LA NATURA SI RIBELLA ANCORA

Crolla un ghiacciaio dell’Himalaya; numerosi i morti e i feriti

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Dio perdona sempre e l’uomo ogni tanto, ma la natura non perdona mai e questa storia ne è la prova lampante. Il tema ambientale continua a fare discutere molto, senza però occupare l’interesse concreto da parte dei potenti. Il riscaldamento globale è un problema serio, ma a causa della pandemia, in questo periodo, sembrerebbe passato in secondo piano. Oggi è toccato al Nord dell’India subire le conseguenze di un cambiamento climatico che rimane, a mio avviso, il principale problema da risolvere per il futuro del pianeta. E la natura, con la sua forza devastante, spesso ci da segnali preoccupanti: il crollo di un ghiacciaio himalayano e la conseguente esondazione di due fiumi (Alaknanda e il Dhauliganga), ha causato una strage. Al momento, il bilancio registra ben 9 morti e 125 dispersi. Le stesse autorità del posto hanno riferito che mancano all’appello decine di operai che erano impegnati alla costruzione della diga Rishiganga e Tapovan.

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Diversi villaggi sono stati evacuati e molte sono le sistemazioni di fortuna attrezzate dalle autorità. Lo staccamento della parte centrale del ghiacciaio ha distrutto anche ponti e strade. Secondo il quotidiano Times of India, i soccorritori sono riusciti a mettere in salvo 16 persone, che erano rimaste bloccate nella galleria. Grande preoccupazione ha espresso il premier indiano, Narendra Modi che, nell’annunciare il disastro, ha anche dichiarato in un tweet: “La buona notizia, è che i livelli dell’acqua dell’Alaknanda sono tornati alla normalità”.

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Ad ogni modo, la situazione è così complicata da richiedere l’intervento dell’aviazione nazionale per le operazioni di evacuazione dei villaggi situati lungo il corso dei fiumi. Le morti stimate sono dalle 100 alle 150 persone secondo la polizia indo-tibetana. Purtroppo, lo stato Indiano è teatro di disastri ambientali da diversi anni. Dal terremoto del 1991, con scosse di magnitudo 6,8 che provocò la morte di 768 persone fino al 2013, dove a causa delle piogge monsoniche molti edifici crollarono causando la morte di 7000 persone. Mai come in questo momento urgono misure importanti per salvaguardare il nostro habitat. Di proclami ne sono stati fatti tanti, adesso è il momento di agire dando seguito a quanto le potenze mondiali hanno concordato di fare per il nostro pianeta negli accordi di Parigi e strutturati attraverso l’Agenda dello Sviluppo Sotenibile.

Giuseppe Capano

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