LA TERZA POTENZA DEI MACCHERONI

Davvero il Regno delle Due Sicilie ottenne il titolo di terza potenza industriale all’Esposizione Universale di Parigi?

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cms_24498/1v.jpgSono ormai anni – o forse decenni, si comincia ad essere anzianotti qui – che gira la famosa bufala sul Regno delle Due Sicilie terza potenza industriale del mondo, che diventa con discreta duttilità terza marina mercantile[1] a seconda delle necessità del bufalaro di turno. Gli storici hanno a lungo spiegato in tutti i modi, in tutti i libri[2] e in tutto il web[3] come e perché questa sia una bufala, sicché non ci interessa dimostrarlo qui, anche perché tale “titolo” si fonda – per gli stessi neoborbonici – sul «Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra industriale di Parigi)»![4]Industria pesante? Industria chimica? Pffff, vuoi mettere con l’industria dei maccheroni!? No, noi vogliamo fare una cosa più mirata: scoprire che cosa è accaduto all’Esposizione Universale di Parigi del 1856, la “fonte” di questo fantasmagorica bufala neoborbonica.

L’Esposizione Universale in questione, tanto per iniziare col botto, è del 1855. L’errore è facilmente spiegabile col fatto che, nel 1856, si tenne sempre a Parigi il Concorso agricolo universale. Era anche questa un’esposizione di rilievo internazionale, certo, ma di gran lunga inferiore quanto a prestigio rispetto all’Esposizione Universale. In quale dei due troviamo i nostri eroici sudditi dei Borbone che avrebbero portato a casa il succulento titolo di Terza Potenza Mondiale? Sicuramente non nella prima, visto che all’Esposizione il Regno delle Due Sicilie non c’era. Complotto massonico-sabaudo? No, impreparazione borbonica, perché il comitato organizzatore dell’Esposizione aveva assegnato uno spazio di 150 metri quadri alle Due Sicilie per esporre il meglio della sua produzione[5], ma semplicemente i Borbone evidentemente non avevano interesse in tali tediose questioni. E dire che – stando alle carte conservate nell’Archivio di Stato di Napoli[6] – era stata pure messa in piedi sin dal 14 dicembre 1854 una commissione permanente con il compito di assistere gli eventuali partecipanti. Ciò nonostante, un piccolo, eroico gruppo di imprenditori meridionali (4 napoletani e 2 siciliani) volle essere a tutti i costi presente, così decisero di partecipare a titolo individuale e a proprie spese all’Esposizione, chiedendo ospitalità al padiglione degli Stati Pontifici: ditta Genevois (saponi e profumi), ditta Avolio (gioielli di corallo, premiati con medaglia di prima classe), Riccio (“medaglie riprodotte mediante galvanica”), Di Bartolomeo (corde armoniche, premiate con medaglia di prima classe), Francesco Anca (campioni di citrato di calce) e Basilio Scariano (premiato con medaglia di seconda classe), un sarto che col suo “psalizometro” - strumento per la confezione in serie di abiti per uomo – ebbe tanto successo da aprirsi un atelier tutto suo nella capitale francese[7].

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Ma non sono certo queste le basi della bufala neoborbonica, primo perché non si parla di pasta e poi perché quel che venne esposto dai sopra citati imprenditori furono registrati come “produits des États Pontificaux” e per lungo tempo nessuno storico si era accorto che tra questi c’erano degli imbucati meridionali! Ne deduciamo dunque che fa riferimento al Concorso agricolo internazionale, questo sì datato – come visto – 1856 e che stavolta vide la partecipazione ufficiale delle Due Sicilie. Molti furono gli espositori siciliani, che ottennero qualche bel riconoscimento (Ignazio Florio medaglia d’oro per il vino di Marsala, barone Onca medaglie d’oro e di bronzo per il vino, formaggi e cereali, Pavia e Rose 2 medaglie di bronzo per la seta e l’essenza di limone, Brandaleone medaglia di bronzo per il sommaco[8]) ma nessuno proveniente dalle province continentali del Regno. Così, per evitare di non avere neppure un espositore, il segretario della legazione napoletana a Parigi, Luigi Cito, presentò una cassetta di sua proprietà contenente vari formati di pasta prodotte dagli stabilimenti del duca di Sant’Arpino che ottenne la medaglia di bronzo[9]. Quindi no, niente primo premio e nulla che valga la creazione del titolo di terza potenza, visto che la giuria assegnò agli espositori della III divisione «Prodotti agricoli» (la sezione dove figuravano le paste alimentari) 10 medaglie d’oro «grand module», 67 medaglie d’oro, 177 medaglie d’argento e oltre 200 medaglie di bronzo.


[1] Dai un occhio qui per scoprire perché anche questa è una bufala: https://www.mezzogiornoerisorgimento.it/bufale-marine/

[2] Giusto per fare qualche esempio, abbiamo R. De Lorenzo, Borbonia felix. Il Regno delle Due Sicilie alla vigilia del crollo, Salerno, Roma, 2013 e P.I. Armino, Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche, Laterza, Bari-Roma, 2021

[3] https://www.queryonline.it/2021/07/15/il-mito-delle-due-sicilie-e-le-bugie-neoborboniche-alla-prova-della-storia/

[4] G. De Crescenzo, Le industrie del Regno di Napoli, Grimaldi, 2002, p. 168

[5] Visite a l’Exposition Universelle de Paris en 1855, Librairie de L. Hachette et C., Parigi, 1855, p. 11.

[6] Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, fascio 246, Mostra industriale

[7] Exposition des produits de toutes lés Nations. Catalogue Officiel, Parigi, E. Panis Éditeur, 1855, p. 512 e Notices sur les produits des États Pontificaux a l’Exposition Universelle par Ch. de Montluisant, Imprimerie Bailly, Divry et C., Parigi 1855, pp. 92 e ss.

[8] ASNa, Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, fascio 246, lettera di Luigi Cito dei Marchesi Cito, al ministro degli Esteri Carafa

[9] Concours agricole universel de Paris en 1856. Liste générale des récompenses décernées par les Jurys, Parigi, Imprimerie impériale, 1856, p. 85

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Michele Lacriola

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