La TERRA di TURNO

Il mito è storia

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Nell’area metropolitana, immediatamente a sud di Roma, c’è LA TERRA di TURNO con i luoghi raccontati da Virgilio negli ultimi sei libri dell’Eneide: Ardea, Laurentum/Lavinium, Albunea, Castrum Inui. Questi mitici luoghi virgiliani si trovano lungo le antiche vie Ardeatina e Laurentina che nell’età del bronzo, più di 3000 anni fa, collegavano Roma con il litorale delle sue origini latine. L’archeologia ha dimostrato che il mito delle origini di Roma, nel Lazio virgiliano, è una realtà storica testimoniata da resti di antichissime città, da monumenti unici al mondo e da reperti di straordinaria bellezza e fattura. Ardea, la mitica città di Turno esiste ancora come scrive Virgilio nell’Eneide ed ha conservato il suo nome originario che significa “Airone”, mentre Laurentum/Lavinium (la mitica città di Enea) corrisponde oggi a Pratica di Mare nel comune di Pomezia.

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Visitare e conoscere la TERRA di TURNO, alla periferia della capitale d’Italia, significa scoprire quella parte rimossa e nascosta della Storia prima di Roma che Virgilio, nell’Eneide, ci racconta come un mito, l’unico modo che aveva il poeta di trasmettere alle generazioni future alcuni valori fondamentali della latinità.

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Virgilio narra che la mitologia latina, nella TERRA di TURNO, cominciava con Giano, la mitica porta (Ianua) che si apre per accogliere il dio Saturno perseguitato da Giove. La fondazione di Ardea, ad esempio, è mitica/mente contrapposta a quella di Roma come Turno è contrapposto ad Enea. Virgilio, nel settimo libro dell’Eneide, ci ricorda che Ardea fu fondata molti secoli prima di Roma da una donna senza spargimento di sangue, mentre Roma nasce con Romolo che uccide il fratello.Ai miti corrispondono realtà storiche diverse che lo storico Tito Livio, contemporaneo di Virgilio, ci racconta quando troviamo Ardea in tutti i momenti cruciali della storia romana. Pochi ricordano che Ardea fu fatale all’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, che stava assediando la ricca e potente città dei Rutuli quando i Romani, alla fine del VI secolo a. C., si ribellarono e proclamarono la repubblica. Il famoso condottiero romano Furio Camillo trovò rifugio ad Ardea, dopo essere stato cacciato da Roma, e senza l’aiuto dei Rutuli, nel IV secolo a. C., non avrebbe potuto liberare Roma dai Galli di Brenno.

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Solo la conoscenza delle storie locali nel Lazio virgiliano consente di fare piena luce su periodi della storia romana che è spesso raccontata ed insegnata a mozzichi e bocconi. Nessuno ricorda che la TERRA di TURNO fu fatale ad un altro re di Roma che non erano sette, come tutti credono, ma otto. Ai canonici sette re di Roma bisognerebbe aggiungere anche TITO TAZIO che regnò con Romolo dopo il ratto delle Sabine e la pacificazione con i Romani. Tito Tazio fece una brutta fine quando alcuni suoi parenti uccisero gli inermi ed indifesi ambasciatori di Laurentum/Lavinium che insieme a quelli di Ardea avevano trovato il modo di risolvere conflitti e controversie non con le armi, ma con le parole cioè facendo ragionare i contendenti. Tito Tazio, nonostante la richiesta di giustizia da parte dei Laurenti Lavinati che esigevano il rispetto di un diritto universale delle genti, non volle sentire ragioni. I Laurenti Lavinati lo attesero nella loro città, dove ogni anno il re di Roma doveva venire in pellegrinaggio per celebrare un rito sacro, e lo scannarono sugli altari come una vittima predestinata.

Giosuè Auletta

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