peter Cat”. Il primo romanzo del 1979 aveva invece ricevuto il premio Gunzo in qualità di “miglior esordiente”.

Le prime due prove letterarie di Haruki sono definite simpaticamente dal compianto Prof. Teruhiko Tsuge, sempre nel saggio in precedenza menzionato, I segreti di Murakami:

“Questa definizione, «scrittore da cucina», non è un modo per prendere in giro le scrittrici di un tempo che venivano definite «scrittrici da cucina». Non confondiamo poi kitchen writer con kitchen lighter, lo strumento per accendere il fuoco dei fornelli a gas sotto la pentola della zuppa. Non si riferisce neppure ai critici gastronomici che se ne vanno per locali e scrivono ciò che è buono e ciò che non lo è.

«Se si ha qualcosa di simile a uno studio, basta scrivere lì, ma per quelle persone che scrivono un romanzo a notte inoltrata, e che quasi sicuramente non hanno la disponibilità economica per permettersi uno studio, il tavolo della cucina diventa inevitabilmente la postazione di lavoro.»

In altre parole, si tratta di scrittori che non hanno a disposizione uno studio, non possiedono una comoda scrivania o un tavolo adatto e non avendo altra scelta scrivono al tavolo di cucina. Queste sono le condizioni in cui Murakami Haruki ha cominciato la sua carriera.

«I miei primi due romanzi sono senza ombra di dubbio dei ‘romanzi da tavolo di cucina’. Dopo aver lavorato tutto il giorno e chiuso il locale, per sciogliere la tensione mi bevevo un paio di birre, poi mi sedevo al tavolo della cucina del mio appartamento e scrivevo romanzi.»” (v. Cap. 2, Par. III, La nascita di uno «scrittore da cucina». Le tribolazioni del kitchen writer).

Tale definizione viene ribadita in Romanzi nati sul tavolo della cucina. Introduzione a due romanzi brevi (è del 2014), contenuta nel volume Vento & Flipper :

“Scrissi Flipper, 1973, che era il seguito di Ascolta la canzone del vento, l’anno dopo. Continuavo a gestire il jazz bar, il che significa che anche quel romanzo lo scrissi in cucina a tarda notte, fino alle prime ore dell’alba. Ragion per cui chiamo queste due opere, con affetto e anche con un pizzico di imbarazzo, i miei «romanzi nati sul tavolo della cucina». Poco dopo aver terminato Flipper, 1973, decisi di vendere il locale e diventare un romanziere professionista; e subito mi misi d’impegno a scrivere un romanzo lungo, Nel segno della pecora, che considero il mio vero debutto letterario.

Eppure i due «romanzi nati sul tavolo della cucina» hanno svolto nella mia carriera di scrittore un ruolo importantissimo. Li considero come vecchi amici insostituibili. Non è probabile che abbia ancora l’occasione di parlare con loro, ma non dimentico che esistono. All’epoca sono stati per me una presenza preziosa e irrinunciabile. Mi hanno scaldato il cuore e infuso coraggio.

È ancora vivido il ricordo di quel qualcosa che piú di trent’anni fa venne a posarsi sulle mie mani, in un pomeriggio di primavera, sul pendio erboso del Jingū Stadium. E sento ancora il calore del piccione ferito, quando con queste mie stesse mani lo presi, la primavera dell’anno seguente, vicino alla scuola elementare di Sendagaya. Ogni volta che penso al significato della scrittura, rievoco sempre queste due sensazioni. Mi aiutano a credere in quel qualcosa che forse ho dentro di me e alle possibilità che mi offre. È meraviglioso che io ne conservi ancora vivido il ricordo.” (Murakami Haruki, Romanzi nati …, in Vento & Flipper, pagg. 11-12).

Venendo al riferimento, barlume iniziale, preludio a Norwegian Wood, mi sembra di averlo rinvenuto in particolare in Flipper, 1973, che risale al 1980. Leggiamo nel romanzo:

“Quella sera, stranamente, tutti e tre parlammo poco durante la cena. Anche il disco era terminato, cosí nella stanza si udivano solo il rumore della pioggia e quello dei nostri denti che masticavano la carne. Finito di mangiare le gemelle sgomberarono la tavola, poi fecero il caffè. Di nuovo ci sedemmo tutti e tre al tavolo. Il caffè era caldo e aveva il profumo della vita. Una delle gemelle si alzò e mise un disco. Rubber Soul dei Beatles.

– Non ricordo di averlo comprato, – dissi sorpreso.

– L’abbiamo comprato noi.

– Poco per volta abbiamo messo da parte i soldi che ci dai.

Scossi la testa.

– Non ti piacciono i Beatles?

Non risposi.

– Che peccato. Pensavamo di farti piacere.

– Desolato.

Una delle due si alzò, tolse il disco dal piatto, lo spolverò con cura e lo rimise nella sua custodia. Rimanemmo tutti e tre in silenzio. Io sospirai.

– Scusate, non volevo, – dissi per giustificarmi. – Sono stanco, e tutto mi dà sui nervi. Mettetelo di nuovo, forza.

Le gemelle si scambiarono un’occhiata e ridacchiarono.

– Non è necessario che ti scusi. Questa è casa tua, dopotutto.

– Non ti preoccupare per noi.

– Mettetelo di nuovo.

Finí che bevemmo il nostro caffè ascoltando tutti e due i lati di Rubber Soul. Riuscii a rilassarmi un po’. Le gemelle sembravano di ottimo umore”

(Murakami Haruki, Flipper, 1973, Cap. 8, pagg. 161-162).

E nel bell’excipit del romanzo troviamo queste stupende parole:

“Scavalcammo la rete del campo, attraversammo il bosco e arrivati alla fermata ci sedemmo su una panchina ad aspettare l’autobus. In quella domenica mattina c’era una quiete meravigliosa, il posto era inondato da una luce serena. Seduti al sole, giocammo ancora un po’ alla catena di parole. Dopo cinque minuti l’autobus arrivò, io diedi alle gemelle i soldi del biglietto.

– Be’, spero che ci si riveda, prima o poi, – dissi.

– Sí, prima o poi, – fece una delle due.

– Certo, prima o poi, – ripeté l’altra.

Quelle parole vibrarono nel mio cuore per un momento.

Le porte dell’autobus si chiusero rumorosamente, le gemelle mi salutarono con la mano dal finestrino. Ogni cosa si ripeteva… Tornai indietro ripercorrendo la stessa strada, nell’appartamento inondato dalla luce autunnale ascoltai il disco che loro mi avevano lasciato, Rubber Soul, mi feci un caffè. Per il resto della giornata guardai la domenica passare davanti alle mie finestre.

Una domenica di novembre cosí tranquilla da rendere ogni cosa trasparente.”

(Ibidem, Cap. 25, pag. 229).

La citazione dell’album dei Beatles Rubber Soul che per l’appunto contiene l’indimenticabile Norwegian Wood e l’atmosfera contenuta nel romanzo breve Flipper, 1973, ben possono essere un preludio al romanzo cult di Murakami (del 1987), che ne dite?

(continua)

LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI

(I parte)

https://internationalwebpost.org/contents/LA_FORESTA_NORVEGESE_DI_MURAKAMI_HARUKI_(I_parte)_19759.html#.X6N1Q2hKiR8

(II parte)

https://internationalwebpost.org/contents/LA_FORESTA_NORVEGESE_DI_MURAKAMI_HARUKI-_(II_parte)_19844.html#.X6YYfmhKiR8

Fabrizio Oddi

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