LE DIGITAL BOARD CON IL GESSO BIANCO

Quando si punta sulla comunicazione immediata senza colloquiare

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I fondi PON FESR sono una manna dal cielo per gli istituti scolastici: permettono, finalmente, di sostituire le vecchie LIM, acquistate sempre con fondi europei, ormai poco funzionali, poco moderne, e che necessitano di computer collegati, cavi penzolanti, e che comunque erano affiancate dalle vecchie lavagne in ardesia, con gesso bianco e cancellino.

cms_25571/1.jpgOra sono arrivate le Digital Board, lavagne innovative, anzi: schermi smart! Si, smart, un termine inglese che spinge alla innovazione digitale. Peccato che gli enti promotori hanno progettato gli avvisi pubblici bypassando i diretti interessati alla didattica, ossia Dirigenti e Docenti, che si sono visti installati questi dispositivi eternamente connessi con una rete che fatica (ma ci sono i fondi anche per questo!) a tenere collegati i ragazzi anche a casa con la Didattica Digitale Integrata. E peccato che la scuola è la pubblica amministrazione più eterogenea che ci sia: contesti sociali che variano a seconda del comune di provenienza, della Regione di appartenenza, formazione dei docenti completamente assente, sbandierata, e, con la Legge 107/2015 “è strutturale e obbligatoria ed è parte integrante della funzione docente, fondamentale per lo sviluppo professionale e il miglioramento delle istituzioni scolastiche, come sancito dalla legge 107/2015.”

Ma chi coordina la formazione dei docenti? Mobilità, assegnazioni provvisorie, GPS, GAE, MAD: i canali di reclutamento sono i tentacoli di polpo di getta inchiostro sulle Digital Board: se non opportunamente formati, i docenti non le utilizzeranno mai per quello che costano, ma solo come proiettori. E allora perché non utilizzare un telo bianco? Semplice, perché non è innovativo! E allora tappezziamo le pareti di Digital Board: in fondo sono piccoli processori su schermi giganteschi. Formiamo i docenti utilizzando le figure previste a scuola, come l’animatore digitale e l’assistente tecnico… Va benissimo se fossero tutte scuole secondarie di secondo grado, ma i comprensivi hanno un assistente tecnico condiviso con altri 4 o 5 istituti comprensivi, e l’animatore digitale viene sommerso da problematiche relative a malfunzionamenti di un istituto comprensivo distribuito su 10 plessi per 5 comuni!

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E quindi, alla fine, ci ritroviamo i maestri che, stanchi della pandemia, stanchi del cambiamento emozionale della nuova generazione, stanchi di ricevere comunicazioni dall’alto alle quali susseguono note di chiarimento, stanchi di sentirsi impotenti dinanzi alla tecnologia perché hanno una formazione basata sull’esperienza e non accademica, stanchi di non riuscire ad avere la testa per acquisire le competenze digitali, decidono comunque di metterci l’anima e la passione nel prendere confidenza con queste dannate e bellissime lavagne digitali… Poi, magari, il prossimo anno cambieranno plesso o sede e, probabilmente, si ritroveranno una Digital Board di un altro produttore, con un altro sistema operativo… E verrà richiesta, nuovamente, la lavagna di ardesia con il gesso bianco, e, magari, con qualche gessetto colorato.

Ivano De Luca

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