LA PAROLA

Di Ercole Ferretti (poeta -scrittore)

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(Maria Casalanguida: “Lettera a me stessa” acrilico su tela)

Voglio dedicare queste riflessioni a uno strumento che caratterizza l’uomo stesso, come l’unico essere vivente che la usa, e che ha permesso all’uomo la conoscenza e quindi lo sviluppo e l’evoluzione. Questo strumento è la Parola.

Quado ero studente liceale un mio zio che faceva il meccanico e con una istruzione elementare volle farmi una domanda che a me lasciò, allora, senza risposta: Che cos’è la parola? Successivamente quando cominciai a frequentare l’università di Perugia ebbi la fortuna di frequentare il corso di Glottologia con un professore che ritengo sia stato uno dei migliori che abbia avuto. Il suo nome è Berrettoni. Anche lui ci pose la stessa domanda:Che cos’è la parola? Questa volta la risposta ce la diede lui.

La parola è una immagine acustica!

Mi si aprì allora un mondo nuovo.

Che significa immagine acustica? Io emetto un suono e questo suono si trasforma in immagine che può essere reale. Esempio, “sole” e il suono diventa immagine che corrisponde a quella stella che permette la vita sul nostro pianeta. Oppure dico “amore” e diventa l’immagine della persona amata oppure si trasforma in una idea astratta. E così via.

Quindi la parola non è solo uno strumento che permette la comunicazione tra le persone necessaria per conoscere il mondo che ci circonda, ma è uno strumento che permette anche di conoscere il mondo astratto delle idee, e la dialettica verbale tra gli individui.

E’ questa la parola: lo strumento principe per la conoscenza. Essa non è solo verbale, cioè trasmessa oralmente per mezzo del meccanismo della glottide che emette onde che si diffondono nell’aria e che raccolte dal complesso meccanismo dell’orecchio attraverso le sinapsi, ricompone le onde nella stessa parola emessa e le dà il significato di cui la parola è portatrice che permette la comunicazione e quindi la conoscenza.

Ma la parola fa parte di un mondo complesso che si chiama lingua.

Lo studio della lingua parte da quando, circa 5000 e più anni fa, l’uomo inventò la scrittura. Invenzione fondamentale che ci ha permesso di conoscere storie e idee di un mondo altrimenti solo immaginato o supposto.

Quando qualcuno dopo l’invenzione della scrittura cominciò a studiare la complessità della parola scritta estrapolò innanzitutto le lettere che compongono le parole e cioè l’alfabeto. Successivamente distinse le vocali dalle consonanti e cioè le vocali che unite alle consonanti (=suonare insieme) davano un senso alla parola. Successivamente hanno studiato i fonemi, cioè le parti della parola stessa, vocale e consonante che estrapolati dalla parola sono componenti semplici della parola. E ancora sono state studiate le regole che danno un senso alle parole legate insieme che originano la frase. Queste sono quelle che sono state chiamate le parti del discorso. Cioè il nome, gli articoli, il pronome, il verbo, gli aggettivi, le congiunzioni, gli avverbi, le preposizioni e le esclamazioni.

In una parola lo studio della grammatica. In greco la parola si dice “gramma” [γράμμα] da cui grammatica o studio della parola. Ma queste parti del discorso insieme, giustamente concatenate, compongono una frase che si trasforma in una immagine complessa che può esprimere un concetto astratto o concreto, molto articolato.

Questo studio si chiama sintassi [σύνταξισ], organizzazione delle parole composte in frasi.

Questi studi li possiamo chiamare metariflessione sulla parola.

Superato questo aspetto tecnico torniamo al concetto iniziale.

La parola appartiene al mondo dei simboli. Anzi è il simbolo per eccellenza.

La realtà che cade sotto i nostri cinque sensi è fatto di oggetti colorati con forme distinte l’una dall’altra che senza l’aiuto sintetico della lingua sarebbero restate solo immagini reali che avremmo potuto conoscere solo con una simbologia fatta di segni. Per intenderci come il linguaggio dei segni usato per i sordomuti. Oppure quando due persone che non parlano la stessa lingua per comunicare usano i segni manuali e gestuali per descrivere l’oggetto.

La Parola ha risolto questo problema dando una immagine acustica a tutta la realtà per mezzo del simbolo dei simboli e cioè della Parola.

Ma questa complessità appartiene al mondo delle lingue.

Allora riprendiamo la definizione “immagine acustica” per capire ancora meglio la definizione. Se parliamo tra soggetti che usano la stessa lingua, la parola diventa immagine immediatamente, ma se parlo con un individuo che non parla la stessa lingua i suoni della stessa parola non diventano immagini ma sono suoni incomprensibili. Questo vale anche per la parola scritta.

Possiamo concludere che la parola rappresenta acusticamente, o visivamente con la scrittura, la realtà, ma non ha niente di reale. Vale l’esempio di prima: se parlo con un individuo che non parla la mia stessa lingua la sua parola e la mia parola non si trasformano in immagini, così vale per la parola scritta. Questo ci fa capire che la realtà è solo rappresentata simbolicamente dalla parola. Per una dimostrazione concreta di quanto affermato vorrei aggiungere, una saggia e bella distinzione che troviamo nella Bibbia.

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome” (Gen. 2, 19). Invece in Gen. 1, 3 Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Così per i successivi atti creativi distribuiti nei classici sei giorni.

Possiamo osservare che quando nella Bibbia leggiamo “Dio disse” quello che dice diventa. Cioè la Parola di Dio non è un simbolo, ma è la realtà stessa. In Genesi, 2, 19, invece Dio chiama l’uomo e gli fa passare davanti tutta la realtà, perché voleva vedere quale Parola l’uomo avesse usata e quella parola, qualunque essa fosse stata, sarebbe stato il nome di quell’oggetto, o animale o qualsiasi essere vivente. Mi sembra evidente che anche l’uomo biblico si era posta la domanda e la distinzione che lui fa è essenziale. In Dio la Parola si identifica con l’oggetto. Nell’uomo l’oggetto viene simboleggiato con la Parola.

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