LA SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA – II^

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Le tappe del sapere occidentale

La parola filosofia deriva dal greco filos (amico/amante) e da sofia (conoscenza/sapere). Nell’antica Grecia nel VI sec a.C., i filosofi presocratici si interessarono prevalentemente ai fenomeni della natura, successivamente nel V secolo Socrate fu il primo a interrogarsi sull’uomo, ciò avvenne nella vivace atmosfera culturale dell’Atene di Pericle. Socrate non volle scrivere niente, ritenendo che questo fosse possibile solo per il nozionismo non per la vera conoscenza, intesseva dialoghi con i suoi allievi fingendo di ignorare le cose, ponendo domande li portava alla contraddizione, poi spiegava il concetto servendosi a volte, se il principio era molto difficile e astratto, di parabole o di miti, Socrate pensava possibile il sapere solo attraverso la maieutica o arte dell’ostetrica, cioè il far nascere, qualcosa già dentro di noi, ricordo di quando l’anima, prima di reincarnarsi, era stata vicina all’Iperuranio, il mondo delle idee perfette. Socrate non amava i sofisti e non amava la scrittura, lo spiega col mito di Theuth:“… la scoperta della scrittura avrà per effetto di produrre la dimenticanza nelle anime di coloro che la impareranno, perché fidandosi della scrittura si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da sé medesimi: dunque, tu hai trovato non il farmaco della memoria, ma del richiamare alla memoria. Della sapienza, poi, tu procuri ai tuoi discepoli l’apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti.”

Fu l’allievo Platone che in disaccordo col maestro ritenne di poter trasmettere con la scrittura anche il pensiero deduttivo, il pensiero per sé stesso, non solo la razionalità, “quello che si vede” ma anche ciò “che non si vede”, ovvero la metafisica, ciò che avviene oltre la “fisica”. Lo studio della totalità perché il riflettere del materiale, dell’estetica, del sacro, dell’utile non è solo una somma di addendi. Lapidaria l’affermazione di Platone: “Chi è capace di vedere l’intero è filosofo, chi no, no”. Più elaborata l’affermazione ma simile quella di Aristotele: “C’è una scienza che considera l’ente in quanto ente e le proprietà che gli competono in quanto tale. Essa non si identifica con nessuna delle scienze particolari…”.

Platone scrisse, seminò di nero il bianco, affinché con l’aratro si vangasse la terra e il cuore, tramandò i dialoghi fondando l’Accademia la celebre scuola filosofica, di Atene, scuola che frequentò anche Aristotele, quest’ultimo più ‘scientifico’, cercò di spiegare il divenire della natura, con la teoria dell’impossibilità di una causa non causata, che poteva essere solo metafisica, un motore immobile causa della prima causa, elaborando anche un sistema geocentrico, con la Terra al centro dell’universo detto anche aristotelico-tolemaico, che sarà conoscenza indiscussa sino al Rinascimento.

Aristotele morendo lasciò in eredità la sua biblioteca al discepolo Teofrasto, essa conteneva, le opere anche di altri filosofi e gli scritti privati del maestro, riservati alla stretta cerchia dei discepoli, la biblioteca fu tramandata attraverso i discepoli, fino a che fu nascosta, per sottrarla alle ricerche dei sovrani di Pergamo e Alessandria, la nascosero in un sotterraneo, dove rimase poi abbandonata e quasi ignorata fino verso il 100 a.C., essi erano consapevoli che la conoscenza poteva essere usata dal potere per sottomettere.

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Il quadrato del Sator, un mistero antico

Il mondo romano elaborò una sua conoscenza volta all’utilità pragmatica affiancata da solide virtù, importando successivamente i modelli della grande triade, Socrate, Platone e Aristotele, ‘annacquati’ dallo stoicismo e dall’epicureismo. Col crollo dell’impero romano, fu il monachesimo che si preoccupò di salvare il salvabile della cultura e della conoscenza. Sant’Agostino, rimase sconvolto dal sacco di Roma del 410, col crollo dell’Urbe, crollava una delle prime globalizzazioni, le città si spopolarono, carestie, fame, sconvolgimento e senso di perdita, furono i padri della Chiesa e il monachesimo che riorganizzarono il territorio con le diocesi, le parrocchie.

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Abbazia di Montecassino- Frosinone

Le abbazie, i monasteri, si occuparono dell’indirizzo della conoscenza, da Sant’Agostino a San Tommaso d’Aquino per circa mille anni; la scolastica, non trascurò il sapere funzionale, ma si appoggiò quasi esclusivamente sulla metafisica del sacro, gonfiando questa parte sino a farla scoppiare: il suo culmine coincise con la sua caduta. Il Rinascimento mise non più Dio, ma l’uomo al centro dell’universo. L’uomo indaga la natura senza porsi dei limiti, dall’Oriente arriva il sapere dei filosofi non mediato dalla scolastica, Colombo cercando l’India ‘scopre’ l’America, il fulcro economico si sposta ancora più ad Occidente. Si aprono nuovi orizzonti, si viaggia, si cerca, si trova, minuziosamente la natura è osservata e si cerca il conoscibile in ogni dove, a volte con tesi che paiono assurde. L’uomo sbaglia perché non conosce, i suoi diritti sono calpestati perché non ha la conoscenza, l’invenzione della stampa crea le speranze di un sapere condiviso per un bene universale. Nel XVII ci sono grandi sconvolgimenti, con Cartesio e Galileo Galilei, l’uomo è ridimensionato, è il Sole il centro, la Terra gli gira attorno e ci sono pianeti più grandi e con più satelliti. Cartesio pone le basi del pensiero razionale, 4 regole tuttora valide per la conoscenza scientifica: l’evidenza, l’analisi, la sintesi e la revisione o enumerazione, mentre il pensiero e le idee sono innate, inviate da Dio.

