LE ANTICHE FESTE CONTADINE A GAETA

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Le cappelline mariane rurali si trovano sparse nel territorio di Gaeta e nascono dalla devozione dei contadini alla Madonna. Oggigiorno ne sono rimaste solo quattro:

Cappella della Madonna di Conca, sita in Via Conca, la Cappella della Madonna del Colle, in Via del Colle, La Cappella della Madonna di Casalarga, in via S.Agostino e infine la Cappella della Madonna di Longato, sempre in via S. Agostino.

Popolarmente, sono chiamate "Madonnelle", perché dedicate appunto alla Madonna.

Molte sono state distrutte durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Queste cappelle svolsero un ruolo molto importante come centro religioso quando la popolazione sfollata, trovò riparo nelle campagne.

L’economia agricola Gaetana verteva essenzialmente sulla coltivazione della vite e quindi sulla produzione di vino.

Settembre era il mese di ringraziamento per il raccolto, prima dell’inizio della vendemmia e le feste campagnole attorno queste Cappelline iniziavano con la Madonna di Conca e via via, per tutte le domeniche successive del mese: in ordine, Madonna del Colle, Madonna di Casalarga e infine Madonna di Longato.

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Panoramica delle 4 Cappelle Mariane rurali a Gaeta: in ordine dall’alto a sinistra: Cappella Madonna di Conca, Cappella Madonna del Colle; Cappella Madonna di Casalarga e infine di Longato.

I festeggiamenti prevedevano una processione e una piccola sagra, che si concludeva

con giochi e musica. Queste cappelline sono tutte dedicate alla Madonna delle Grazie.

Non avendo, la Chiesa, una data specifica per festeggiarla, il titolo è così associato a diverse feste mariane in base alle consuetudini locali.

In concomitanza con la festa della Madonna di Conca, l’8 settembre, e con la successiva festa della Madonna di Longato, l’11 Settembre, andremo a parlare di due di queste cappelline e delle antiche feste contadine ad esse collegate.

Questo culto che nasce dai contadini, invoca Maria protettrice del lavoro nei campi e dei raccolti e scaturisce dalla religione romana, in particolare deriva dal culto della Dea Cerere, dea della fertilità dei campi, nume tutelare dei raccolti, ma anche dea della nascita, perché si riteneva che fiori e frutta fossero suoi doni.

Anticamente, si pensava che Cerere avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi. Da Demetra a Cerere a Maria, il passo fu questo. Dalle Dee della fertilità alla Madre di Dio, protettrice dei campi e del raccolto. Profonde conoscitrici della fatica umana e della sofferenza di una vita dedita a un duro lavoro, che non lasciava spazio allo svago. Ascoltatrici silenziose delle invocazioni accorate dei contadini.

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La Dea Cerere rappresentata vestita da contadina, intenta a mietere il grano e la Madonna di Stezzano, meglio nota come “Madonna dei campi”.

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Particolare di un dipinto di Penry Williams del 1850 che raffigura padri, madri e figli di Mola-Castellone impegnati nella vendemmia.

Dai Refrigeria alla Madonna di Conca

La festa della Madonna di Conca o Maria Bambina, che ricorre l’8 settembre, si inserisce nel quadro delle antiche feste contadine.

Tutte le feste campagnole erano in onore della Vergine Maria e tutte si svolgevano nel mese di settembre, perché era il mese della raccolta dell’uva.

I coltivatori avevano la necessità di ringraziare la Vergine per le messi.

Infatti, il duro lavoro nei campi e l’abbondanza del raccolto erano sotto la protezione della Vergine.

Così lo intendevano i contadini, perché affidavano a Lei tutte le loro fatiche.

Una vita travagliata, fatta di una religiosità dolente ma anche piena di speranza, di affidamento sincero e totale.

Questo affidamento doloroso a Dio, al quale si chiede di alleviare le pene di una vita dura, piena di privazioni, si mescola ad una religiosità casalinga fatta di superstizioni popolari infinite. Sebbene contrastanti, questi due aspetti del sacro, convivevano pacificamente nella forma mentis dell’epoca. Autentici valori religiosi e forme meno limpide del sacro.

La Vergine Maria conosceva la fatica dei contadini, perché era la Regina dei campi e come tale era invocata.

Dall’invocazione pagana alle forze della natura, al dio dei boschi, si passò al culto mariano.

Difatti, questa festa deriverebbe dagli antichissimi refrigeria romani, i banchetti funebri tanto noti nell’antropologia alimentare.

Il cibo diventa elemento conviviale e religioso e passa dalla religione pagana a quella cristiana.

Il diffondersi del gusto per il cibo fece sì che anche la tavola, il luogo ove si consumavano i pasti, assumesse un significato di forte valenza simbolica.

Nel momento del banchetto, si ritrovavano infatti, amicizia, canto,vino, condivisione del piacere del cibo e dello stare assieme. La convivialità diventa il passaggio dai piaceri della vita alla fine dell’esistenza.

I banchetti romani sono consumati sulle tombe dei defunti e S. Agostino li condanna.

I refrigeria consistevano in un grande pasto comunitario, in un clima di festosa celebrazione.

Sono presenti reminiscenze nella tradizione di consumare la “Merennella” (la Merenda) durante la festa della Madonna di Conca.

Dopo la novena a Maria Bambina, era consuetudine infatti, consumare una piccola merenda, in genere un po’ di frutta e del pane, con tutta la comunità, non solo quella del Rione Conca, intrattenendosi a conversare.

In questo giorno di ricorrenza della nascita di Maria, era tradizione preparare, il sugo al polpo di pomodoro (gliè purputieglie affucate) reminiscenza delle feste in onore del dio Priapo.

