LA SANTA CROCE

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Il 14 settembre, le Chiese cristiane celebrano l’Esaltazione della Santa Croce, festività nella quale si commemora la crocifissione di Gesù.

Questa ricorrenza, che cade nel giorno anniversario del ritrovamento della vera Croce da parte di sant’Elena (14 settembre 320), vuole riportare alla memoria non tanto un evento cruento, quanto, piuttosto, la centralità del mistero della Croce nella teologia cristiana.

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“Sant’Elena”, olio su tavola di Cima da Conegliano (1495) - National Gallery of Art di Washington

Quindici anni dopo, il 14 settembre 335, fu consacrata la Basilica della Santa Croce in Gerusalemme, edificio sacro sito in Roma, tra la Basilica di San Giovanni in Laterano e Porta Maggiore.

Secondo la tradizione, fu la madre dell’imperatore Costantino - sant’Elena, appunto - a portare una parte della reliquia della Croce a Roma, mentre l’altra rimase a Gerusalemme.

Il termine "esaltazione" - nello specifico, della Santa Croce - non sta ad indicare una propensione al masochismo ma, come indica la radice latina, equivale ad innalzare a una dignità, nobilitare, celebrare con lodi.

Questa festa è un memoriale liturgico che celebra il valore redentivo della morte in croce di Gesù. L’antifona stessa lo dice esplicitamente: "Adoramus te, Christe, quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum" (Ti adoriamo, o Cristo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo).

Il Vangelo di Giovanni, così recita: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.” (Gv 3,14-15)

Sono le parole del Cristo stesso a darci l’interpretazione della festa che il mondo cristiano celebra, ogni anno, il 14 settembre.

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Il serpente di rame di Mosé

In aggiunta alle celebrazioni nei giorni fissi, ci sono altri giorni in cui il ricordo della Santa Croce è particolarmente presente. Primo fra tutti il Venerdì Santo. In questo giorno - che fa parte del triduo pasquale, cioè dei tre giorni che precedono la Pasqua - si commemora la crocifissione di Gesù a Gerusalemme.

Ma anche ogni venerdì dell’anno, i cristiani sottolineano questo giorno con speciali riti e pratiche.

Va sottolineato che l’adorazione della croce, pratica ancora oggi in uso, non è un rito idolatrico. Lo sottolinea il Concilio di Nicea (787) quando afferma che l’adorazione o "latria" è dovuta solo a Dio.

Le reliquie non sono altro che un’immagina dell’oggetto dell’adorazione: quindi, venerando (non adorando) la Santa Croce, si adora Dio nella persona del Figlio Gesù Cristo.

La croce, il più terribile dei supplizi del mondo antico, diventa, per i cristiani, simbolo di immortalità. Essa è paragonata all’albero della vita dell’Eden (Genesi 3,22), all’arca dell’Alleanza, al trono regale. Insomma, ciò che appariva disprezzabile e terribile alla vista era, in realtà, la chiave di accesso ad una dimensione superiore.

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La Croce è il segno della signoria di Cristo su quanti vengono battezzati e, quindi, configurati a lui nella morte e nella gloria. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Gal 2,20)

La Lettera di san Paolo ai Galati esprime, in pochissime battute, tutta la catechesi cristiana. Attraverso il segno della Croce noi siamo consacrati, incorporati, “sigillati” a Cristo per essere da lui riconosciuti come sue membra.

Segno di redenzione, la Croce è soprattutto simbolo di felicità e di vita.

Forse si sottolinea troppo l’aspetto doloristico, così che la Croce viene vista più come uno strumento di tortura che non come la scala che ci permette di ascendere ad un piano superiore.

La salvezza è vita, è gioia, non lacrime e flagelli.

Dovremmo sottolineare di più l’aspetto festoso della Croce, così da comprendere davvero il messaggio dell’Unto di Dio.

Simona HeArt

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