LIBANO: UN NUOVO ATTENTATO RIACUTIZZA LE TENSIONI

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cms_31552/0.jpegNon c’è limite alla disperazione e alla tragedia umana. Ain al Helwe è un grosso campo profughi che si trova a sud di Saida, nel sud del Libano, circa 40 km distante dalla capitale, abitato da migliaia di rifugiati palestinesi che vivono nella miseria più totale. Spiega l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa) che il campo fu costituito nel lontano 1948, quando diversi rifugiati palestinesi, sfollati da diverse regioni del Libano, si stabilirono in quel sito cercare salvezza. Il quartiere si è poi ingigantito nel corso dei decenni, anche a causa della guerra civile libanese e del “recente” conflitto di Nahr el-Bared del 2007. Oggi ospita oltre 100.000 persone che, di fatto, popolano una cittadina contraddistinta da vicoli con fogne a cielo aperto, in regime di povertà assoluta. Tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90, membri del movimento Fatah di Yasser Arafat, cacciati da altri campi profughi, si stabilirono in Ain al Helwe e riuscirono a prevalere su altri gruppi. Successivamente scontri e conflitti armati per la contesa del potere hanno afflitto la popolazione residente, aggravando una situazione politico-sociale già così frustrante. La sicurezza interna al campo è stata negli ultimi anni compromessa dalla guerra in Siria e dal flusso di jihadisti che si sono rifugiati al suo interno e ne hanno fatto, successivamente, una base operativa, dando origine a continue guerre e tensioni.

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Tutto questo genera profonda preoccupazione per l’esercito libanese, perché “quanto sta accadendo nel campo si estenda al di fuori”. Vige tuttora l’accordo stipulato nel lontano 1969, tra le fazioni palestinesi del Libano e il governo di Beirut, per effetto del quale l’esercito nazionale non può entrare nel campo, tollerando che la sicurezza interna venga pertanto gestita autonomamente. Le forze nazionali si limitano solo a circondarlo, restando sostanzialmente a guardare quella che è definibile una “terra di nessuno”. “La sicurezza e la governance nel campo sono responsabilità dei comitati popolari e delle fazioni palestinesi. Il campo è circondato da un muro e l’accesso delle persone e dei materiali da costruzione è controllato dalle forze armate libanesi attraverso posti di blocco”, descrive con dovizia di particolari l’Agenzia Onu indicata precedentemente. I media di Beirut, inoltre, hanno riferito ieri il riacutizzarsi della tensione, a seguito di un attentato occorso nella notte tra martedì 22 e mercoledì 23 agosto scorso, in cui una granata è stata lanciata contro una scuola gestita dall’Agenzia Unrwa. Si è così rotta una tregua che in qualche modo era stata raggiunta nelle ultime settimane.

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Il movimento Fatah, oggi facente capo al presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), ha lanciato accuse nei confronti dello Jund ash Sham, gruppo armato rivale che, a sua volta, non solo si è dichiarato estraneo, ma ha attribuito le responsabilità dell’attentato proprio ai membri di Fatah. Il controllo del campo da parte di questi ultimi era stato messo in discussione lo scorso fine luglio, da parte di un altro gruppo emergente rivale e vicino all’islamismo radicale, associabile proprio allo Jund ash Sham. Il risultato degli scontri era stato di 13 morti, 50 persone ferite e circa 2.000 rifugiati che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. La denuncia è giunta dall’organizzazione umanitaria citata, secondo la quale a farne le spese sono sempre e soltanto i civili inermi, esposti inutilmente a questa continua serie di conflitti armati. L’Unrwa si occupa infatti di fornire i servizi base alla popolazione residente, in particolare concernenti l’istruzione scolastica (oggetto odierno di attentato) e l’assistenza sanitaria. Nel suo ultimo comunicato, risalente allo scorso 18 agosto, l’agenzia ha dovuto sospendere i suoi servizi, giustificandosi per la “continua presenza di combattenti armati nelle sue strutture, comprese le scuole del campo” che, a causa delle “ripetute violazioni e dei danni significativi segnalati”, alle porte di questo nuovo anno scolastico lasceranno senza istruzione 3.200 bambini.

Enrico Picciolo

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