LA RESURREZIONE SCIENTIFICA

VERSO LA SCONFITTA DELLA MORTE

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Da sempre l’uomo ha sperato di potere travalicare il confine della morte non accontentandosi di dovere porre le sue aspettative in una immortalità prerogativa solo dell’anima; mentre, al corpo- realtà tangibile al livello dei cinque sensi, non resta atra prospettiva che quella del disfacimento.
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Ciò che sembrava volo pindarico sulle ali della fantascienza, già negli anni ‘70 dell’era moderna cercava appigli concreti nel balenio di ipotesi scientifiche che, al riguardo, nel tempo sono andate prospettando una reale possibilità di “risveglio” del corpo preservato dalla decomposizione della morte a mezzo della "criogenica" scienza del gelo.E’ notizia data nell’ultim’ora dalla Bbc secondo cui, a Londra, un verdetto dell’Alta Corte inglese, dirimendo la questione fra due genitori in antitesi fra la consuetudine della sepoltura o l’ibernazione del corpo della figlia in fine di vita, aveva deciso nel senso voluto dalla madre in supporto della volontà della ragazza appena quattordicenne che, sapendosi condannata, in linea con il suo amore per la vita aveva chiesto che in morte la si sottoponesse alla "criogenesi" di cui aveva appreso via internet; nella speranza della futuribile prospettiva di una ripresa dell’esperienza di vita, in avvenire, quando fosse stato possibile curare il suo corpo da tenersi in attesa, magari centenaria, purchè nel verso di un risveglio.
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In Europa, di “criogenesi” si tratta in Gran Bretagna e in Svizzera mentre in Italia ha sede l’AIC- Associazione Italiana per la Crionica; un centro è anche in Russia; ma i due centri specializzati più famosi sono, soprattutto, negli Stati Uniti, nel Michigan e in Arizona. Proprio nell’Alcor Life Extension Foundation di Scottsdale in Arizona, ultima fra 134 sottoposti a “criogenesi” è stata Matheryn Naovaratpong, una bambina thailandese di poco più di due anni, affetta da ependiloblastoma, una forma incurabile che le aveva invaso l’80% dell’emisfero sinistro del cervello; per cui, dopo 12 interventi chirurgici e vani cicli di radio e chemio terapia, aveva solo pochi mesi di vita.
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In Italia, un emblematico caso di determinazione nel ricercare una continuità della vita terrena anche oltre la morte, è venuto da Pordenone; dove, l’avvocato Vitto Claut, nella speranza di poter vivere “anche un giorno in più di quanto stabilito dal destino”, ha prenotato la sua ibernazione proprio presso l’Alcor Life Extension Foundation di Scottsdale in Arizona che ha potuto visitare prima che la sua domanda fosse accolta nella lunga lista di circa un migliaio di persone viventi che hanno deciso di farsi ibernare al momento della morte.In base alle delucidazioni fornite dalla Alcor, che è una associazione senza scopo di lucro, la prenotazione prevede in primis visite mediche in vista dell’assicurazione perchè, necessitando il versamento di un certo numero di quote nella misura di 3600 dollari all’anno durante la vita dei soci, come tali non vengono accettati malati in fase terminale; mentre, dopo l’accettazione, permane il diritto alla ibernazione in caso di premorienza prima del versamento del costo complessivo: di 175mila dollari per il mantenimento dell’intero corpo ibernato; oppure di 80mila dollari per la “neurosospensione” qualora si opti per la ibernazione della sola testa, in previsione delle futuribili capacità scientifiche di innestare il cervello ad un nuovo corpo.
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Morire troppo lontani dal centro, comunque, comporta il rischio di vedere fallire il progetto di farsi ibernare che deve concludersi entro un limite di sei ore dal trapasso confermato da certificazione medica, cui farà seguito la sostituzione del sangue con glicerina e il progressivo raffreddamento del corpo prima di essere avvolto a testa in giù in un foglio metallico e incapsulato, a 200° gradi sotto zero, in un contenitore blindato.Ormai non c’è dubbio che in questo nostro mondo sempre più “fantascientifico”, si corra al superamento di ogni confine; persino di quello più estremo, in un verso e nel suo contrario: fra chi auspica la possibilità di scegliere un “fine vita” che anticipi quello scritto nel proprio destino e chi, invece, ricerca un’altra chance di vita aldilà del limite che gli sia stato posto.

Rosa Cavallo

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