LA FORESTA NORVEGESE DI MURAKAMI HARUKI (I parte)

(Murakami Haruki, Norwegian Wood, Noruwei no mori)

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« I once had a girl / Or should I say / She once had me »

Una volta avevo una ragazza / O dovrei dire che / Una volta lei aveva me »).

cms_19759/1.jpgNei primi versi di un altro “cult” stavolta musicale, parlo della canzone del famoso gruppo inglese dei Beatles, è probabilmente il segreto del libro “icona” di Murakami Haruki dall’omonimo titolo: Norwegian Wood, contenuta nell’album Rubber Soul.

Sappiamo che poi la famosa canzone continua subito dopo con i versi che dànno il titolo al brano (e che ritornano alla fine del pezzo musicale):

«She showed me her room / isn’t it good / Norwegian wood?» (« Mi mostrò la sua camera. / Non male vero?/ Legno norvegese» ).

Avremo modo successivamente di ritornare su questo titolo così significativo e su aspetti particolari che lo riguardano, come pure sui versi della notissima canzone del gruppo musicale di Liverpool.

C’è in realtà un altro e precedente riferimento al complesso londinese e in particolare all’album ove è contenuta Norwegian Wood, Rubber Soul, riferimento emerso recentemente dalla lettura del recente volume (del maggio 2016) Vento & Flipper, ove sono racchiusi i primi due romanzi dello scrittore giapponese: Ascolta la canzone nel vento e Flipper, 1973, rispettivamente pubblicati in giapponese da Murakami nel 1979 e nel 1980.

Di seguito ulteriori riferimenti in merito.

Incontri aNobiiani su Murakami Haruki

cms_19759/2.jpgAnche quest’anno, questo 2020 così difficile e doloroso per l’implacabile pandemia che ancora impera, Murakami Haruki, 71 anni, scrittore, traduttore e accademico giapponese, tradotto in ben “cinquanta lingue”, con “milioni di copie” vendute dei suoi libri “come nessun altro scrittore contemporaneo giapponese e come pochi scrittori che non scrivono in lingua inglese” (v. “Il Post”, 12 gennaio 2019, Com’è che Haruki Murakami è diventato uno degli scrittori più importanti del mondo), nonostante fosse tra i favoriti, non ha visto il coronamento della sua carriera con il riconoscimento del Nobel per la letteratura.

Ricordo che lo scrittore giapponese condivide tale pronostico da anni con letterati del calibro di Philip Roth, scrittore purtroppo venuto a mancare due anni fa (il 22 maggio 2018) senza aver avuto il giusto tributo alla sua opera letteraria.

Mi sembra allora l’occasione di rispolverare un mio commento, scaturito da un incontro del 1° agosto 2013 presso il locale “Pagine&Caffè” del gruppo aNobiiano (facente parte del noto social reader aNobii) “Tutti Giù Per Terra”, e che nel tempo sono andato a limare, a correggere, ad aggiungervi riferimenti a nuovi testi e considerazioni: un lavoro che probabilmente potrebbe andare avanti all’infinito.

Prima dell’incontro menzionato avevo in precedenza conosciuto autori giapponesi più ancorati alla tradizione, quali Kawabàta Yasunari, nel quale mi ero “imbattuto” a seguito di un altro incontro anobiiano (questa volta del gruppo del citato social reader Maddecheao!!!) incentrato sul romanzo La casa delle belle addormentate e poi in un gruppo di lettura, sempre su aNobii, dedicato al libro di Kawabàta Il paese delle nevi, o altri autori giapponesi, quali “il discepolo” di Kawabàta Yasunari Mishima Yukio, pseudonimo di Kimitake Hiraoka.

Nel frattempo, tra gli innumerevoli acquisti “libreschi” (frutto in larga parte di intuizioni e suggestioni estemporanee), poiché mi tornava ogni tanto alla vista tra i vari testi della mia libreria 1Q84. Libro 1 e 2. APRILE-SETTEMBRE (2009, 2011 Einaudi), al quale poi si era aggiunto 1Q84. Libro 3. OTTOBRE-DICEMBRE (2010, 2012 Einaudi) dello scrittore Murakami Haruki, avevo iniziato a leggere il primo libro della trilogia e (fatto estremamente significativo o inquietante) proprio nel mese di aprile.