La festa di Maria Bambina a Conca, presenta notevoli influssi ricevuti dalla festa di Piedigrotta a Napoli.

Con il subentrare del Cristianesimo, si vollero cancellare gli antichi simboli pagani.

Il dio Priapo era raffigurato sotto forma di serpente. Introducendo il culto di Maria, la donna che “schiacciò la testa a Satana”, quest’ultimo cominciò ad essere raffigurato nella figura del polpo, perché il polpo simboleggiava la “doppiezza di chi si adatta a un ambiente per i suoi secondi fini”.

La simbologia avutasi era serpente ingannatore-polpo maligno.

Successivamente in pieno 1500, venne rivalutata la figura del polpo e caricato di significato positivo: “ come il polpo si attacca alla roccia, così il fedele si attacca a Cristo”.

La cappellina fu più volte visitata anche da papa Pio IX durante la sua permanenza a Gaeta nel 1848-49 (fonte: Mons. Paolo Capobianco, Nostra Signora di Conca).

La cappellina sorge sulle pendici del Monte Conca, sull’omonima strada che ricalca l’antico tracciato della Via Flacca, un’area ricca di ruderi romani e di una sorgente d’acqua, ormai abbandonata, ma presso la quale, era usanza andare a dissetarsi e riempire le brocche.

Secondo un’antica tradizione poi, le giovani in età da marito, andavano in pellegrinaggio in gruppo alla Cappellina, accompagnate da una donna sposata, nella credenza che almeno una di loro si sarebbe sposata entro l’anno (N. Magliocca).

Gaeta è città mariana e celebra con vivo sentimento il suo affidamento alla Madre di Gesù.

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Statua di Maria Bambina in fasce, realizzata fine ’800 e venerata nel Rione Conca a Gaeta.

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Esterno della Cappella Madonna di Conca in Via Conca a Gaeta. Particolare dell’altare in marmo con simbolo mariano della stella ad otto punte.

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Sulla parete sinistra, si possono notare resti di opus reticulatum romano. Tutta l’area presenta resti romani. (Foto Benedetta Zinìcola)

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Particolare del bellissimo altare in marmo, stile barocco, con pala raffigurante Madonna col bambino tra i Santi Erasmo, Bernardino da Siena, Filippo Neri, Francesco di Paola, Tommaso d’Aquino, attribuita a Filippo Conca, XVII secolo. La Cappellina è privata, viene aperta a discrezione dei proprietari ogni anno nella ricorrenza della festa. Si ringrazia Antonello Di Cesare per la gentile autorizzazione a pubblicare questa foto.

“Viandante, Se Letizia t’irradia il core se dolor te l’opprime Prega Maria”

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Questa epigrafe è posta sul muro della Cappellina e simboleggia l’affidamento alla Madre di Dio in tutte le circostanze della nostra vita.

Non dimentichiamo la figura del viandante, molto comune all’epoca.

Nei tempi in cui i viaggiatori non avevano a disposizione auto, treni, aerei e navi, ogni viaggio poteva rivelarsi pericoloso.

I mezzi di trasporto odierni ci forniscono una certa protezione.

All’interno di essi ci sentiamo protetti e messi al riparo anche dall’azione degli agenti atmosferici.

L’uomo antico viaggiava per lo più a piedi, recando con sé una lanterna dalla luce tenue che gli illuminava la strada durante la notte.

Un cammino faticoso, in strade buie, deserte, sterrate e spaventose di notte, con l’elevato rischio di fare brutti incontri, di essere rapinati, malmenati e uccisi.

Fu così che nacquero storie da paura: storie di spiriti inquieti ed erranti, fuochi fatui, cani e cavalli fatati e soprattutto pericoli ai crocevia.

I crocevia, in particolare, erano considerati posti spaventosi in molte culture.

In molti credevano che un incrocio di strade confondesse il flusso energetico della terra creando un vortice energetico, una “dimensione altra” nella quale fantasmi, streghe, spiriti maligni erano intrappolati ma potevano apparire ai poveri viandanti.

Secondo la tradizione infatti, i criminali condannati a morte e le donne tacciate di stregoneria venivano seppelliti presso i crocevia per far sì che i loro spiriti dannati restassero intrappolati in quel vortice energetico.

Non bastava la preoccupazione per i malintenzionati notturni che operavano rapine.

La superstizione popolare vedeva nel buio della notte spiriti dispettosi e capaci di far smarrire la strada ai viandanti, ma anche attentare alla loro vita.

La superstizione popolare vedeva nel buio della notte ogni sorta di presenza maligna.

Affaticati dal viaggio, stremati dal freddo invernale o dall’afa estiva, i poveri viandanti stringevano bastoni e rudimentali amuleti protettivi nella necessità di passare i crocevia maledetti.

Nel tragitto, ove la luce era poca e i suoni parevano sinistri, era facile credere che certi luoghi fossero abitati da creature malvagie, il cui unico fine era portare alla perdizione i mortali.

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Maria Bambina

Tornando alla Cappellina della Madonna di Conca, l’epigrafe ricorda la figura del viandante, la fatica del suo viaggio e gli raccomanda di affidarsi a Maria, al faro nel buio della vita.



Benedetta Zinìcola

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Elisabetta

Molto interessante, scritto in modo semplice e chiaro. un vero reportage
Commento del 11:03 14/10/2022 | Leggi articolo...

Marco

Sempre una garanzia cara Benedetta
Commento del 20:12 12/10/2022 | Leggi articolo...

Massimo

articolo bellissimo e molto interessante. Non conoscevo la storia del legame tra feste contadine e cappelline rurali. grazie e complimenti all’autrice per gli articoli molto interessanti.
Commento del 15:08 07/10/2022 | Leggi articolo...



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