LEI E’ TUTTI NOI

Jessica Notaro, sfregiata dall’acido dal suo ex fidanzato. Lei come Artemisia

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Lei si chiama Jessica, oggi, ma ieri aveva il nome e il volto di un’altra donna. Tutti i nomi e i volti delle tante donne sfigurate, uccise. Tante nel tempo, diversi i ruoli, i fidanzati, gli amanti, i mariti padroni. Madri, studentesse, casalinghe, professioniste, ma più di tutto donne. Non proprietà diamine! Una donna è una persona libera, un individuo, non solo un nome sulla carta di identità o sulla cartella esattoriale. Oggi Jessica è in ospedale e rischia di diventare cieca, sfregiata dall’acido gettatole in faccia dal suo ex fidanzato. Deturpata nell’animo da chi un tempo diceva di amarla. Ma questo non è amore, questo è ignobile possesso, è meschina prova di mascolinità inconclusa. E non si dica che l’amore fa commettere pazzie, non si provi a tirare in ballo l’amore, perché le follie d’amore sono altre, fanno volare, fanno sognare, danno felicità anche quando fanno soffrire. Nessun genitore, a parte il padre padrone di Gavino Ledda e pochi altri esempi negativi, danneggerebbero la sanità mentale od emotiva dei propri figli pur di tenerli stretti a loro. Jessica era arrivata finalista a Miss Italia, ed ora il suo volto rovinato sarà materia di esclusione dalla vista altrui. Il suo ex fidanzato è riuscito nell’intento: nessuno la vorrà più. Nessuno che guardi solo attraverso gli occhi, ovviamente. E questo la dice lunga sull’amore che diceva di provare, un amore legato alla bellezza del corpo. “Io ti sfregio così nessuno ti amerà più”. Ma l’amore per fortuna vede con altri occhi. Sperando che di Jessica non sia stata intaccata quella parte più profonda e vera, che sopravvive al passare degli anni e delle stagioni, sperando che la sua anima non sia stata ridotta a brandelli. Il nome di lui non conta, è il mostro che nessuna donna dovrebbe volere accanto, e mostro è anche chi alza un dito contro la persona che dice di amare. Oggi un dito, domani sarà la mano, poi gli insulti e la rabbia. L’amore come manifestazione di Sindrome di Norimberga, l’amore per il proprio carceriere, lasciando che chiuda a chiave l’individualità ed i sentimenti in nome di qualcosa che amore non è, no, non è proprio. Lei era Jessica ieri, e purtroppo domani avrà un altro nome, ma sarà sempre Ipazia, Artemisia, e tutte le altre donne sacrificate sul rogo di un ruolo deciso da altri.

Paolo Varese

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