LE GROTTE DELLA SELVAGGIA VALLE DEI GRILLI

San Severino Marche ( MC )

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Il massiccio del Monte d’ Aria separa San Severino Marche da Serrapetrona e Camerino ed è una zona molto frequentata da escursionisti e sportivi. Più che dalla vetta, la zona caratteristica e spettacolare è rappresentata dalla selvaggia Valle dei Grilli e dalle grotte che vi si aprono nelle sue strette pareti rocciose. E’ questa una stretta valle laterale del Fiume Potenza, che si incontra pochi chilometri dopo San Severino Marche, in direzione Castelraimondo. Qui è ubicato il famoso eremo medievale di Sant’ Eustachio in Domora, frequentato probabilmente fin dal secolo VIII. Questo era situato su un’ antica via di transito medievale detta Vallis Sancti Eustachi, che permetteva un facile valicamento dei monti. Un comodo percorso naturalistico parte dai sobborghi sanseverinesi e porta alla sua scoperta. Qui è rappresentato l’ inizio ufficiale del percorso, all’ inizio della Valle dei Grilli.

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Il percorso proposto inizia proprio dal quartiere San Paolo di San Severino Marche e procede verso il ponte Sant’ Antonio sul Fiume Potenza, Qui un verde e rilassante percorso ciclo-pedonale segue il corso del fiume fino allo slargo della parte terminale della Valle dei Grilli. Qui è presente l’ area di sosta, la tabella sopra indicata che illustra le caratteristiche geologiche, storiche, ambientali e naturali e le indicazioni per iniziare il percorso. Questo è una facile carrareccia che risale la vallata, con diverse tabelle che illustrano, fiori, piante ed animali presenti nella zona. La bellezza selvaggia della zona, la ricchezza dei vari ambienti e la numerosa quantità di animali e piante hanno fatto diventare questa una zona protetta SIC e ZPS; è sede del Centro di Educazione Ambientale " Valle dei Grilli e dell’ Elce " ed è stata inserita dalla regione nella rete Natura 2000.

La valle si fa più stretta ed il percorso inizia a salire ben presto. Malgrado la non elevata quota, la particolare topografia della valle crea una diversità di ambienti naturali nei vari livelli di altitudini ed esposizione solare. Le parti più ripide sono ricoperte da leccete, quelle più riparate da roverella, mentre quelle più fresche di frassino ed orniello. Negli ambienti freschi ed umidi sono presenti vari tipi di felci. Nelle diverse grotte sono presenti pipistrelli, mentre l’ ambiente umido favorisce la presenza di anfibi quali il geotritone e diversi tipi di tritoni. Numerosa è la popolazione degli uccelli quali capinera, pettirosso, ghiandaia, allocco, gufo e falco pellegrino. Tra i mammiferi sono presenti l’ istrice, il cinghiale, la volpe ed il gatto selvatico. Il sentiero s’ avvicina al corso del Fosso di Sant’ Eustachio e ne corre parallelo; dopo un paio di guadi, aiutati da pali con corde di assistenza, si arriva al restringimento delle pareti della gola. Qui, dopo una piccola salita, ecco apparire le pareti esterne della Chiesa dell’ Eremo di Sant’ Eustachio in Domora, quasi affogate e nascoste da rampicanti e vegetazione varia.

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La stretta forra è stata profondamente incisa dalle acque nel substrato calcareo, che hanno creato grandi grotte e spesse balconate rocciose. Queste pareti furono sfruttate fin dall’ antichità per l’ estrazione della pietra, impiegata poi per la costruzione di chiese, palazzi e monumenti di San Severino Marche. Gli ambienti ipogei naturali vennero ampliati dall’ estrazione del prezioso materiale edile e sono presenti in entrambe i versanti della Valle dei Grilli. Alcune cavità, come la presente Grotta di Sant’ Eustachio, furono adibite ad eremi rupestri e ricovero per viandanti sulla strada medievale che risaliva la vallata. Un piccolo sentierino in salita laterale porta allo spazio su cui prospettano l’ ingresso della chiesa, a sinistra e l’ ingresso della grotta con gli ambienti dell’ Eremo di Sant’ Eustachio, ora scomparsi.

