LO SMART WORKING TRA VANTAGGI E PERPLESSITA’

Anche il recruiting diventa virtuale: il parere della head hunter Carola Adami

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Lo smartworking è ormai diventato parte della nostra quotidianità, nel bene o nel male. La ricerca intitolata “Le modalità lavorative dopo il lockdown: quale Smart Working?” condotta da ANRA, l’Associazione Nazionale dei Risk Manager, e Aon, svela che solo il 16% degli italiani è rientrato al lavoro dopo il lockdown. Il lavoro agile è stato apprezzato non solo dai dipendenti, ma anche dai datori di lavoro, per molteplici motivazioni: la flessibilità, la riduzione dei costi di gestione degli uffici, l’opportunità di bilanciare meglio la vita professionale con quella privata, la possibilità di aumentare la produttività senza peculiari investimenti. Chiaramente occorre guardare anche il risvolto della medagli, con tutte le difficoltà legate al dover organizzare il lavoro da casa, specie laddove ciò andasse conciliato con la gestione dei figli. Per di più molti manager faticano, ancora oggi, a costruire un sufficiente rapporto di fiducia con i propri dipendenti, indispensabile per la riuscita dello smart working. I “pro”, in ogni caso, sembrano tali da superare questi “contro”.

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«A partire da marzo anche il mondo della selezione del personale si è trasferito online. Va detto, peraltro - sostiene Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, società italiana di head hunting - che la nostra agenzia già da tempo, in casi peculiari, sfruttava le piattaforme di videochiamata per dei colloqui conoscitivi a distanza, soprattutto per i primi contatti con potenziali candidati geograficamente distanti. Con il lockdown questa pratica è stata ampliata, senza intaccare particolarmente i processi di selezione del personale».

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«Certo, per un selezionatore è importante poter interpretare anche il linguaggio non verbale durante i colloqui di lavoro, per capire qualcosa in più sui candidati. Questo rende le semplici chiamate telefoniche del tutto inadatte per il processo di selezione, ma non crea particolari problemi nel momento in cui si possono effettuare delle videochiamate. Da un certo punto di vista la modalità di selezione virtuale presenta anche dei vantaggi importanti. Si pensi per esempio al fatto di poter selezionare davvero il migliore dei talenti presenti sul mercato del lavoro, il più competente e il più idoneo, a prescindere dalla vicinanza geografica: il fatto di effettuare dei colloqui da remoto e di considerare già in partenza la possibilità di lavoro in smart working elimina ogni limite in tal senso» conclude l’head hunter.

Massimo Favia

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