LA PESANTE EREDITÀ DI RUTH BADER GINSBURG

Trump potrebbe sostituire la giudice liberal della Corte Suprema, paladina dei diritti delle donne, con un ultraconservatore: si temono implicazioni per le presidenziali

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Gli Stati Uniti salutano una tra i più importanti giudici di sempre della Corte Suprema. È deceduta, all’età di 87 anni, Ruth Bader Ginsburg, paladina dei diritti delle donne per tutta la sua lunghissima carriera. La donna, malata di tumore al pancreas, aveva deciso di continuare il suo lavoro alla Corte (iniziato nel 1993 e ratificato al tempo con una maggioranza di 96 voti su 100) fino all’ultimo giorno, per evitare che le sue dimissioni concedessero su un piatto d’argento la possibilità per Donald Trump di nominare il suo successore, dopo aver avuto la possibilità di effettuare già due nomine, creando una schiacciante maggioranza conservatrice di 6 a 3 all’interno del più alto organo giurisdizionale d’America. “RBG”, così come la chiamano i suoi estimatori, purtroppo, non ce l’ha fatta, forse per soli due mesi. Eppure, a ricordarci ulteriormente quanto Ginsburg fosse dedita alla propria causa, ha richiesto nelle sue ultime volontà che chi la succederà venga nominato dopo le elezioni presidenziali prossime venture.

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Ovviamente, sorge subito il quesito se Trump rispetterà queste ultime volontà: sia i conservatori che i progressisti sono convinti di no. Non sorprende che una femminista di ferro come Ginsburg abbia fatto di tutto per impedire a Trump di nominare il suo successore: la politica del repubblicano in tema di diritti civili è ben nota, e in alcuni Stati americani governati da fedelissimi del tycoon (Alabama, Georgia, Missouri) sono state approvate leggi sull’aborto che alcuni osservatori sui diritti hanno considerato più restrittive di quelle vigenti in Arabia Saudita. In una situazione di equilibrio, la Corte Suprema conservava la possibilità di dichiarare incostituzionali quelle leggi, ma con una maggioranza conservatrice di 6 a 3, il Partito Repubblicano più conservatore della storia avrebbe totale mano libera.

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Tutto questo, per RBG, non era accettabile. Oltre alla questione dei diritti, una schiacciante maggioranza repubblicana alla Corte potrebbe di fatto influenzare anche i risultati elettorali: visti i problemi causati dal Coronavirus, Trump ha già dichiarato che non concederà a Biden un’eventuale vittoria, se quest’ultima dovesse avvenire per pochi seggi. Se il ricorso di Trump dovesse finire di fronte a una Corte Suprema sotto il suo controllo, il risultato sarebbe scontato. Per questo, si è espresso anche Barack Obama, a cui quattro anni fa fu negata dall’opposizione del GOP la possibilità di nominare il successore del conservatore Antonin Scalia prima delle nuove elezioni. L’ex-presidente ha rivolto un appello al capogruppo di destra, Mitch McConnell: “Fate come quattro anni fa, non decidete prima che il popolo americano abbia scelto il nuovo presidente”.

Giulio Negri

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