LIBERTÀ E CONTINUI FRAINTENDIMENTI

Raffronto su dati riguardo l’uso dei social e la libertà di stampa nel mondo

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D’altronde il Sommo Dante l’aveva già anticipato, nei versi 71 e 72 del Canto I del Purgatorio: “Libertà va cercando, ch’è si cara/come sa chi per lei vita rifiuta”. Aggiungiamo la definizione classica del concetto di libertà: “la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla”. Troviamo, ora, il bandolo della matassa: la libertà è l’obbiettivo più controverso che una persona possa raggiungere, perché comporta un ingrandimento dell’importanza della propria individualità a scapito del pensiero altrui. Non vuol dire che questo sia negativo, assolutamente, perché essere liberi e libere vuol dire anche non permettere che un’opinione, soprattutto se negativa, ostacoli il raggiungimento di un determinato scopo o l’affermazione del proprio io. La libertà, dunque, si declina prettamente in quella di espressione – e nell’epoca dei social network le potenzialità per far conoscere al mondo la propria individualità sono molte. Il problema principale risiede nell’accettazione di questo da parte di altre persone. Se poi, in una società di retaggio patriarcale come quella italiana, chi deve rivendicare il diritto di esprimersi liberamente è una donna apriti cielo. Piccola parentesi: il lato negativo più grande delle reti sociali è la possibilità, anche per chi dimostra una mentalità non adatta ai tempi correnti, di dire la propria. Che, per carità, non sarebbe neanche una questione di eccessiva importanza se i commenti non riflessero la necessità di insultare chi sembra superare dei limiti.

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La definizione di “limite” si esplica nel mostrare parti di sé che, secondo taluni e talune, dovrebbero essere soggette a senso del pudore – concezione che deve assolutamente rimanere nella cultura mondiale, ma non deve diventare antitesi di una mercificazione e sessualizzazione del corpo. Quindi il limite è posto secondo il buon senso di chi agisce e di chi parla, anche perché “la propria libertà termina lì dove inizia quella dell’altro o dell’altra”. Concetto che in Italia non sembra ben saldo, visto che i dati riguardo la libertà di stampa parlano chiaro. Se si parla di libertà di espressione non si può prescindere da quella concessa o meno ai mezzi di comunicazione di massa, anch’essi soggetti all’influenza esercitata dai social. Andiamo ad analizzare l’indice della libertà di stampa, fornito da Reporter senza frontiere, per renderci conto di come il nostro Paese – sotto questo punto di vista – non sia granché messo bene. A livello mondiale, col dato aggiornato al 2019, l’Italia figura al quarantatreesimo posto su centottanta, con un punteggio di 24.98.

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E si tratta di un dato in risalita, rispetto al 46esimo posto del 2018. Andando ancora indietro, anno per anno, e fermandoci al 2002, lo Stivale è stato: 52°, 77°, 73°, 49°, 57°, 61°, 49°, 49°, 44°, 35°, 40°, 42°, 39°, 53° e 40°. Un’autentica altalena, che però evidenzia come la libertà alla stampa italiana abbia conosciuto un periodo di restrizioni abbastanza forti per poi cercare di tornare ai fasti di un tempo. Distante anni luce, invece, la Norvegia: attualmente prima, con 7.82, non ha mai abbandonato il podio – contendendosi la prima piazza con Svezia e i Paesi Bassi. L’influenza dei social sul giornalismo è ottimamente fotografata dalla classifica mensile dei giornalisti italiani, stilata da Sensemakers sulla base delle interazioni sui profili Facebook, Instagram, Twitter e, per chi lo possiede, sul proprio canale YouTube. Per il mese di agosto al primo posto figura Andrea Scanzi, con 6.4 milioni di interazioni e 1.8 sulla piattaforma video. Subito sotto Gianluca Di Marzo con 6.3 milioni più 27mila. Chiude la top 3 Lorenzo Tosa, a quota 3.9 milioni. I social, dunque, sono uno strumento potente ed efficace per esercitare la propria libertà, ma l’uso che se ne fa determina molto quanta possibilità si ha di esprimere senza troppe limitazioni il proprio pensiero

Francesco Bulzis

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