LE INTUIZIONI DELLA MENTE

Chi insegna all’insegnante ad INSEGNARE?

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Insegnare oggi è un mestiere assai complesso perché dialetticamente sottoposto a continua sollecitazione da modelli di riferimento in cambiamento, da nuove acquisizioni tecnologico-scientifiche, da paradigmi culturali in stato di definizione e di approfondimento nonché da una costante ricerca e riflessione che ogni docente dovrebbe compiere criticamente sul proprio metodo di insegnamento.

In effetti un insegnante che si trova ad operare nella palpitante concretezza di un contesto classe, che si deve relazionare con discenti dai molteplici bisogni educativo-formativi, è ogni giorno chiamato responsabilmente a misurarsi con i propri limiti, pregiudizi, con la propria capacità progettuale, forse anche con le proprie inadeguatezze. Ecco, proprio da qui un insegnante dovrebbe ripartire, proprio da questa serena e consapevole riflessione sul proprio ruolo e sulla responsabilità educativa di cui è detentore.
Doverosa dunque quella volontà intrinseca del docente di rinnovamento, di formazione continua, di autoaggiornamento al fine di conoscere sempre più approfonditamente gli alfabeti razionali accanto a quelli emozionali, gli alfabeti tecnologici declinati con quelli epistemologici propri di ogni disciplina.
La ricerca sul metodo di insegnamento è una mission assai elaborata che non si può relegare, esclusivamente, né agli ambiti accademici né agli ambiti pratici. Tale ricerca va orientata in modo più ampio, complesso, sempre perfezionabile e, per dirla con Karl Popper, fallibile. Un contributo, questo, che apre uno scorcio su una panoramica sempre più complessa sulle modalità di apprendimento e di proposizione dei contenuti; tema, ovviamente, dibattuto e difficile da addomesticare.

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Alcune digressioni le troverete accademiche, altre di impostazione logico-matematica, altre, di derivazione neuro-linguistica (disciplina abbastanza nuova che abbisogna di numerosi riscontri), ma tutte, indiscriminatamente, tendenti all’obiettivo dell’insegnare con efficacia per creare il giusto binomio input-output tra docente e discente. Vi troverete spunti interessanti sulla componente emotiva che entra in gioco inevitabilmente in ogni istante del processo formativo e su quanto sia importante per un insegnante apprendere le strategie più opportune per prevedere e gestire anche alcune interazioni problematiche. I ragazzi talvolta con la loro imprevedibilità e complessità, con i loro atteggiamenti contraddittori ed istintivi, mettono in continuazione a dura prova l’elasticità degli insegnanti i quali dovrebbero anche ammettere e riconosce- re quanto siano essi stessi condizionati da tante dinamiche psicologiche.
Vi troverete sicuramente concordi sul fatto che l’approccio docimologico passa attraverso la trasversalità dei saperi e delle conoscenze, un passaggio a nord-ovest che implica, necessariamente, la sperimentazione qualitativa alla base delle scienze. E’ chiaro che lo scontroincontro tra i vari saperi, soprattutto ad oggi, rappresenta la sfida più impegnativa con la quale confrontarsi. Non si possono escludere momenti di profonda analisi sulle nuove modalità di approccio e di comunicazione. Nulla è più snello e più veloce nella “rete delle reti”, purché non vi si resti intrappolati. E già, il vero controsenso della nostra epoca è quella di essere in rete e di farsi catturare dalla stessa, quasi fossimo bloccati al palo di partenza di un sistema culturale decadente. Non è detto, ergo, che dietro all’avanguardia tecnologica si celi l’avanguardia stessa, così come non è scontato che alla velocità del proprio pc (o accessorio
complementare) vi sia la velocità delle idee e la speculazione trascendentale di matrice kantiana, a cui dobbiamo la nostra maggiore età.

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L’arte di insegnare, quindi, è l’arte della tradizione (tramandare), la quale può e deve sfruttare il valore indiscusso degli hardware e dei software più avanzati ma deve saperli indirizzare in chiave qualitativa, tenendo ferma la barra sull’uomo. Uno dei motivi che, certamente, deve interessare alla classe dei formatori è proprio questo: non cadere nel tranello della facilità, dell’auto-gestione degli automi iperintelligenti, poiché si potrebbe cadere in modo repentino nella peggiore delle mode riduzioniste.
L’arte di insegnare, attraverso tutti i contributi che sono messi a punto in tale progetto, ha dato vita a diversi parametri di valutazione, di approccio alla problematicità, di vis operativa, di modi di agire nell’ambito del nostro sistema sociale. La scuola, quindi, quale agente di socializzazione, deve avere chiare le idee sulle modalità recenti, sulla proiezione del futuro digitale senza farsi irretire dallo stesso.
Con il cambiamento sociale (soprattutto in termini di nuove interazioni sociali) deve modificarsi anche l’agente scuola; cioè la scuola deve essere in grado di affrontare compiutamente il complesso e frastagliato panorama del mondo sempre più globalizzato.

Leonardo Bianchi

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