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Sant’ Eustachio in Domora, incuneato tra una profonda gola tra San Severino e Camerino, risulta essere uno dei monasteri più antichi delle Marche. Dell’ importante abbazia benedettina restano oggi solo i ruderi della chiesa romanica e il vasto ambiente ipogeo dove erano situati i locali monastici. L’ appellativo Domora potrebbe significare la presenza di un antico villaggio di cavatori, che estraevano il calcare dai fianchi e dalle viscere della montagna. Anticamente il monastero era dedicato a San Michele, patrono e protettore dei longobardi e si ipotizza che sia sorto grazie a loro nel VIII secolo. Il primo documento storico del citato monastero risale al XI secolo e riguarda gli atti di donazione. In seguito avvenne un ampliamento di chiesa e monastero, che coincisero con il cambio di dedica a Sant’ Eustachio. Il complesso s’ allargò di giurisdizione, fino a controllare un vasto territorio, fino a quasi tutto il XIV secolo. Poi arrivò il declino a causa dell’ insicurezza del posto ed i monaci, nel 1393, si associarono al monastero di San Lorenzo in Doliolo, all’ interno delle mura sanseverinesi. Se è semplice la facciata, lo è pure l’ interno della chiesa monastica divisa in due ambienti sovrastanti e dove spicca il magnifico altare-cappella in pietra di mistica eleganza.

A fianco della chiesa rupestre di Sant’ Eustachio si apre il vasto ambiente ipogeo della grotta omonima. L’ ingresso è stretto ed allungato su un’ alta parete rocciosa della valle, ma l’ interno è vasto. Quasi scomparsi gli ambienti monastici, restano ruderi di pietra a testimoniare l’ antica presenza umana. Dopo il totale abbandono del luogo da parte dei monaci, la grotta divenne rifugio prima di greggi, poi di malfattori.

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Ma la Grotta di Sant’ Eustachio continuò sempre ad essere frequentata dalla popolazione locale; un’ antica credenza diceva che l’ acqua che stillava dalle pareti e soffitto della grotta aveva effetti benefici e taumaturgici per tutte le malattie del capo e del cuoio capelluto. Questa processione secolare di fedeli arrivò fino alla fine dell’ Ottocento, lasciando ex voto di pettini, forcine, fermagli e ciocche di capelli sull’ altare della vicina chiesa.

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Ritornati allo slargo da cui parte il sentierino per chiesa ed eremo, un piccolo guado sul torrente, sempre aiutato nell’ attraversamento da pali e corda, porta, con una piccola salita, all’ altro versante della gola. Qui si apre un’ altra grossa cavità, al centro della quale è situata questa curiosa costruzione, ormai quasi in rovina. Si tratta dei resti di una piccola " torre " circolare con numerose finestrelle semidistrutta e dal misterioso utilizzo. Le ipotesi sono due: c’ è chi dice che sia una calcinaia e chi una colombaia. In effetti l’ allevamento dei piccioni era già molto diffuso in queste zone fin dall’ epoca romana, perchè garantiva proteine di ottima qualità e concime per le varie coltivazioni. Gli eremiti della zona avevano anche orti coltivati, che assieme alla colombaia, all’ acqua del torrente ed ai frutti ricavanti dal bosco rendevano autosufficiente il complesso monastico.

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La tranquilla carrareccia termina di fronte allo slargo della chiesa e della grotta di Sant’ Eustachio, dove erano situati gli orti degli eremiti, ma il sentiero continua verso l’ alto, seppure più stretto ed in salita. Conviene continuare il percorso di risalita perchè dopo poche centinaia di metri ed alcuni guadi s’ incontra un’ altra meraviglia geologica. Questa della fotografia, accessibile con una facile discesa è una forra del Fosso di Sant’ Eustachio.

Questa gigantesca cavità ipogea è stata scavata nel corso dei millenni dalle acque turbinose del fosso della vallata. Grazie ad innumerevoli piene ed alla forza dell’ acqua, che qui discende vorticosa grazie alla forza incamerata dai numerosi salti di roccia, si è formata questa grossa cavità ricurva. Una volta entrati ci si rende conto dell’ immensità delle forze della natura e del lungo decorrere del tempo nella creazione di questa meraviglia.

July Aranel

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