LE SPIAGGE GRECHE IN LUTTO

Catastrofe ambientale al largo dell’isola di Salamin: affondata una nave da petrolio

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Una "bomba ecologica" si è abbattuta nelle acque greche la mattina del 10 settembre. La nave Agjia Zone 2, che conteneva 2200 tonnellate di fuel oil e 370 tonnellate di gas oil, è affogata nei dintorni dell’isola di Salamina, in Grecia. Intorno alle 2 del mattino, le riserve di carburante si sono riversate nelle acque della Costa Saronik, a sud-est di Atalantis.

La situazione

cms_7283/2.jpgLa cisterna di carburante ha inondato il tratto di mare tra Selinion e Kinosuras, coprendo una distanza pari a 1.5 km. Dopo 24 ore, le macchie di carburante si sono sparse ovunque tra le Piraiki, Freatidha, Agjio Kozma, Eliniko e Glifadha. La situazione è allarmante, perché i liquidi disciolti nelle acque stanno raggiungendo anche le spiagge di Voula, nella città di Atene. Dall’isola greca di Salamin arrivano immagini raccapriccianti, in cui la costa appare completamente nera, ricoperta di carburante. Due grandi compagnie private si sono messe a disposizione per la pulizia delle acque e, per la prima volta, l’Ue ha inviato una particolare nave per la rimozione del petrolio. Dotata di tecnologia avanzata, questa imbarcazione è in grado di individuare le macchie di carburante fino a 20 km di profondità. Inoltre, gruppi di volontari si sono uniti per ridurre al minimo le conseguenze di questa disgrazia ecologica. La catastrofe ha provocato gravi danni ambientali ed economici alle coste greche, considerato che la stagione turistica è ancora attiva: i locali e le spiagge vicino alla costa sono stati costretti a chiudere; in più, il cattivo odore e le foto in circolazione non permettono ai negozianti di lavorare. Gli esperti sostengono che in quelle acque non sarà più possibile la pesca né la balneazione. Il sindaco di Salamin assicura che si sta facendo di tutto per limitare i danni. "Sono state attivate due compagnie private. Purtroppo, le macchie non sono tutte raggiungibili. Saranno necessari più sforzi. Le attività e le case resteranno chiuse, non conosciamo ancora i danni subiti dai motori delle imbarcazioni in sosta al porto - chiarisce il sindaco di Salamin, Nanu Papathanasiou – I prossimi passi da intraprendere sono la presa di pesanti misure contro chi ha provocato il disastro e un indennizzo per tutti coloro che ne subiranno le conseguenze, oltre che il risarcimento del danno ambientale e fisiologico della zona.

Pur essendo passata una settimana dall’incidente, le cose non sembrano affatto cambiate. I dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente dei Porti e della Marina confermano che ci vorranno almeno 25/30 giorni prima che la situazione si stabilizzi, cosa che gli esperti ritengono quasi impossibile. La pulizia delle zone inquinate, aggiungono, potrà richiedere fino a un anno di tempo. L’isola greca di Salamina vive così una seconda catastrofe ecologica, dopo l’incendio che colpì il Parco Nazionale di Parintha nel 2007.

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Agjia Zone 2 è dal 1972 di proprietà di Theodoris Kuduris, che rappresenta gli interessi della nave petroliera con base al Pireo. Colpevoli sarebbero sia le autorità responsabili del porto, sia Kuduris, che non avrebbe segnalato in tempo la perdita di carburante dalla cisterna. Quest’ultimo ha fornito un’altra versione dei fatti, affermando che il carburante non sarebbe fuoriuscito dalla cisterna della sua nave, bensì da un’altra imbarcazione, la Star Patmos Blu, la quale avrebbe rilasciato combustibile durante il trasporto verso i cantieri a Perama. "La nave era sicura, ho perso un patrimonio" - dichiara il proprietario di Agjia Zone 2. In ogni caso, il Ministero ha intrapreso dei provvedimenti per chiarire le dinamiche dei fatti. Stando a quanto certificato dalle autorità, la nave Agjia Zone 2 avrebbe svolto le proprie attività per 2 mesi oltre la scadenza del certificato, avvenuta il 27 luglio di quest’anno. Il proprietario sostiene di aver ottenuto un altro permesso di lavoro dal Governo, che avrebbe prolungato la licenza fino al 27 settembre. Il Ministero, però, sottolinea che la perdita di carburante è avvenuta in condizioni ancora tutte da appurare.

Conclusioni

cms_7283/4.jpgLe spiagge di Salamina e tutta la costa di Atene sono in "lutto", complici il pesante odore, i volatili morti, le attività e le case chiuse, i volontari e gli abitanti della zona che cercano ogni giorno di salvare l’ecosistema. Ufficiali e altre autorità dell’amministrazione stanno visitando tutti i giorni le zone inquinate. Le compagnie lavorano fino a mezzanotte per rimuovere le chiazze di carburante. I danni sono ingenti e la situazione allarmante. Le cause di questa tragedia rimangono ancora indecifrabili; intanto, sono gli abitanti e il mondo ecologico e biologico delle acque di Salamin ad affrontare la loro tragedia più grande.

Irena Patriku

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