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Leonardo- Uomo di Vitruvio- particolare

Alla teoria delle idee innate si oppongono gli empiristi, Locke, Berkeley e Hume, quest’ultimo filosofo spiega che l’uomo è una tabula rasa che tutto ciò che conosce deriva dai sensi, l’innatismo non esiste, se tutto deriva dalle percezioni l’uomo non può essere certo di nulla, si appoggia e si consola con le false certezze di una conoscenza che non esiste se non relativamente.

Nel Settecento, con l’illuminismo Kant cerca di mediare di trovare qualcosa che coincida sia col razionalismo cartesiano sia con l’empirismo, con un lungo e poderoso lavoro intellettuale, sostiene che l’uomo conosce coi sensi, ma la mente ha delle categorie innate che soppesano ciò che arriva dai sensi, dopo la selezione l’Io penso elabora un giudizio. Kant è il filosofo del limite, della vita variabile indipendente, che si organizza su un’ordinata. Riconosce l’importanza della metafisica come ‘ginnastica’ per il pensiero e l’esistenza del noumeno inconoscibile. Nella Critica del Giudizio, analizza le categorie del bello estetico, del bello teleologico, del bello sublime, ovvero il ‘religioso’, anche se ormai il termine è diventato innominabile, la sfera del sacro, un qualcosa di importante ma secondario alla “Ragion Pratica”.

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Nuovi grandi sconvolgimenti, il pensiero illuminista parzialmente si infrange con gli avvenimenti della Rivoluzione francese, si tende all’irrazionalismo, e all’idealismo. Se da una parte continua l’illuminismo col positivismo, l’evoluzionismo e il liberismo, Hegel travolge di nuovo il pensiero, l’irreale è il reale, e il reale è l’irreale, lo spirito del mondo va come deve andare, non c’è nulla che l’uomo possa fare, se non seguire la fiumana, idea che sviluppata da una parte da Marx e dall’altra da Nietzsche porterà ai totalitarismi, lasciando un’umanità senza nessun punto fermo, da una parte i lager, dall’altra i gulag, dall’altra ancora la bomba atomica.

All’indomani della seconda guerra mondiale, si tenta di costruire dalle macerie, una strada che elimini una volta per tutte certi orrori. Per quanto riguarda l’Italia, si va al referendum si sceglie la forma di governo, che risulterà la Repubblica, si elegge l’Assemblea Costituente, l’organo legislativo preposto alla stesura di una Costituzione che entra in vigore il 1° gennaio 1948. L’Articolo 3 non lascia dubbi su cosa sia la conoscenza e a cosa serva: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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Assemblea Costituente- Italia

L’Illuminismo non ha fallito, le idee, il sapere è stato divulgato con ogni sforzo, l’enciclopedia di Diderot e D’Alembert realizzata attorno alla metà del Settecento, alla cui realizzazione parteciparono oltre 150 intellettuali ed esperti che riunirono in essa le loro conoscenze, tra cui Voltaire, Montesquieu e Rousseau, oltre a centinaia di nomi ai più sconosciuti, insieme hanno segnato una delle tappe fondamentali nella grande maratona per un mondo equilibrato attraverso la mediazione del conoscere. Negli anni Settanta, l’enciclopedia, faceva bella mostra di sé in tutte le case, anche le più sperdute dei paesini di montagna e di campagna. Lo sforzo titanico di scienziati, pensatori, intellettuali, filantropi, legislatori, registrati nell’album della storia, accanto a migliaia di persone anonime che hanno donato ciò che sapevano, ha costruito la civiltà della conoscenza, e le leggi fondate sulla pari dignità di ogni individuo. Il nostro punto di arrivo non è scevro da pericoli, né da inquinamenti, essendo molto più facile la comunicazione della conoscenza lo è anche quella per quella falsata e interessata a scopi privati. Così a fianco della Cittadinanza italiana e della Cittadinanza europea si aggiunge la Cittadinanza digitale, ovvero la capacità dell’individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali, in un’ottica di sviluppo del pensiero critico e di sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi connessi all’uso dei social media e alla navigazione in Rete, e in contrasto al linguaggio dell’odio che può diffondersi rapidamente da chi apparendo e scomparendo a suo piacere, è protetto da un parziale anonimato, che denuncia una spaventosa deresponsabilizzazione.

Ciò che disse Socrate 2500 anni fa, è tutt’ora valido, ovvero che solo con una verniciata di conoscenza può farci credere di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, si hanno solo delle opinioni. Sarà così facile essere condotti dalla via bassa della mente, quella legata al piacere e al soddisfacimento del desiderio senza la mediazione del pensiero riflessivo, senza la coscienza del siamo e neppure quella del sono.

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“La doppia via” di Joseph LeDoux – neuroscienziato

La società, non ha più scuse, ha la conoscenza, ha le leggi che la difendono, sta a noi tutti insieme difenderla e tramandarla ai posteri, come loro hanno fatto per noi, dall’uomo prestorico a oggi. Se esiste uno spirito della storia, come sostiene Hegel, che fa quello che vuole (tesi) esiste pure uno spirito dell’umanità, un inconscio collettivo, il percorso storico dell’uomo dall’inizio a noi (antitesi) che porta all’altruismo e all’amore universale (sintesi)

(Continua)

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Paola Tassinari

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