In tale frangente ad un altro incontro (anche questa volta del gruppo aNobiiano Maddecheao!!!) tra una rosa di vari autori, era stato scelto per la lettura comune proprio un romanzo Murakami: La ragazza dello Sputnik (1999, 2001 Einaudi).

Murakami aveva ormai fatto breccia nel mio cuore, nel mio animo e nella mia mente, per cui da bravo “lettore seriale” avevo “divorato” dello stesso autore tutti i libri al tempo pubblicati, cui man mano se ne sono aggiunti molti altri: Tutti i figli di Dio danzano, After Dark e L’uccello che girava le viti del mondo, La fine del mondo e il paese delle meraviglie, Kafka sulla spiaggia. E hanno fatto seguito gli altri testi dell’autore giapponese, tradotti in italiano, che man mano sono andati ad arricchire la mia libreria: A Sud del confine, a ovest del sole, Nel segno della pecora, Dance, dance, dance, I salici ciechi e la bella addormentata, L’elefante scomparso, Underground; L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio; Sonno (racconto già pubblicato in realtà nella raccolta L’elefante scomparso); Uomini senza donne. La strana biblioteca, Vento & Flipper (raccolta comprendente i romanzi di esordio, in precedenza non tradotti in Italia: Ascolta la canzone del vento e Il flipper del ’73), Gli assalti alle panetterie e Ranocchio salva Tokyo (anche questi tratti dalla produzione antecedente del nostro autore), L’assassinio del commendatore (2 libri: Libro primo 2017, Libro secondo 2018, in Italia, rispettivamente, 2018 e 2019).

Non potevano mancare i saggi murakamiani, veramente illuminanti su vari aspetti inerenti al nostro autore e alcuni su profili attinenti alla sua scrittura) : Underground. Racconto a più voci dell’attentato alla metropolitana di Tokyo (1997, Einaudi 2003); Ritratti in jazz (in due pubblicazioni del 1997 e 2001, in Italia 2013; L’arte di correre(2007, in Italia 2009 - il nostro è un maratoneta, ma si diletta anche di bici); Assolutamente Musica (2011, in Italia 2019); Il mestiere dello scrittore (2015, in Italia 2017).

Nei numerosi commenti aNobiianide La ragazza dello Sputnik(come capita, si passa dall’elogio più acceso, al giudizio non convinto, alla critica più “sperticata”) con grande frequenza La ragazza dello Sputnikè stata accostata ad altri libri di Murakami ritenuti migliori: tra questi spicca in particolare (oltre ad altri testi come il citato L’uccello che girava le viti del mondo) il “libro cult” Norwegian Wood (1987, 1993 Feltrinelli, 2006 Torino, Einaudi, trad. Giorgio Amitrano, 2013, Einaudi Super ET) un testo meno “surreale”, ma più “realista” rispetto ai consueti “canoni” dello scrittore giapponese, molto intimo e introspettivo.

Il raffronto (accanto a commenti di tutt’altro tenore, s’intende) “negativo” rispetto a quella ritenuta miglior prova dello scrittore giapponese mi ha spinto a intraprendere la lettura proprio del celebre romanzo dell’autore Norwegian Wood, per riscontrare o meno l’asserita differenza tanto rimarcata rispetto all’altro romanzo, fatto oggetto dell’incontro aNobiiano.

Altre due esperienze memorabili di gruppi di lettura nell’ambito aNobiiano ho poi condotte su uno dei tanti capolavori di Murakami, già accennato, L’uccello che girava le viti del mondo e l’altrettanto stupendo 1Q84: parlare dei due romanzi (piuttosto corposi) e delle relative esperienze meriterebbe certamente uno spazio, ma purtroppo occorre glissare per non ampliare le dimensioni del presente articolo, già piuttosto ampio.

(continua)

Fabrizio Oddi

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