LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI (IV parte)

(Murakami Haruki, Norwegian Wood, Noruwei no mori)

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cms_19956/2.jpgNorwegian Wood: l’album Rubber Soul dei Beatles

Non sembra inutile un approfondimento particolare riguardo alla famosa canzone dei Beatles ispiratrice, fin dal titolo, del testo in commento di Murakami (ne parla Amitrano – come accennato e il punto verrà ulteriormente approfondito-, nel suo saggio introduttivo).

La canzone Norwegian Woodè inclusa nei brani dell’album Rubber SoulAnima di gomma»), pubblicato nel 1965, nel pieno del culmine della popolarità del gruppo musicale inglese.

Già nella copertina l’album reca varie particolarità.

È infatti il primo disco dei Beatles a non riportare il nome del gruppo (come accadrà poi per gli album Revolver, Abbey Road e Let It be); appaiono nell’immagine quattro adulti (che peraltro – tranne distrattamente John Lennon – non guardano l’obiettivo); non vi è nell’abbigliamento il bianco e nero, gli abiti classici e le cravatte, ma giacche di pelle e colori decisi. La foto di copertina (tratta da uno scatto di Robert Freeman) inoltre ha un’immagine distorta

v.https://www.nonsiamodiqui.it/wpcontent/uploads/2013/01/rubber_soul_album.jpg,nata per caso:

“il fotografo cominciò a proiettare delle diapositive su un cartone bianco del formato di una copertina di long playing per studiare l’immagine giusta da scegliere. Il cartone si inclinò leggermente all’indietro e l’effetto ‘stirato’ piacque tanto che si decise di stampare l’immagine nonostante l’evidente distorsione. Quasi a simulare l’effetto di un acid trip, la copertina offriva in definitiva un primo assaggio dell’ ‘anima di gomma’ che si celava dietro il gruppo, per sottolineare ulteriormente l’inizio della transizione verso quelle sonorità rock psichedeliche che sarebbe stata portata a compimento nei successivi album Revolver e Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, e per dare l’idea che i quattro musicisti producessero musica trovandosi in un’altra dimensione”

(voce Rubber Soul wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Rubber_Soul, v. anche nel blog “Non Siamo Di Qui”, l’articolo The Beatles – Rubber Soul (1965):

https://www.nonsiamodiqui.it/the-beatles-rubber-soul-1965/.

Il titolo dell’album, che “incombe sulle teste dei Beatles, scritto in un font che diventerà il marchio di fabbrica del flower power, opera di Charles Front, il quale mai sarà ufficialmente accreditato per il lavoro”

(blog citato “Non Siamo Di Qui”, articolo The Beatles – Rubber Soul (1965) deriverebbe dal “commento di un cantante americano sui Rolling Stones [in particolare su Mick Jagger] riportato da Bob Freeman, l’artista che realizzò la fotografia stirata della copertina”(voce Rubber Soul wikipedia e blog “Non Siamo Di Qui”, l’articolo The Beatles – Rubber Soul (1965),oppure dalla circostanza che “I nastri documentano che ‘plastic soul’ era un’espressione di Paul ripetuta in sala di registrazione durante le prove di I’m Down(voce Rubber Soul wikipedia, cit.).

Da quanto accennato risulta, dunque, fin dall’immagine presente in copertina e dal titolo, che questo dei Beatles fosse un disco “di rottura”.

Dal punto di vista musicale, l’album registrato nell’autunno del 1965 in sole quattro settimane, a quattro mesi dall’uscita di Help!, pubblicato nel Regno Unito nel periodo natalizio, facendo ottenere così al gruppo, per il terzo anno consecutivo, il primo posto nella classifica delle vendite natalizie è “considerato uno degli album più curati sul piano tecnico e uno dei più innovativi dal punto di vista musicale [facendo intravedere …] il raggiungimento della maturità artistica del gruppo inglese […Si tratta] di un salto di qualità nella produzione beatlesiana per la maggiore ricchezza e pienezza del suono ma anche perché i quattro Beatles cominciavano in quel periodo ad acquisire maggiore consapevolezza e coinvolgimento delle fasi tecniche di registrazione e di missaggio [… con un] suono più pieno e ricco [… e utilizzando] tecniche di registrazione innovative, poi evolutesi nelle moderne forme di missaggio elettronico e digitale.” (ibidem).

Posto davanti al bivio se continuare con canzoni dai contenuti adolescenziali (con gli evidenti rischi) o evolversi verso sonorità più mature, tralasciando i contenuti precedenti, il gruppo dei Beatles con Rubber Soul in virtù di quelle splendide canzoni riescono appieno nel secondo intento.

“L’album, infatti, è spesso indicato dai critici musicali come l’opera nella quale le tipiche sonorità beat frizzanti dei primi Beatles cominciarono ad evolversi nel pop rock eclettico della loro maturità [… con] evidenti influenze musicali folk rock dovute ad artisti contemporanei, quali Bob Dylan e i Byrds.”

