La VERA ENEIDE

Il mito di ENEA e di TURNO

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“Non ignorate i Latini” Virgilio (Eneide, VII, 2002)

L’ENEIDE di VIRGILIO è un capolavoro della letteratura latina che divenne un “libro classico”, nelle scuole, subito dopo la morte del poeta nel 19 a. C.

Il poema epico virgiliano, da oltre duemila anni, è continuamente interpretato e tradotto nelle diverse lingue del mondo. Le interpretazioni sono andate di pari passo con le traduzioni che nel corso dei secoli sono state, in realtà, altrettante “tradizioni” cioè vere e proprie manipolazioni di quanto Virgilio ha scritto nell’Eneide.

cms_3301/foto_2.jpgL’interpretazione ideologica del poema virgiliano, durante la dittatura fascista in Italia, portò all’identificazione di Mussolini con Enea come si può vedere in un monumento che si trova a Mantova nel parco virgiliano. In questo monumento del 1926, dove l’arte si mette al servizio di una ideologia imperiale, Mussolini/Enea calpesta Turno rappresentato come un africano, simbolo di tutti i popoli da conquistare e sottomettere con ogni mezzo.

L’Eneide, ancora oggi, è interpretata come se raccontasse solo il mito di Enea, mentre l’Eneide è anche “Turneide”: il mito di Turno. La vera Eneide di Virgilio, la bibbia degli antichi Romani, è composta da 12 libri. I primi sei libri raccontano la fuga di Enea da Troia dopo la distruzione della città ed il suo viaggio nel Mediterraneo alla ricerca di una nuova terra. La seconda parte dell’Eneide racconta lo sbarco di Enea nel Lazio antico prima come profugo e poi come spietato invasore a capo di un potente esercito su trenta navi da guerra.

A questo punto l’Eneide diventa Turneide perché Virgilio, come solo i grandi poeti sanno fare, ci racconta l’altra parte della Storia: quella vista dalla parte dei Vinti che nel poema sono rappresentati dagli antichi popoli latini come i Rutuli di Ardea e i Laurenti di Lavinium che lottano insieme per difendere la loro terra/patria dagli invasori. La fine dell’Eneide coincide con la morte di Turno e l’ultimo verso del poema è dedicato al re dei Rutuli che muore “indignato” perché la Forza ha prevalso sulla Giustizia.

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Il personaggio di Turno, nelle attuali interpretazioni ed illustrazioni dell’Eneide (sopratutto quelle diffuse nel mondo della scuola), è sempre rappresentato più brutto, più cattivo e più vecchio di Enea. Virgilio, invece, ci descrive Turno come un giovane che aveva meno di 20 anni, bellissimo non solo nel fisico, ma anche nell’animo, coraggioso e pronto a rischiare la sua vita per il bene della comunità.

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Virgilio onorò il giovane re dei Rutuli di Ardea come un benefattore dell’umanità perché “le anime felici dei giusti, meritevoli e degni di essere ricordati, sono quelle dei poeti, degli artisti e dei patrioti” (Eneide, libro VI, 660-664).

Giosuè Auletta

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