LA RISCOPERTA DELLA SOLIDARIETÀ EUROPEA DURANTE IL COVID-19 - I^

Il punto di vista di Carlo Cottarelli nel libro “All’Inferno e Ritorno. Per la nostra Rinascita Sociale ed Economica”

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Il libro “All’Inferno e Ritorno. Per la nostra Rinascita Sociale ed Economica”, scritto da Carlo Cottarelli, è stato pubblicato dell’editore Feltrinelli, nel 2021. Il volume, di 168 pagine, è composto da una introduzione e due parti per un totale di otto capitoli. La prima parte è intitolata “All’inferno…” ed è costituita da quattro capitoli, ovvero “Le tre crisi”, “I soldi dell’Europa”, “La cornucopia”, “Mes e dintorni”. La seconda parte è intitolata “… e ritorno” con quattro capitoli, ovvero “L’uguaglianza di possibilità come principio su cui fondare la nostra società”, “Dal principio generale ad una agenda politica”, “La crescita economicamente sostenibile”, “Riflessioni conclusive sul merito”. Di seguito vengono analizzati i capitoli indicati.

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Le tre crisi. L’autore in questo primo capitolo fa riferimento alle tre crisi che hanno caratterizzato l’Italia 2020, vale a dire la crisi sanitaria del covid, la crisi economica, e la “crisi che non fu”, ovvero la crisi finanziaria che avrebbe dovuto distruggere lo Stato italiano e che appunto non ebbe luogo. Con riferimento alla crisi sanitaria l’autore propone dei dati relativamente al sistema sanitario italiano in confronto con il sistema sanitario di altri paesi dell’Unione Europea. La spesa sanitaria italiana è aumentata tra il 2000 ed il 2010, tuttavia nel 2013 subì una rilevante riduzione a seguito della crisi del 2007, per poi risalire nel 2019. Cottarelli contesta i dati della fondazione Gimbe circa la riduzione della spesa sanitaria italiana per un ammontare di circa 37 miliardi di euro, e dimostra, che in realtà nel periodo tra il 2010 ed il 2013 la riduzione è stata di circa 10 miliardi di euro. Il numero di medici per 100.000 abitanti in Italia risulta essere in linea con l’analogo dato degli altri paesi europei, anche se in un confronto con i maggiori paesi europei il dato italiano appare insufficiente. Tuttavia, la spesa sanitaria in percentuale del PIL in Italia è certamente inferiore al valore della medesima metrica in Francia, Gran Bretagna, Germania e Giappone. L’autore sottolinea la mancanza di una relazione metrica tra il livello della spesa sanitaria ed il numero di decessi per Covid-19.

La seconda crisi che l’autore prende in considerazione è la crisi economica. Le chiusure del lockdown hanno ridotto la produttività delle imprese ed i consumi degli italiani diffondendo anche una certa paura circa il futuro, riducendo gli investimenti di individui ed imprese. Per sopperire alla mancanza di offerta e domanda del mercato lo Stato ha aumentato il deficit pubblico, costituito dalla spesa statale al netto delle entrate fiscali. L’aumento del deficit pubblico in crisi consente di rilanciare la domanda come indicato dal Keynes nella “General Theory”. L’aumento della domanda ha un impatto positivo nel rilanciare l’offerta, con proficue ricadute sul PIL.

La terza crisi, la “crisi che non fu”, è costituita dal crack finanziario dello Stato ed è stata scongiurata dall’intervento delle istituzioni europee. L’autore considera che l’Italia non è più un fanalino di coda nell’Europa, per la capacità delle imprese di reagire alla crisi del Covid. Inoltre, Cottarelli propone un confronto tra l’influenza spagnola del 1918-1920 ed il Covid e dimostra come in realtà l’influenza spagnola ebbe un impatto di circa 60-70 volte più ampio del Covid-19. Infine, chiude il capitolo criticando l’attività del governo Conte e la pratica della reiterazione dei DPCM promulgati in diretta televisiva dal premier tecnico. Una decretazione che ha comunque manifestato la presenza di ampie inefficienze, come il bonus di 600,00 euro per le partite Iva o le misure per la cassa integrazione che hanno premiato in molti casi persone ed imprese che non avevano subito alcun tipo di danno economico derivante dal Covid.

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I soldi dell’Europa. In questo capitolo l’autore affronta il tema dell’intervento delle istituzioni europee in favore dell’economia italiana. All’inizio del 2020 gli italiani avevano una scarsa considerazione del ruolo delle istituzioni europee. Tuttavia, un punto di svolta nelle relazioni tra Italia ed Unione Europea è avvenuto con le dichiarazioni del presidente Mattarella, che ha chiesto all’Unione Europea di essere maggiormente solidale nei confronti dell’Italia colpita dalla crisi del Covid. La situazione finanziaria dell’Italia nel 2020 era molto grave, con un deficit pubblico pari a 180 miliardi di euro che sommati al rimborso dei titoli in scadenza creava per lo Stato italiano un fabbisogno pari a circa 500 miliardi di euro. Di tale somma circa 250 miliardi di euro sono arrivati dall’UE attraverso il programma della Banca Centrale Europea rivolto all’acquisto dei titoli di stato dei paesi colpiti dalla pandemia, mediante anche il meccanismo Sure e grazie anche al rinnovo dei titoli italiani in scadenza sempre posseduti dalla BCE. Inoltre, grazie all’intervento della BCE anche i tassi di interessi sono diminuiti creando le condizioni per una maggiore sostenibilità del debito italiano. A tali risorse bisogna poi aggiungere quelle derivanti dal Next Generation UE-Ngeu, fortemente voluto dal presidente francese Macron e dalla cancelliera Merkel. Il cambiamento delle politiche economiche europee è avvenuto certamente per le motivazioni legate alla pandemia. Tuttavia, occorre anche considerare che una determinante essenziale è costituita dall’attuale classe dirigente europea che ha voluto realizzare tale solidarietà. Una condizione che non bisogna dare per scontata e che potrebbe comunque cambiare nelle prossime votazioni decretando un arretramento significativo della cooperazione in Europa.

La cornucopia. L’autore critica l’idea della possibilità di utilizzare la spesa in deficit come soluzione definitiva ad ogni crisi economica e finanziaria. Tuttavia, certamente c’è stato un cambiamento nel significato pubblico e nella considerazione politica circa il deficit pubblico nel passaggio dal pre al post-Covid. Infatti, prima del covid ogni aumento anche marginale del deficit pubblico veniva considerato negativamente. Al contrario, a seguito del covid il deficit pubblico è stato usato da ogni paese, USA, Germania, Francia ed anche Italia. L’autore mette in guardia dall’idea di utilizzare tale strumento in modo stabile, senza considerare l’eccezionalità che ha portato alla crescita di deficit pubblici in Ue e USA. Il rischio per la finanza pubblica italiana continua ad esistere e potrebbe addirittura crescere nel caso di un cambio di indirizzo della politica economica europea.

Angelo Leogrande

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