LA VERA BRECCIA DI PORTA PIA

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La breccia di Porta Pia (20 settembre 1870) è da considerarsi l’atto finale del Risorgimento inteso come un preciso movimento culturale e politico. Come ogni evento storico di rilievo, a questo sono associate tutta una serie di immagini che fanno parte del nostro “patrimonio visivo”, volente o nolente. Non ne siete convinti? Allora provate a pensare alla breccia di Porta Pia: senza dubbio alcuno le immagini che vi verranno in mente saranno il dipinto di Carlo Ademollo e/o la foto di Gioacchino Altobelli, riportate qui di seguito. Facile capire il perché: sono le due immagini che sin da bambini abbiamo visto sui libri di Storia, ed anche facendo una rapida ricerca sul web sono i primi risultati che ci vengono presentati dai motori di ricerca.

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Nella seconda metà dell’Ottocento, la fotografia stava ormai entrando a far parte del quotidiano, niente di strano che sia stata scattata una foto di un evento storico così importante: la fine dello Stato della Chiesa – attore della politica europea per secoli – e la proclamazione di Roma quale nuova capitale d’Italia, per la prima volta nella Storia dopo millenni. E tra il quadro di Ademollo e la foto di Altobelli, quale direste che documenta meglio l’evento? La risposta vi sorprenderà: nessuna delle due. Entrambe non sono che una reinterpretazione posteriore all’evento descritto. Ademollo dipinge il suo quadro nel 1880, certo, ma anche Altobelli non fa che proporre una sua reinterpretazione propagandistica. Come dobbiamo considerarla, dunque? Un falso storico? È certamente una messinscena, eppure è anche un documento che ci racconta qualcosa dei tempi in cui fu realizzata. Ogni fotografia falsificata, infatti, altro non è che un documento della propria falsificazione e, una volta appurato questo, ci racconta molte cose interessanti. Anzitutto ci parla del suo autore, Gioacchino Altobelli.

Stimato e pluripremiato professionista romano, fino all’arrivo delle truppe italiane era stato spesso al servizio delle autorità pontificie per ritratti di alti prelati e documentazione di cerimonie. Era anche un innovatore del settore: fu lui che, all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, per la prima volta ideò un metodo per ottenere “vedute dei monumenti con effetto di cielo”. Insomma, un tipo pacifico e amante delle comodità, di sicuro non uno spericolato. Difficile credere che un personaggio simile, quando i bersaglieri affrontarono gli zuavi del papa, abbia deciso di andare a buttarsi nella mischia per fare delle foto. Ma gli affari sono affari, ed una foto della breccia avrebbe fruttato certamente molto denaro. Così il nostro Gioacchinoandò sul posto il giorno dopo, con tanto di permesso firmato dal generale Cadorna. Portò con sé alcuni soldati (omaggio di Cadorna? Pagati di tasca sua? Convinti a posare grazie ad un po’ di buon vino? Non lo sappiamo) e li mise in posa coi fucili puntati verso la porta delle mura, realizzando un’ottima fotografia celebrativa, potente ed efficace. Pronta, dunque, per essere venduta a turisti, giornali e altri collezionisti di souvenir. Ed infatti, come previsto, il successo non mancò: la foto venne diffusa dal nuovo governo come immagine ufficiale dell’evento, entrando nel nostro patrimonio visuale.

Immagine potente, sì, ma falsa, dato che la breccia era 50 metri più in là rispetto alla porta ritratta nella fotografia. Ad onor del vero, Altobelli fece una foto anche lì, ma non ebbe la stessa fortuna della prima. Non è difficile capire il perché: non risultava altrettanto evocativa. Una foto che ritrae un vecchio muro crollato non aveva lo stesso impatto visivo della Porta vera e propria, dove tra l’altro erano visibilissime le buche provocate dalle cannonate.

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Il successo della prima foto fu tale che ne esiste addirittura una versione “photoshoppata”! E dato che parliamo del XIX secolo, potete immaginare come una tale operazione fosse abbastanza complicata e giustificabile solo se in ballo c’era qualcosa di grosso.

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In questo fotomontaggio troviamo la stessa immagine dei bersaglieri replicata più e più volte, per dare un maggior effetto teatrale. E per dare una più “vivida” sensazione della battaglia, ecco che ne troviamo uno rovesciato in terra a mo’ di cadavere. Peccato che non cambi neppure posa. Oggi, l’effetto è decisamente esilarante, ma al tempo si riteneva che una foto fosse “la realtà”, pertanto dovettero essere in parecchi a prenderla per buona.

In conclusione, davvero non abbiamo neppure una foto presa veramente dal campo di battaglia? In realtà l’abbiamo, ma di fatto è sconosciuta. Fu scattata da tale Tommaso Cuccioni, romano e anche lui fotografo di professione. Non sorprende il perché non fu mai usata: senza le didascalie, non si capisce bene cosa si sta guardando.

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I bersaglieri sono sfocati e si confondono facilmente col muro crollato (se ne vedono otto, ma forse sono di più), che a sua volta potrebbe essere un qualsiasi muro di nessuna importanza. Ritrarre persone in movimento coi mezzi del tempo era impossibile, per tanto non dobbiamo essere duri nel giudizio. Anzi, a Cuccioni va dato il merito postumo di essere stato l’unico a riprendere dal vero gli eventi di quel fatidico 20 settembre. Anche se continueremo ad usare ancora la foto di Altobelli.

Michele Lacriola

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