LO STRAORDINARIO POTERE DEI MANDALA

Definiti da Jung la mappa della nostra interiorità e da Garrett la rappresentazione del Cosmo

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Quando sento il bisogno di concentrarmi o rilassarmi a casa o al lavoro comincio a fare schizzi geometrici su foglietti volanti. I miei figli mi prendono in giro per questo mio pittoresco vizio.

Quando iniziai, spesso mi soffermavo sorridendo su quegli strani scarabocchi: spirali, cerchi, intrecci di triangoli, sovrapposizioni di quadrati, forme floreali e farfalle. Mi sentivo pervasa da una sorta di rilassamento, di puro benessere, circondata da un aureo silenzio. Distaccata dallo spazio e dal tempo, in perfetta solitudine, mi accorgevo ogni volta di trovare le risposte più idonee ai problemi. Questo mi dava una certa carica di energia. Allora non lo sapevo, ma stavo disegnando dei Mandala, piccoli dipinti magici che raccontavano qualcosa di me, del mio stato d’animo, delle mie gioie e paure.

Nonostante non avessi abilità artistico-pittoriche, disegnavo cerchi perfetti, spirali, fiori stilizzati che sembravano fotografie. Così decisi di approfondire per comprenderne appieno il significato. Mi spiegarono che quei disegni che io definivo “strani scarabocchi” erano l’espressione emotiva, la creatività, la manifestazione del mio Sé che reprimevo e controllavo per paura. Mi dissero: “signora, il mandala racconta la storia, la sua, ogni mandala ne racconta una”. Nonostante l’argomento mi affascinasse, non ero pronta per fare un viaggio dentro di me e smisi di scarabocchiare.

Poi arrivò un profondo dolore che sentivo il bisogno di fermare. Non avevo bisogno di pensieri e parole, ma solo di qualcosa che rappresentasse lo stato di quel momento. Di getto disegnai un mandala e mi sentii meglio, in pace, come alleggerita. Avevo messo lì, sul foglio le mie sensazioni, stavo raccontando il mio dolore all’Universo. Quel mandala era perfetto, bello o brutto non so, ma era mio, era la mia “storia”.

cms_6735/2.jpgDa quel momento non ho più smesso. Disegnare mandala mi rilassa, mi calma, mi fa sentire nel posto giusto al momento giusto, mi orienta verso un atteggiamento di fiducia nei confronti della vita e di me stessa. E’ come viaggiare nell’intimo.

Mandala è una parola che deriva dalla lingua sanscrita e che significa cerchio, circonferenza, centro. Tali rappresentazioni sono tipiche dell’Induismo e del Buddismo. Il più antico mandala conosciuto fino ad oggi è una ruota solare paleolitica scoperta nell’Africa del Sud. Oltre ad essere disegnati, vengono anche “vissuti” ad esempio nelle danze tra gli indiani Navaho, durante le pratiche di guarigione, la persona viene posta al centro di una circonferenza disegnata sul terreno. In Occidente l’idea del cerchio protettivo si ritrova in molte danze popolari, nel girotondo dei bambini. Possiamo ammirare dei mandala meravigliosi nei rosoni delle chiese cattoliche.

Nelle filosofie Orientali il mandala viene usato come mezzo per la meditazione e, tramite la sua costruzione, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo. I ricercatori hanno osservato che semplicemente colorandoli, i mandala hanno un profondo effetto sulla mente, attivano l’emisfero destro del cervello, favoriscono la sincronizzazione, migliorano la creatività e la capacità di risolvere i problemi. In commercio esistono album di mandala da colorare.

I monaci tibetani realizzano i mandala con migliaia di granelli di sabbia colorata e una volta terminata l’opera li distruggono per ricordare che nulla nell’Universo dura in eterno.

Disegnare, colorare o solo guardare i mandala ha effetti rilassanti, riduce le tensioni e accoglie il momento che stiamo vivendo: una separazione, un lutto, l’adolescenza o la lontananza dai nostri figli.

cms_6735/3.jpgVi riporto una citazione di Alce Nero uno sciamano dell’America del Nord, vissuto tra la fine del 1800 e la metà del 1900. Ogni cosa che fa il Potere nel mondo è fatto in cerchio. La volta del cielo è rotonda, la Terra e così sono tutte le stelle. Il vento gira vorticosamente. Gli uccelli fanno il nido in forma circolare. Il sole e la luna sono entrambi rotondi. La vita di ogni uomo è un cerchio che va dalla fanciullezza alla fanciullezza. I nostri tepee (tende coniche indiane) sono rotondi come i nidi degli uccelli…

In epoca moderna il maggior studioso dei mandala è stato Carl Gustav Jung, che rimane ad oggi il principale punto di riferimento a riguardo. E’ stato il primo a proporli ai suoi pazienti. “Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare, un mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo… Solo un po’ alla volta scoprii cosa è veramente il mandala: è il Sé, la personalità nella sua interezza… ci conduce a uno stato naturale di meditazione, ha un effetto ordinatore sulla nostra psiche…E’ un’attività da fare con i bambini per rafforzare il legame e portarli in uno stato di calma”

Secondo il fisico Antony Garrett l’Universo potrebbe avere una forma molto simile ad un mandala.

cms_6735/4.jpgCome sosteneva Jung, quando disegniamo un cerchio, tracciamo uno spazio sacro e quello spazio è inviolabile perché diventa la rappresentazione di noi stessi.

Partiamo dal centro, per proseguire poi con qualsiasi forma, per andare dove vogliamo in piena libertà. Ogni mandala che creiamo è una discesa nel nostro profondo, una porta che si apre e che esclude la mente, i condizionamenti e la cultura radicata in noi.

Credo sia difficile non rimanere affascinati da queste figure che portano alla luce la nostra vera essenza, dandoci la possibilità ogni volta di reinventarci.

Ogni persona di qualsiasi età può provare l’effetto positivo dei mandala. Lasciatevi affascinare, proprio come fanno i bambini. Colorando o creando i mandala troverete la vostra via verso il centro e sentirete l’energia che si diffonde da esso. Concedetevi una pausa di vita. Chi ha sempre fretta non si guarda dentro, ma vede solo fuori, non si fa domande, ma obbedisce. Cancellate dalla mente il detto "Chi si ferma è perduto" e sostituitelo con l’inverso. Perché forse a perdersi è chi non sa fermarsi.

Tina Camardelli

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