LA TURCHIA NELLA LOTTA CONTRO I DIRITTI

Erdogan si ritira dalla Convenzione di Istanbul e gli studenti scendono in piazza

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La notizia della decisione del governo turco di Recep Tayyip Erdogan, di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul del 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, redatta nella metropoli sul Bosforo, costituisce un triste passo indietro nella battaglia per i diritti e la parità di genere. In un momento storico, quello pandemico, che ci ha costretto a rimodulare le nostre abitudini e i nostri spazi, che ha sconvolto gli equilibri della vita quotidiana a livello individuale e in ciascun nucleo familiare, costringendoci a convivenze ravvicinati per lunghi periodi, che ha alimentato pessimismo e ha contribuito a generare difficoltà economiche generalizzate, lo specchio sociale del contesto rappresentato si è anche mostrato in un significativo aumento del tasso di episodi di violenza tra le mura domestiche e di femminicidi. Naturalmente l’aggravante del contesto pandemico non si può circoscrivere a singoli paesi, in quanto in misura differente il fenomeno è stato riscontrato nella maggior parte di quei paesi che sono stati alle prese con periodi più o meno estesi di lockdown. La decisione della Turchia quindi di ritirarsi dalla Convenzione, quasi all’indomani dell’8 marzo, in occasione del quale il presidente Erdogan aveva condannato ogni forma di violenza e costrizione fisica e psicologica sulle donne, definendole “crimini contro l’umanità”, sembra essere non curante dei dati preoccupanti che registra il paese in termini di femminicidi; 300 lo scorso anno, le uccisioni accertate di donne per mano di mariti, compagni o familiari, a cui si aggiungono 171 morti per causa sospetta.

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Le pressioni alla base di tale provvedimento provengono naturalmente dal versante conservatore e filo islamico, favorevole a ridimensionare il ruolo della donna nella società contemporanea e preoccupato dall’effetto propulsivo che la Convenzione nell’ultimo decennio avrebbe avuto nell’ambito dei divorzi, finendo per minare l’unità e l’integrità familiare, sennonché fornendo una base giuridica a supporto delle rivendicazioni della comunità Lgbtq+, che si fanno strada verso la completa accettazione della società. La Convezione sancisce il principio per cui ogni individuo ha il diritto di vivere libero dalla violenzanella sfera pubblica e in quella privata. A tal fine le parti contraenti si obbligano a tutelare questo diritto in particolare nei riguardi delle donne, le principali vittime della violenza basata sul genere (ossia di quella violenza che colpisce le donne in quanto tali, o che le colpisce in modo sproporzionato). L’obiettivo basilare è infatti quello di estirpare la discriminazione di genere in tutti gli ambiti sociali, in quanto la discriminazione funge da terreno fertile per la tolleranza del fenomeno della violenza contro le donne. Alla notizia del decreto emesso da Erdogan per rinnegare il trattato, moltissime donne, tutta la comunità studentesca, Ong e organizzazioni femministe, membri della comunità Lgbt turca, si sono riversati nelle piazze utilizzando lo slogan: “Non potrete cancellare in una notte anni di nostre lotte. Ritira la decisione, applica la Convenzione.”

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Il messaggio arriva forte e chiaro ai vertici di Ankara che controbattono dispiegando l’esercito e schierando i cecchini sui tetti dell’Università del Bosforo. Sono 150 per ora i manifestanti arrestati. L’accaduto non ha fatto altro che confermare i forti dubbi e timori espressi dalla comunità accademica e studentesca, circa la nomina a rettore estremamente politicizzata di Bulu, il quale ha posto i sigilli alla comunità Lgbt dell’università. Ad esacerbare la risposta degli studenti, l’atmosfera intimidatoria che si è insinuata nelle aule universitarie, luoghi che per antonomasia dovrebbero funzionare all’insegna della libertà accademica, di ricerca e di espressione. Vari sono gli episodi spiacevoli che hanno visto l’arresto di studenti all’interno dell’istituzione universitaria, ad esempio nei confronti degli autori di un’opera che ritraeva uno dei luoghi sacri della religione musulmana, la Kaba alla Mecca, circondata dai simboli dell’arcobaleno e dalla figura dello Shahmaran, una creatura mitologica tipica del medio oriente, con il corpo metà donna e metà serpente. Gli interessati sarebbero stati chiamati inoltre “deviati”, dal Ministro degli Interni Suleyman Soylu. Il segretario generale del Consiglio d’Europa, ha espresso costernazione per una decisione che ha rappresentato “un enorme passo indietro, che compromette la protezione delle donne in Europa, in Turchia e anche oltre”, mentre segnali di supporto provengono dalla Polonia ultra conservatrice, la quale si è appellata alla presenza di “concetti ideologici” non condivisibili, come quello sulla definizione di sesso “socio-culturale” e non biologico. Il contenuto della Convenzione si rifà infatti alla definizione di genere come: “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini".

Federica Scippa

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