LA LIRA TURCA SEGNA UN NUOVO RECORD NEGATIVO

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Un altro brutto colpo per l’economia turca: la moneta del paese, la cosiddetta lira turca, ha fatto segnare un nuovo record negativo rispetto a dollaro ed euro. I due cambi sono rispettivamente saliti di 9,66 e 11,25.

La Banca centrale ha annunciato il taglio degli interessi di 200 punti percentuali dal 18% al 16%. Mossa inaspettata, a seguito del raggiungimento del 20% d’inflazione, che ha suscitato stupore negli operatori finanziari.

Il crollo della moneta segue passo passo lo sbriciolarsi dell’economia turca, flagellata dalle scelte del presidente Erdogan, dalla pandemia e dagli svariati eventi degli ultimi anni.

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Riavvolgendo il nastro, negli ultimi anni la Turchia ha visto susseguirsi numerosi eventi che hanno minato la stabilità del Paese.

Tra il 2015 ed il 2017 è andata in scena la cosiddetta stagione degli attentati terroristici. Da Ankara, passando per Istanbul, il terrorismo di matrice islamica ha causato decine di vittime e danni profondi.

Nel 2016, esattamente il 15 luglio, un golpe militare messo in atto da una parte delle Forze armate turche ha provato a rovesciare il regime di Erdoğan. Tentativo fallito con oltre 250 morti e più di 2000 feriti, che ha inaugurato una nuova fase della presidenza Erdoğan fatta da pugno duro e forte repressione.

Altro problema, di difficile gestione e soluzione, sono i profughi siriani. Un esodo di massa che ha portato dalla Siria verso la Turchia tantissime persone. Scontri ai confini, campi nelle periferie delle città, vittime, feriti e una soluzione all’orizzonte che pare lontanissima.

Infine, ad aver avuto un peso specifico altissimo sul crollo della lira turca ed instabilità economica sono state le scelte di politica economica di Erdoğan. Recep Tayyip Erdoğan, primo ministro turco dal 2003 al 2014, e successivamente Presidente, negli anni si è dimostrato personaggio molto discusso e discutibile, proprio come le sue scelte economiche.

La decisione azzardata di tagliare i tassi di interesse è costata carissima alla Turchia. Invece di arrestare l’inflazione, abbassando i costi di produzione e frenando l’aumento dei prezzi, il dato è cresciuto di oltre il 10% da inizio pandemia e del 5% nei soli ultimi 10 mesi.

Altra azione opinabile di Erdoğan sono stati i cambi ai vertici della Banca Centrale in un lasso di tempo brevissimo. È di recente avvenimento il licenziamento di tre dirigenti che si erano opposti al taglio dei tassi. Questo concatenamento di azioni ha influito in modo negativo sulla credibilità della moneta turca e sulla fiducia degli investitori.

Un ulteriore affondo alla lira turca è stato ovviamente il Covid-19. In tal senso a pagarne pesantemente le conseguenze è stato il settore turistico, che rappresenta il 13% del Pil turco ed inietta nel Paese valuta straniera.

Il governo aveva imposto 22 giorni di lockdown totale tra aprile e maggio appunto per salvare la stagione. Tentativo discreto, che ha fatto respirare l’economia, ma non ha avuto gli effetti sperati sulla moneta. Le restrizioni ai viaggi hanno ridotto il flusso turistico da Europa e USA, ed il dollaro a 8,63% ad inizio giugno è cresciuto ancora.

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La situazione economica turca è mal ridotta, e il record in negativo della lira è solo l’ultimo dei molti segnali negativi avuti già in passato. Erdoğan, con le sue scelte volte a controllare tutte le istituzioni del Paese, compresa quella monetaria, non sta aiutando la Turchia. Il malcontento e le difficoltà del popolo turco aumentano, mentre il consenso verso il Presidente scende.

Le elezioni in programma per il 2023 saranno una tappa cruciale per il Paese, per la sua economia e per Erdoğan.

Riccardo Seghizzi

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