LIZA MINNELLI

Istantanee d’autore

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Ho trascorso solo poco più di un giorno con lei perché ero il suo assistente italiano in occasione di una ospitata televisiva.

Erano anni che la corteggiavo per conoscerla perché è un’artista completa e rende magico tutto ciò che interpreta (sia film che brani musicali).

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Mi ero presentato all’aeroporto di Nizza iper-emozionato, sperando che in privato fosse come la vedevo in pubblico, piena di vita e molto simpatica.

Quando le feci segno che ero io ad aspettarla, sfoderò un sorriso immenso e ci parlammo come se fossimo due amici che si rivedevano dopo molto tempo.

Fu una di quelle volte in cui c’erano due Giacomo, uno che parlava e si muoveva e l’altro che si chiedeva se stesse sognando o se stava vivendo realmente quell’incontro.

E’ una di quelle donne con un tale carisma che lo effonde costantemente anche in privato.

Si, lo so che queste probabilmente sono proiezioni della nostra mente che trasfigurano le persone e le cose che ci piacciono, ma io sono certo che nel suo caso non si tratta di questo ma di un’essenza realmente forte e affascinante.

Ero condizionato anche dai due ruoli che aveva interpretato in maniera superba nei film “New York New” e soprattutto “Cabaret”.

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Avevo al mio fianco un personaggio mondiale che aveva rastrellato un Oscar, un David di Donatello, un Golden Globe e un Bafta Award, solo per citare i premi più importanti.

E questo mostro mi chiedeva come era organizzata la sua giornata.

Le dissi che avrebbe potuto riposarsi un’oretta in albergo e poi ci sarebbe stata la conferenza stampa e, approfittando della confidenza che mi dimostrava, aggiunsi che avrei fatto anche io delle domande perché allora scrivevo per un quotidiano.

Mi ordinò con evidente ironia di non fare domande cattive perché in tal caso non mi avrebbe più rivolto la parola.

Le risposi che per nulla al mondo mi sarei privato della sua, seppur breve, amicizia e le raccontai che avevo mancato di conoscerla la prima volta molti anni prima, quando da studente mi avventuravo alla scoperta di Roma.

Mi trovavo a Villa Sciarra e vidi dei camion attrezzati per le riprese cinematografiche; mi avvicinai per chiedere se ci fosse qualche attore famoso e un tecnico mi rispose che girava Liza Minnelli.

Rimasi ore in attesa di vederla, ma inutilmente.

Si trattava del film “Nina” con la regia di suo padre Vincente Minnelli (film da 6 Oscar).

Quindi stavo ricevendo ora il premio per l’attesa inutile di allora.

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Durante la conferenza stampa le feci varie domande.

“Ho notato che tra le tue collaborazioni artistiche non c’è nessun italiano…”

“Mi è capitato solo una volta che un artista italiano mi facesse delle proposte. Ci incontrammo a Roma, durante le riprese di un mio film, e mi fece sentire dei pezzi.

Ci accordammo che lo avrei richiamato dopo la fine del film.

Cosa che feci, ma mi risposero che era morto. Si era suicidato, proprio qui a Sanremo.”

Il padre di Liza era un famoso regista e la madre una diva di Hollywood, Judy Garland.

“Che cosa ti hanno trasmesso i tuoi genitori fondamentalmente?”

“Il senso dell’umorismo e la passione per la musica”

La sala era strapiena e ogni volta che facevo una domanda mi sembrava di togliere spazio ai giornalisti veri.

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Le ore passavano cadenzate da vari impegni e dalle prove: io avevo la mia macchinetta fotografica sempre in tasca cercando l’occasione, ma più il coraggio, di chiederle qualche scatto insieme.

Non trovai né l’uno né l’altro ma ebbi una folgorazione.

Mi ricordai che mentre le chiedevo a che ora volesse cenare, un fotografo urlò il suo nome e, voltandoci entrambi, sparò una raffica di scatti.

Dopo che fu partita rintracciai quel tipo e lo supplicai di darmi una foto.

E’ quella che vedete sul ritaglio di giornale perché ho perso l’originale.

L’unica che ho.

Ah, lei cenò in camera, da sola….

Giacomo Carlucci

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