LORENZA MORANDOTTI

Eremita urbana

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Lorenza Morandotti è una figura complessa e affascinante del panorama artistico nazionale: nata e cresciuta a Milano, si definisce un’EREMITA URBANA, a dimostrazione del raggiunto equilibrio tra città e ritiro, tra testimonianza e contemplazione, tra materia e spirito.

Insegnante e arteterapeuta, le sue parole sono suffragate dal silenzio delle lunghe ore passate in laboratorio a studiare e realizzare opere concettuali nate più dalla sua anima che dalle sue mani. Non vi è materia che Lorenza non sia in grado di plasmare ma ce n’è una che ha plasmato lei: l’ARGILLA. “Perché l’argilla? Perché da quando - quasi per caso - l’ho toccata, non ho più potuto fare a meno di continuare”, sostiene.

L’argilla non è solo materia modellabile, bensì un simbolo biblico estremamente potente: "Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele". (Geremia 18,6)

L’argilla siamo noi, esseri umani nati dalla volontà e dall’amore del Creatore, individui malleabili e plasmabili come una vaso nelle mani dell’artigiano.

Questa ricerca antropologica e spirituale ad un tempo, è la vera natura del lavoro artistico di Lorenza Morandotti.

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Lorenza Morandotti

Altro tema a lei caro è quello della TRASFORMAZIONE: l’argilla si presta - nei suoi diversi stadi - a questa considerazione. Dalla polvere, alla fluidità, alla plasticità fino al prodotto finito, l’artista da autore e maestro diventa discepolo di una materia che gli insegna pazienza, umiltà e disappropriazione.

Pazienza di colui che deve piegarsi ai tempi della materia, anziché ai propri. Umiltà dei ricominciamenti, quando l’argilla disattende le aspettative e bisogna rifare tutto da capo. Disappropriazione del risultato finale che, spesso, è altro da quello che ci si era immaginati.

L’argilla è un “materia viva”, simbolo ancestrale dell’essere umano, elemento con il quale è stato modellato e la quale ritornerà.

Questo è il motivo per il quale Lorenza Morandotti ha fatto della propria bottega un santuario, lavorando in religiosa contemplazione sostenuta da una forza interiore che la trasporta non si sa dove ma alla quale non può in nessun modo opporsi.

Plasmando l’argilla, l’artista plasma se stessa e, attraverso il contatto con la materia, riproduce in scala l’atto creatore di Colui che ci ha portati all’esistenza.

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“Toccare l’origine” by Lorenza Morandotti

“Toccare l’origine” è l’opera bronzea del calco di una coppella neolitica, antica incisione che risale all’ultimo periodo dell’età della pietra. “Questi piccoli fori presenti in grandi massi erratici sono presenti da sempre in tutto il mondo e, personalmente, li vedo come una prima anonima firma di una ricerca spirituale che unisce tutta l’umanità”, spiega l’artista. Siamo di fronte a una sorta di stargate, dove tempo e spazio vengono azzerati in un’opera concettuale che riassume e concentra in se stessa circa 10.000 anni di storia dell’umanità. Così come i massi, anche noi siamo erratici: nulla è fisso, nemmeno le rocce più imponenti. Questo questo dovrebbe farci comprendere come il cambiamento non sia un processo da temere, bensì un’opportunità da cogliere. L’unico “punto fisso” è quello al centro - metafora di noi stessi e della nostra anima - mistica stella polare che ci giuda e ci indica sempre la giusta direzione.

L’arte serve anche a trasmettere questi messaggi che, seppur antichi come nel caso in questione, restano assolutamente attuali.

Da quest’opera nasce anche un libro intitolato “Toccare l’origine”, diario di bordo di un’avventura spirituale vissuta in prima persona dall’artista. Le pagine del libro raccontato non tanto una ricerca quanto una scoperta: il processo inverso di “essere trovati” anziché di trovare è estremamente significativo per la Morandotti che, ancora oggi, ne parla con un’emozione incontenibile. Essere trovati nell’atto di cercare è quanto di più spirituale possa vivere un essere umano e che ciò avvenga attraverso l’arte o la meditazione, il risultato non cambia.

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“Punto essenziale” by Lorenza Morandotti

Il “Punto Essenziale” è una piccola opera in argilla che rappresenta il culmine di otto anni di lavoro dell’artista, una sorta di “taglio di Fontana” in cui convivono ricerca e rivelazione. Modellato a partire dal vuoto delle sue mani, è il risultato di una riflessione sul valore del vuoto nelle nostre vite; il punto al centro - ricoperto d’oro - è il vuoto all’interno della forma del del vuoto e ne sottolinea la preziosità intrinseca. Vuoto inteso non tanto come sterile assenza bensì come spazio da riempire, come luogo da abitare, come ventre in cui crescere.

Tutto il lavoro di Lorenza Morandotti gira intorno a questa duplice lettura artistica e spirituale: i vuoi e i pieni, modellare, sbagliare e ricominciare, tutto questo si riaggancia alle più disparate situazioni umane. L’errore fa parte non solo del percorso artistico ma anche, e direi soprattutto, di quello umano.

“L’errore è quella cosa che va al di là del proprio sapere” - sostiene l’artista - “e ce ne vuole vuole tanto per poterlo rigenerare e farne un linguaggio”. Molte sue opere si sono manifestate grazie ad uno sbaglio: “Le anime della terra”, ad esempio, sono nate grazie ad una “distrazione” dell’artista che ha rovesciato un secchio di porcellana liquida sul pavimento. Una volta seccata ha “liberato” delle forme inaspettate, simili ad anime, che sono poi diventate le sculture più famose della Morandotti.

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“Anime della terra” by Lorenza Morandotti

Chiaramente non sono state realizzate tutte così ma l’artista ammette che se la prima non fosse venuta alla luce in questa maniera, lei stessa non avrebbe mai concepito una forma così libera, così sinuosa, sottile e trasparente.

Detto questo, nasce una considerazione importante: è l’artista che crea l’arte o è l’Arte che sceglie l’artista quale strumento attraverso cui manifestarsi?

Lorenza propende per la seconda opzione anche se, sottolinea, lo riconosce a posteriori. “Ho spesso delle intuizioni ma quando arrivano non ne sono consapevole: in quel momento sento sento solo il bisogno irrefrenabile di darle corpo. Tutto ciò non nasce da un progetto ma lo diventa nel tempo”.

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“Infiniti infiniti” by Lorenza Morandotti

Passando dalla scultura alla pittura scopriamo i “Cosmo” e gli “Infiniti infiniti”. In queste opere stupefacenti, ognuna diversa dall’altra, l’artista vuole esprimere il concetto di unità nella diversità: tutti noi siamo parte del Cosmo, nessuno escluso, non tanto a prescindere ma proprio grazie alla nostra diversità. Il cerchio, come un Mandala, ci riunisce in un abbraccio che non ha ne inizio né fine, dove tutti siamo allo stesso livello, facendo emergere la bellezza della diversità e l’armonia dell’unità. Unità tra noi ma anche con il Cosmo che ci ha generati e di cui siamo la più pura manifestazione.

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

International Web Post - nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani - si fa portavoce di questa realtà, dando voce ad una realtà editoriale che è parte del nostro patrimonio culturale. #socialtvlbocca

Dove trovare Lorenza Morandotti:

https://www.lorenzamorandotti.com

https://www.facebook.com/lorenza.morandotti

https://www.instagram.com/lorenzamorandotti/

Simona HeArt

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