LA LIBIA E LE MINACCE DI NUOVE SBARCHI

UE… dove sei?

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“Puntuale come una cambiale!” Questo è il motto, ancora oggi in uso al mio paese, quando si vuol indicare la precisione d’arrivo di una cosa paventata che si sa con certezza del suo arrivo. La nuova strage, che era dietro l’angolo, è arrivata. Al largo delle coste libiche, oltre il raggio d’azione dell’operazione “Mare Nostrum” si è verificata l’ennesima disgrazia del mare. In un certo senso, era stata preannunciata nei giorni addietro, da una serie di altri nefasti naufragi, che avevano prodotto centinaia di morti. Preavvisata dalle organizzazioni umanitarie, la notizia del nefasto naufragio è stata ampiamente confermata dalle autorità libiche, le quali, poco dopo, hanno lanciato un avvertimento all’Europa attraverso una tecnica di comunicazione molto sibillina.

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Il Ministro dell’Interno libico ha dapprima minacciato di “agevolare” le partenze dei migranti se l’Europa continuerà a far mancare il suo sostegno. Contemporaneamente ha corretto il tiro riconfermando la volontà di un rapporto collaborativo con la stessa Unione. L’avvertimento è stato molto chiaro. In parole povere, si è minacciato il ripristino di una ’tradizione’ avviata dall’ex Capo di Stato libico Colonnello Gheddafi utilizzando i migranti come strumento di pressione e di ricatto. La diffusione delle notizie degli arrivi di nuovi profughi è l’aspetto più luttuoso di questa arte bellica. Il tempo è trascorso, ma nonostante tutto, i libici hanno perso il pelo ma non il vizio. Ai tempi del Colonnello Gheddafi esisteva un potere centrale mentre ora è difficile capire se si è in presenza di forze di sicurezza o di milizie. Quando i migranti vengono fermati in Libia non è mai ben chiaro se si tratti di sequestri di persona o di arresti. Le coste libiche sono totalmente e completamente fuori controllo.

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Neppure un anno fa, a Palazzo Chigi, fu firmato dal nostro Ministro Alfano e dal Ministro degli Esteri di Tripoli. Mohamed Emhemed, un accordo di cooperazione che prevedeva l’impegno libico per il controllo delle proprie coste. In cambio, l’Italia avrebbe contribuito alla formazione e all’addestramento delle loro forze di polizia, insomma una vera forma di ricatto. In tale contesto si parlò anche dell’istituzione di un “gruppo di lavoro permanente”. E’ chiaro che tutto questo non solo non si è verificato, e l’accordo, se così si potesse definire, è rimasto sulla carta.

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Gli operatori umanitari e gli osservatori segnalano la commistione tra le forze di sicurezza e le imperanti bande di trafficanti. A Tripoli, Bengasi, Misurata e a Zwara, luoghi storici di concentrazione dei migranti, alcuni dei superstiti del naufragio hanno riferito di essere stati costretti con la forza a salire a bordo dell’imbarcazione che poche miglia dopo la partenza si è spezzata in due. In un Paese al collasso, come quello libico, il traffico degli esseri umani è diventato l’unico vero grande business. A rimetterci le penne sono esclusivamente i migranti. La richiesta di istituire, al più presto, i “corridoi umanitari” non ha trovato ad oggi alcuna risposta. Il rischio che continuino nuove e luttuose tragedie è altissimo.

cms_703/1_111.jpegBasti pensare che più del 90 per cento dei migranti giunti negli ultimi mesi in Italia sono partiti dalla Libia. Questi migranti provengono per buona parte dai Paesi dell’Africa subsahariana e non sono pochi coloro i quali giunti sul territorio italiano vorrebbero proseguiere per la Germania, la Francia o altri Stati europei. L’azione fortemente limitativa di queste nazioni non solo non permette ai migranti di proseguire verso i propri territori, ma obbliga l’Italia a ospitarli a proprie spese. L’Unione europea, così come è concepita e strutturata, è pregna di egoismi legati agli interessi dei più forti dal punto di vista economico. Questi stessi Stati, pur avendo una economia forte e meglio strutturata di quella italiana chiudono i propri padiglioni auricolari e non ascoltano affatto le “grida di dolore” provenienti da questi nostri fratelli di colore. Continuando a perdurare questo stato di cose a quando la prossima conta di cadaveri?

Francesco Mavelli

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