La Faw si prepara a sbarcare nella Motor Valley

Porta con sé un miliardo di Euro

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Naturalmente ognuno di noi nutre la più viva preoccupazione innanzi ai più che probabili peggioramenti del quadro economico nazionale causati dalla recente epidemia di Coronavirus. Eppure, sembra esserci un settore che più di tutti gli altri rischierebbe a causa della propria vulnerabilità e delle difficoltà già patite negli ultimi anni di essere travolto da un ancor più drastica recessione e dall’arrivo di innumerevoli difficoltà finanziarie: il settore automobilistico. Naturalmente non esiste al mondo nessuna singola azienda, per quanto grande, che possa da sola sperare di sventare le minacce che aleggiano intorno a tale ramo della nostra economia né singolo uomo che possa autonomamente risolvere ogni problema in essere in tempi rapidi e irragionevoli. Cionondimeno, nelle ultime ore pare giungere dall’Asia una notizia che pur non cancellando nessuna di tali preoccupazioni sembrerebbe comunque regalarci la possibilità di guardare al futuro del mercato automobilistico italiano con una maggiore fiducia o, se non altro, con una speranza in più.

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Il colosso cinese Faw investirà infatti un miliardo di euro per la progettazione e la realizzazione in Emilia Romagna di auto elettriche ed ibride. Ad ospitare l’ambizioso progetto, com’era prevedibile, sarà la cosiddetta Motor Valley il vasto territorio che si estende tra le provincie di Parma, Modena, Bologna, Ravenna e Rimini e che contiene al proprio interno ben quattro autodromi internazionali, undici musei a tema, gli stabilimenti di sei case costruttrici e, fin dal 1943, la sede della Ferrari. Sembra che presto tale invidiabile elenco sarà destinato ad ampliarsi ulteriormente grazie alla First Automobile Works, il colosso industriale che da ormai quasi vent’anni è divenuto il principale produttore di automobili in Cina. Nata nel 1953 grazie all’aiuto della ZIL (all’epoca la principale casa costruttrice dell’Unione Sovietica) la First Automobile Works si dedicò fin dalla metà degli anni cinquanta alla produzione di camion destinati a rassomigliare il più possibile a quelli russi; fu solo nel 1958 tuttavia che essa si aprì a nuovi orizzonti producendo limousine di lusso destinate ai più alti funzionari politici di Pechino e ampliandosi fino al punto da diventare un gruppo talmente solido da resistere perfino ai cambiamenti accaduti nel mondo e all’avvento della globalizzazione.

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Di recente sembra proprio che la Faw abbia deciso di espandersi anche in Europa e per farlo ha scelto come luogo del proprio primo investimento proprio l’Italia, una notizia decisamente lieta e non solo per le consistenti risorse di cui gode il colosso cinese ma soprattutto perché i suoi portavoce hanno già annunciato un massiccio piano di assunzioni che, contrariamente a quanto troppo spesso accade, sarà pressoché immediato. Entro la fine del primo semestre del 2020 e prima ancora che i lavori per la realizzazione delle strutture in Emilia Romagna possano avere inizio i dirigenti della Faw autorizzeranno l’assunzione di centinaia tra ingegneri, designer e altri professionisti italiani; una goccia nell’oceano indubbiamente, eppure al tempo stesso il piano d’assunzioni in questione sembra testimoniare una volta di più la stima e il rispetto nutriti all’estero nei confronti del nostro Paese.

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Innanzi alla notizia una grande soddisfazione sembra aver colto anche il mondo della politica sia locale che nazionale: “Il Governo sosterrà l’evoluzione del settore auto in termini di Export e di attrazione d’investimenti” ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri Di Stefano; “l’intenzione ad implementare lo sviluppo di auto elettriche rappresenta una sfida che noi, come regione, ci siamo posti per i prossimi anni” ha aggiunto l’assessore emiliano-romagnolo Vincenzo Colla. Grande fiducia anche da parte del General Manager di Faw, Lei Ping: “La motor Valley è il luogo di nascita di molte auto di fama mondiale ed è da qui che vogliamo partire per la strategia di sviluppo di questo progetto” ha asserito. In altre parole sembra che tutto, dalle motivazioni dei protagonisti agli aspetti di natura logistica, lascerebbe presuppore che siamo di fronte a un esperimento destinato non solo ad avere successo ma perfino a perdurare negli anni, se questo avverrà davvero tuttavia potremo scoprirlo solo col tempo.

Gianmatteo Ercolino

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