LA FRANCIA POTENZIA LE FORZE ARMATE

La prossima legge di programmazione militare incrementa le spese di un terzo rispetto al periodo attuale

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cms_29122/0.jpgLa corsa agli armamenti procede, in Francia, con la guerra in Ucraina che funge da esempio. Lo promette Emmanuel Macron, capo anche delle forze armate, il quale ha illustrato la legge di programmazione militare (LPM) valevole per il periodo 2024-2030 e che sarà presentata in Parlamento il prossimo marzo. Vi sono in ballo 413 miliardi di euro, finanziati appunto in 7 anni (ossia a partire dal 2023), con un aumento della spesa di un terzo rispetto al periodo precedente (295 miliardi). Il presidente ha parlato di sforzi da compiersi, da parte di tutto il Paese, a favore del proprio esercito: “tali sforzi saranno proporzionati ai pericoli, che sono notevoli. Dobbiamo giocare d’anticipo sulla guerra, a maggior ragione di fronte all’emergere di nuovi conflitti ovunque nel mondo”.

Il rafforzamento del potenziale bellico si rifletterà su più punti: innanzitutto sull’intelligence militare, con un budget messo a disposizione molto cospicuo, avendo raddoppiato i finanziamenti per la Direzione dell’Intelligence Militare (Drm) e per la Direzione della difesa per l’intelligence e la sicurezza (Drsd). In secondo luogo vi sarà un incremento del deterrente nucleare, + 5,6 miliardi di euro solo per il 2023. La Francia deve rimanere una potenza “rispettata per il suo status di Stato dotato di armi nucleari, motore dell’autonomia strategica europea, alleato esemplare nell’area euro-atlantica, partner affidabile e credibile”, ha affermato lo stesso Macron a novembre anticipando gli esiti della legge in questione.

Gli investimenti procederanno anche nelle aree di influenza francesi al di fuori del Paese in senso stretto, dal momento che l’espansione cinese preoccupa. La sovranità sarà rafforzata, “per poter dare un graffio a chiunque voglia aggredire i nostri interessi”. Infine, anche le capacità informatiche saranno “migliorate in modo significativo”.

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Certamente, quella d’oltralpe è una risposta agli annunci di Putin sul potenziamento delle capacità offensive russe, in particolare in termini numerici dell’esercito. Il numero dei riservisti, pari attualmente a 40 mila unità, sarà raddoppiato. “La Francia non è l’Ucraina, non ha gli stessi interessi di sicurezza, nessun confine con la Russia”, tuttavia il governo di Parigi ammette di avere delle lacune e di guardare ai successi ottenuti dall’esercito di Kiev, adattando l’organizzazione di comando “per poter agire in campo fisico e immateriale, agire di concerto, in modo sempre più efficiente”.

Gli attuali conflitti, inoltre, hanno dimostrato come droni e dispositivi terra-aria siano armi di prima necessità e, anche qui, dovranno essere colmate alcune lacune dell’armamento francese. Sarà attuato infine un potenziamento di tutto il ciclo di approvvigionamento, sviluppando una vera “economia di guerra”, con “cicli di produzione ottimizzati per soddisfare le esigenze degli eserciti”, in maniera diretta (esigenze francesi) oppure indiretta (esigenze di eventuali partner, come l’Ucraina). Bisognerà fare certo i conti con l’inflazione e gli aumenti dei costi dell’energia, ma ci si “aspetta un maggiore impegno da parte dell’industria della difesa”.

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“Stiamo passando da una logica di riparazione ad una logica di trasformazione degli eserciti. Dobbiamo essere in grado di essere più efficienti ed efficaci”, si legge in una nota del governo.

Enrico Picciolo

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