LA VIE DI MARC CHAGALL

Arte e Spiritualità

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Ho il piacere di presentarvi «La vie», opera di Marc Chagall del 1964 conservata nella Fondation Marguerite et Aimè Maeght di Saint Paul de Vence.

La grande tela riunisce in sé la maggior parte dei temi che caratterizzano la produzione artistica del grande pittore di origine ebraica. La prima cosa che emerge dall’opera è l’apparente confusione: si ha difficoltà a trovare il filo logico di ciò che è raffigurato. Non c’è un piano di riferimento ma le varie scene sono dipinte su diversi piani, come fogli di un quaderno che si sovrappongono l’un l’altro, come i tanti giorni della vita che si sedimentano lungo la linea del tempo. Il quadro si presenta come un intero dizionario di simboli, sintesi di tutta la produzione artistica del pittore, che fluttua armonicamente intorno ad un sole rosso fuoco.

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Marc Chagall

Marc Chagall, in tutta la vasta narrazione simbolica del grande quadro, è soggetto e oggetto insieme, è colui che racconta e ad un tempo è raccontato. Questo emerge subito dalla sua immagine sdoppiata e collocata sul lato destro, in basso: da una parte lo vediamo tra le braccia protettive della seconda moglie Vava, dall’altra parte lo troviamo invece raffigurato sul cavalletto, nella veste di un violinista da cui la testa si stacca e vola, come musica che armonicamente si sviluppa sulla tela.

Più in là, posta tra Vitebsk a sinistra e Parigi sotto, si affusola la figura dell’artista con la prima moglie Bella - perduta prematuramente ma rimasta nella memoria eternamente sposa - con in braccio la figlioletta Ida. La silhouette della Torre Eiffel rivela, come abbiamo detto, la città di Parigi, simbolo della terra natìa, ventre materno che accoglie, protegge e in cui rifugiarsi, soprattutto nei momenti di tempesta e di fatica. Della città Chagall dirà: «Nessuna Accademia avrebbe potuto darmi tutto quello che ho scoperto divorando le esposizioni di Parigi, le sue vetrine, i suoi musei. Come una pianta ha bisogno di acqua, così la mia arte aveva bisogno di Parigi».

In basso c’è un violinista che con il suo strumento dà suono e ritmo a tutta la scena: nella cultura ebraica il suonatore aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali. In questo caso scandisce le tappe importanti della vita, soprattutto quelle che danno emozioni uniche che si depositano nelle pieghe più profonde del cuore dell’uomo.

Si notano diverse figure che rimandano al mondo del circo: è il fantastico che si fa realtà, l’immaginario che diventa storia; è la capacità di sognare, insita in ogni persona, anche la più razionale, che dà la spinta a lottare e ad affrontare le fatiche della quotidianità in nome di valori più alti per cui valga la pena spendersi. Come amava ripetere Nelson Mandela: «un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso».

Vari elementi rivelano la religiosità ebraica, simbolo della spiritualità che distingue l’uomo da tutti gli altri esseri viventi: solo l’uomo può infatti instaurare una relazione dialogica con un essere superiore, essendo consapevole del proprio bisogno e di non poter bastare a sé stesso. In alto si vede Mosè con la tavola della legge, il candelabro ebraico, e il grande pesce blu, inequivocabile segno cristologico.

Sotto al sole si vede la scala di Giacobbe che poggia sulla terra e sale fino al cielo e l’angelo di Dio che si appresta a salire, raffigurato in forma umana con testa d’uccello: è simbolo umanissimo della lotta di ciascuno con sé stesso, del tentativo di elevare il proprio sguardo e il proprio essere oltre i propri limiti.

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Si nota una coppia di sposi proporzionalmente più grande delle altre figure mentre tiene tra le braccia un bambino. Nonostante le fatiche, i dolori e le sconfitte che non sono altro che dati di fatto che si perpetuano, quel bambino in braccio ai loro genitori è un inno alla vita che sempre si rinnova nella storia degli uomini. Alzarsi, andare avanti e continuare a lottare è una scelta che richiede una presa di posizione!

In alto si vede la rappresentazione dei pogrom antisemiti e del drammatico viaggio della nave Struma in cui nel 1941 morirono quasi 800 ebrei alla ricerca di una patria.

Il messaggio che trapela dal capolavoro di Chagall è che per essere felici è necessario costruirsi un tesoro che nessuno può portare via e custodirlo in una borsa che non invecchia e che mai ladro potrà rubare. Cosa sarà mai tale tesoro? La vera ricchezza non è quantificabile o valutabile in termini pecuniari, non si custodisce nelle casseforti umane, ma è in cielo. È quella che puoi custodire nella tua anima, nella borsa che non conosce usura. È come una collana preziosa fatta da numerose perle ma tenute insieme da un unico filo: l’amore. Chagall diceva: «Nella nostra vita c’è un solo colore, come sulla tavolozza di un pittore, che fornisce il senso della vita e dell’arte. È il colore dell’amore» ed è proprio sull’amore che sarai giudicato alla fine della vita!

Alessio Fucile

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