LA UE E GLI INVESTIMENTI COMPATIBILI

Da Marzo 2021 obblighi informativi su ESG

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cms_19900/apertura.jpgSoldi, capitali e finanza, nell’immaginario collettivo, sembrano parole che evocano il contrario di ciò che concetti come solidarietà e ambiente esprimono. Ma poiché nessun organismo è così malaccorto da portarsi in modo cosciente verso l’autodistruzione, ecco che anche chi ha soldi in più rispetto quanto gli serve per vivere si è posto da anni il dilemma di come investire il proprio denaro in modo compatibile con l’ambiente e, se possibile, di migliorarlo. Per venire incontro a queste esigenze sono stati creati i criteri definiti “E.S.G.”, acronimo di “Environmental, Social e Governance (ambiente, sociale e dirigenza), che hanno il compito di analizzare gli strumenti finanziari che si intendono utilizzare per collocare il proprio risparmio dal punto di vista della sostenibilità ambientale, della riduzione delle disuguaglianze e della scelta ponderata dei “capi” d’azienda orientati a raggiungere i ridetti obiettivi. Sembra una gran cosa, perché quando non puoi combattere un mostro furioso è decisamente intelligente fartelo amico e portarlo dalla tua parte per raddrizzare le storture di un capitalismo cieco e selvaggio. Dunque questi criteri analizzano il profilo di rischio/rendimento dei portafogli secondo obiettivi ambientali e sociali che una società emittente, un titolo o un fondo possono avere, sicché il singolo investitore “buon padre di famiglia” può avere la coscienza tranquilla sapendo che i propri soldi andranno a premiare imprese che rispettano l’ambiente e, ad esempio, i diritti dei minori. Ci piace quindi segnalare come il Regolamento EU n. 2088/2019 entrerà in vigore nel marzo 2021 e rappresenterà un riferimento importante per la trasparenza dei fattori ESG. In particolare, il regolamento imporrà obblighi informativi a carico degli operatori che, sia per abitudine e sia perché la sensibilità generale verso temi non squisitamente finanziari erano ben poca cosa sino a qualche tempo fa, avevano come unico riferimento le performance dal punto di vista del rendimento possibile degli strumenti che proponevano, senza approfondire e quindi informare gli investitori se, per caso, quegli investimenti andassero a premiare imprese ben poco attente ai valori fondamentali per la vita di tutti e che sopra abbiamo richiamato. Tutto bene, ma va fatto ancora qualcosa: persuadere gli investitori non solo che essere sensibili ai fattori ESG è cosa buona e giusta, ma che è anche conveniente dal punto di vista economico. Del resto, puntare su investimenti di più immediato riscontro ma che danneggiano il pianeta e i suoi abitanti producono soldi maledetti e che non si potranno spendere, perché se non cambiamo in fretta le nostre teste con quei soldi, tra non molto, non ci sarà più niente da comprare.

Nicola D’Agostino

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