Anche per quanto riguarda i testi è evidente la novità:

“dalla monotematicità dei lavori beatlesiani precedenti, incentrati sul tema quasi esclusivo dell’amore romantico-adolescenziale, si passa a una varietà lirica in cui cominciano ad apparire temi meno stereotipati quali il sesso, le avventure extraconiugali, la gelosia ossessiva (con minaccia di morte), l’incertezza esistenziale, la nostalgia della giovinezza. Questo arricchimento tematico rappresentò uno stadio della maturazione artistica del gruppo e allo stesso tempo una necessità indotta dall’evoluzione del panorama musicale del rock, specialmente con le innovazioni liriche introdotte oltreoceano da Dylan in Like a Rolling Stone e in Subterranean Homesick Blues, ma elaborate anche da gruppi britannici come i Kinks e gli Animals.” (ibidem).

Già tali annotazioni generali sull’album ove è contenuta la canzone in questione appaiono estremamente significative e indicano le probabili suggestioni recate a Murakami nell’opera letteraria che qui si sta esaminando.

Venendo, più in particolare, proprio a Norwegian Wood, da attribuire con grande probabilità (o comunque in larga parte) a John Lennon, che l’aveva abbozzata durante una vacanza in Svizzera, la canzone è “una classica ballata che, sullo sfondo dei languidi accordi sviluppati al sitar da George Harrison, parla di avventure extraconiugali” […]

Il testo, che richiama Spanish Harem Incident di Dylan con i suoi indiretti riferimenti a un’avventura amorosa, tratteggia un fallito rapporto fisico con una donna – ma la relazione extraconiugale di John con una giornalista che ispirò la composizione si risolse nella realtà in maniera diversa – e parte dallo spunto lennoniano ‘ I once had a girl /Or should I say, she once had me ‘ […] Fu – e non sarebbe stato l’ultimo – un testo che si scrisse da sé e di cui certi frammenti si ispirano, secondo alcuni, a episodi di vita vissuta di Lennon. Racconta Pete Shotton che quando all’inizio del 1960 John viveva con Stu Sutcliffe nella casa di Gambier Terrace, talvolta dormì nella vasca da bagno dell’appartamento (‘[I] crawled off to sleep in the bath’‘) e bruciò alcuni mobili nel camino (‘so I lit a fire’ ‘).” (ibidem).

Il pezzo insolitamente strutturato in tempo composto, eseguito in mi maggiore e una delle poche canzoni dei Beatles eseguite in ¾ (v. voce in Wikipedia Norwegian Wood

https://it.wikipedia.org/wiki/Norwegian_Wood fu la prima creazione dei Beatles in cui fece la comparsa il sitar, di cui Harrison era rimasto affascinato durante la lavorazione del film Help! Anzi questa sarebbe, peraltro, addirittura “la prima comparsa in assoluto in una canzone occidentale dello strumento del sitar, suonato da George Harrison” (ibidem):il sitar è “lo strumento indiano, che l’anno successivo sarebbe stato suonato da musicisti come Jimmy Page, Brian Jones (in Paint It, Black), Donovan (Sunshine Superman); imitato dalla chitarra di Jeff Beck (Shapes of Things) e assunto da gruppi quali i Kinks, i Byrds e gli Hollies”).

C’è da dire però che “in studio, la registrazione dello strumento indiano causò notevoli problemi di distorsione, a quel tempo difficilmente risolvibili in assenza di accorgimenti tecnici appropriati di là da venire.”.

“Il testo, che ha come base una languida melodia acustica, sorretta dal sitar, che Harrison stava in quel periodo imparando sotto la guida del suo mentore e maestro Ravi Shankar, e il controcanto di McCartney negli intermezzi, narra, in modo in parte ironico e surreale, di una scappatella extra-coniugale di Lennon. Appena entra nell’abitazione della ragazza, quest’ultima non tarda a fargli notare la qualità del legno norvegese dei suoi mobili (‘She showed me her room, isn’t it good Norwegian wood?’ / ‘Mi mostrò la sua camera. Non male vero? Legno norvegese’) ma il protagonista della canzone andrà in bianco dopo una lunga attesa e dopo esser stato dirottato a dormire in una vasca da bagno. Infine, svegliatosi la mattina dopo e scoprendo di essere solo, brucia la mobilia della ragazza (‘So I lit a fire, isn’t it good? Norwegian wood’ / ‘E così ho acceso un fuoco, non male vero? Legno norvegese’).” (v. voce di wikipedia Norwegian Wood (This Bird Has Flown)).

Come accennato nella rivista Rolling Stone nel 2004 la canzone era all’83º posto nella classifica dei 500 migliori brani di tutti i tempi.

(continua)

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LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI

(I parte)

https://internationalwebpost.org/contents/LA_FORESTA_NORVEGESE_DI_MURAKAMI_HARUKI_(I_parte)_19759.html#.X6N1Q2hKiR8

(II parte)

https://internationalwebpost.org/contents/LA_FORESTA_NORVEGESE_DI_MURAKAMI_HARUKI-_(II_parte)_19844.html#.X6YYfmhKiR8

(III parte)

https://internationalwebpost.org/contents/LA_FORESTA_NORVEGESE_DI_MURAKAMI_HARUKI-_(III_parte)_19878.html#.X64FzchKiR8

Fabrizio Oddi

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