La “ville lumière” punta le sue luci sull’uguaglianza ed ospita un evento unico al mondo

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Mentre nella suggestiva Gand, piccola cittadina delle Fiandre che trasuda arte millenaria e contemporanea al pari delle più prestigiose città d’arte, si consumava l’ennesima aggressione di stampo omofobo ai danni del vignettista italiano Mauro Padovani, preso a sprangate con il marito perché gay, una luminosa Parigi chiudeva i Gay Games.

Oltre 10.000 partecipanti provenienti da ben 90 Paesi hanno impegnato la capitale francese partecipando ai “Mondiali della diversità”, l’evento sportivo che si svolge ogni quattro anni.

Il giro di boa della decima edizione si è svolto proprio nella città simbolo della lotta alle disuguaglianze ed emblema di quelle sane rivoluzioni che sventolano orgogliose l’idea di libertà.

Per l’occasione sono stati arruolati ambasciatori di alto profilo, come Liliam Thruam, storico difensore della nazionale di calcio francese, e il designer Jean-Paul Gaultier.

Creato nel 1982 a San Francisco da un’idea di Tom Waddel insieme all’attivista per i diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trasgender, ndr) Rikki Streicher per spezzare l’assurda logica degli stereotipi, l’evento si pone come obiettivo sconfiggere l’odio nei confronti delle minoranze LGBT.

Ma sgombrate il campo dal pensiero di una di quelle manifestazioni gay ai limiti delle trasgressioni. Certo, gli elementi caratterizzanti c’erano tutti, dai costumi colorati a qualche eccessiva dimostrazione di affetto che lascia sempre così poco spazio all’immaginazione, ma il Gay Games rifugge dalla logica delle minoranze ed è per questo che l’organizzazione ha invitato a partecipare chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, senza limitazioni alcune. Per partecipare al GayGames non conta l’età, l’etnia, la religione, il ceto sociale o l’abilità fisica. La maggior parte dei partecipanti ha orientamento omosessuale, ma fornirgli un’occasione di socializzazione così eterogenea contribuisce a non farli sentire diversi.

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In quello che Sky Sports ha definito “l’evento multi-sportivo più inclusivo del mondo”, lo sport sfida la sua naturale predisposizione a veicolare i valori di inclusione e coesione sociale abbattendo le barriere tra persone normodotate e disabili, giovani e anziani, omosessuali ed eterosessuali. Un’iniziativa meravigliosa dal messaggio condivisibile per tutti: l’uguaglianza deve essere tale in tutti gli ambiti.

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Nei dieci giorni di gare, nei 36 sport previsti, la medaglia più ambita, a giudicare dalle reazioni dei partecipanti, è stata quella liberatoria opportunità di sentirsi finalmente accettati.

“Per me essere qui è un’esperienza straordinaria, che mi fa sentire libera e felice - così ha commentato Jay, una transessuale ugandese che è stata ripudiata dai suoi familiari e cacciata dall’Università - qui non mi sento giudicata e discriminata, e posso divertirmi con persone che hanno vissuto drammi come il mio”.

Dello stesso stampo l’amaro sfogo di Zhang su quanto sia difficile vivere in un contesto dove nascondere la propria diversità equivale, nei casi estremi, a salvarsi la vita: “Vengo da una famiglia tradizionalista e in Cina non posso neanche dire che sono gay. Qui mi sento normale e accettato”.

Molti tra gli oltre 10.000 partecipanti alla manifestazione provenivano da realtà come l’Egitto, l’Indonesia, la Nigeria o l’Arabia Saudita, dove l’omosessualità è ancora illegale. In molti Paesi chi fa coming out rischia gravi ripercussioni, in alcuni casi fino alla pena di morte. Negare il proprio orientamento sessuale, in queste situazioni, è l’unica arma per sopravvivere.

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La manifestazione sportiva ha riscosso particolare successo, soprattutto se si considerano i numeri prodotti sul turismo del periodo. La dieci giorni di competizioni, spettacoli, eventi, concerti e conferenze ha fatto da volano alla stagione estiva con la presenza di migliaia di artisti, volontari, donatori, sponsor, associazioni culturali e sportive.

Le stime economiche di Paris 2018 Gay Games parlano di circa 58 milioni di euro di introiti, trend positivo se si considera il risultato della scorsa edizione tenutasi a Cleveland che è stato di 53 milioni di dollari. Niente male per un’organizzazione, Parigi 2018, senza fini di lucro e assolutamente apolitica.

Al già ragguardevole risultato vanno aggiunti i 78 milioni di euro relativi all’incremento dei viaggi nel periodo in Francia, per un impatto economico stimato in 136 milioni di euro per un progetto eco-compatibile nel contesto dello sviluppo sostenibile. La manifestazione, infatti, rientra nell’Agenda 21 dello sport francese che prevede l’uso di infrastrutture esistenti, strutture temporaneamente realizzate con materiali riciclabili, la promozione del trasporto pubblico, l’uso di veicoli non inquinanti, un’attenta politica verso la gestione delle risorse idriche e delle disponibilità energetiche.

Parigi 2018 ha adottato, già nel 2015, la carta ambientale che descrive le scelte fatte dall’organizzazione contro gli sprechi, le costruzioni superflue, la salvaguardia dell’ambiente, utilizzando le raccomandazioni del febbraio 2016 da parte del governo francese di realizzare grandi Giochi Gay eco-compatibili 10.

Accanto ai temi di inclusione sociale e sport l’organizzazione dell’evento ha inteso promuovere la salute attraverso l’informazione e la prevenzione su questioni come AIDS, cancro, doping, consumo di droghe e rischi correlati.

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Il più grande evento mondiale di sport e cultura aperto a tutti si è concluso con un bilancio assolutamente positivo, assolvendo per altro al compito di banco di prova in vista delle Olimpiadi che vedranno Parigi padrona di casa nell’edizione del 2024.

In attesa di valutare le future capacità organizzative della grande città europea nonché la tenuta dei servizi di sicurezza, chiamati a fare gli straordinari in una città particolarmente vulnerabile sul piano della sicurezza internazionale, un riconoscimento a questo punto è d’obbligo: Parigi 2018 si conferma a pieno titolo capitale dell’Amore.

Maria Cristina Negro

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