La felicità in tempo di crisi: a deprimere è la mancanza di speranza

Il Dalai Lama: “Abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità”

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New York
-Il forte impatto della crisi, tanto a livello economico che sociale e psicologico, si riflette nei livelli di felicità dei Paesi europei più colpiti: Italia, Spagna e Grecia.Lo rivela il rapporto sulla Felicità 2013, divulgato dall’Onu, che intende fornire indicazioni su come orientare le scelte politiche per il periodo 2015-2030, a partire dai dati di 156 Paesi raccolti da Gallup, tra il 2010 e il 2012, e analizzati da un’equipe di ricercatori sociali di varie università internazionali.E’ dalla storica risoluzione dell’Assemblea Generale del luglio 2011 che l’Onu esorta la politica a smettere di concentrarsi su risultati puramente economici e a tenere in maggior considerazione i fattori che determinano la percezione di benessere nelle popolazioni del pianeta. Lo afferma nuovamente il World Happiness Report 2013.Condotto da una squadra di esperti di vari settori, chiamati a raccolta dalla Columbia University sotto la guida di John F. Helliwell, Lord Richard Layard e Jeffrey D. Sachs, lo studio di 156 pagine è il secondo finora realizzato su un corpus di oltre 150 Paesi: "La felicità percepita ci può insegnare molto sulle misure da prendere per migliorare il benessere del pianeta e per assicurare uno sviluppo sostenibile" - ha detto Jeffrey D. Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University, nonché consulente particolare del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon - "le politiche adottate nei vari Paesi devono allinearsi maggiormente con ciò che interessa e tocca di più la gente".

cms_135/3_.jpgE spiega il perché dell’importanza politica della felicità: "Vi sono ampie prove che popolazioni più serene, che hanno vite più appaganti e vivono in comunità più soddisfatte hanno maggiori possibilità di avere una salute migliore e di essere più produttive e connesse socialmente. Il vantaggio che ne deriva beneficia tutti".


cms_135/4.jpgA fronte di una diminuzione del livello totale di felicità rispetto al periodo 2005-2007, il nuovo rapporto evidenzia come l’Italia abbia ancora buoni, benché diminuiti livelli, per quanto riguarda la possibilità di ricevere dalla propria rete sociale aiuto in momenti difficili, ma un basso livello di libertà nella possibilità di compiere scelte personali e una minore generosità generale, intesa come disponibilità ad elargizioni e donazioni. Nel complesso le opportunità individuali si sono ridotte, sia per i tagli ai servizi disponibili sia per la perdita di chances effettive", informa il Rapporto.Gli autori sostengono anche che la mancanza di focus su misure comuni che aiutano nel successo nella vita, ad esempio più tempo con la famiglia o la generosità verso gli altri, possono spiegare perché certi Paesi, che nell’accezione generale dovrebbero essere felici, l’America ad esempio, non lo sono.

cms_135/5.jpgIl Togo è il Paese meno felice di tutti e, date le notizie degli ultimi giorni, non è poi troppo sorprendente che la Siria sia tra i "fanalini di coda", al 146/mo posto su 156.Un esempio fondamentale dell’utilità a conoscere il proprio FIL è dato dal Bhutan, piccolo stato montuoso dell’Asia. Questo stato già da 4 anni adotta come indicatore per calcolare il benessere della popolazione il FIL. I criteri presi in considerazione sono la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Secondo alcuni dati, questo paese è uno dei più poveri dell’Asia, con un PIL pro capite di 2088 dollari (2010), tuttavia, secondo un sondaggio, è anche la nazione più felice del continente e l’ottava del mondo. Gli ideatori di questo indice non mirano a una “retrocessione”, cioè non vogliono passare per anti-tecnologici o anti-materialisti, ma il loro programma punta a migliorare l’istruzione, la protezione dell’ecosistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali. È dunque per questo che ogni stato deve sì prendere in considerazione il suo PIL, ma deve anche mirare al benessere dei cittadini, quindi deve attuare, se non in modo cosi prevalente, l’indicatore di felicità interna lorda, perché, come abbiamo visto, sul campo del benessere dei cittadini, anche un piccolo paese può essere uno dei migliori del mondo.

cms_135/6jpg.jpgIl Dalai Lama è un convinto sostenitore della FIL. A questo proposito ha dichiarato: «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

cms_135/7_.jpg A differenza del Genuine Progress Indicator — che cerca effettivamente di misurare il benessere — la Felicità Interna Lorda non è un tentativo di quantificare la felicità. Le due misure concordano, però, sul fatto che il benessere è più importante dei consumi. La FIL si basa su una serie di valutazioni soggettive dei valori morali, il che, in pratica, significa che è aperta a chiunque sia in grado di definire un quadro di riferimento (ossia solitamente i governi), coerente con i propri interessi. Un esempio concreto è dato dal già citato Bhutan, che in passato ha espulso circa 100.000 cittadini di origine nepalese, sostenendo che non fossero dei "veri" bhutanesi. Questa mossa avrebbe avuto un effetto negativo sul PIL, ma non sulla Felicità Interna Lorda.Sono sei, secondo gli autori dello studio, i fattori che contribuiscono alle variazioni della felicità di una nazione, di anno in anno: la salute, le aspettative di vita, l’assenza di corruzione, la libertà di scelta, la generosità e la presenza di qualcuno su cui contare.

L’IMPORTANZA DEI VALORI IMMATERIALI

cms_135/8_s.jpgIl rapporto, quindi, suggerisce che i valori immateriali sono responsabili della felicità delle nazioni tanto quanto fattori più tangibili come il Pil o la ricchezza personale. "C’é una crescente domanda a livello globale affinchè le politiche siano più strettamente allineate con quel che importa davvero alla gente, per come essa stessa definisce quel che la rende felice", ha detto Sachs, presentando il rapporto: "Sempre più leader mondiali parlano dell’importanza di un indice della felicità come guida per le loro nazioni e per il mondo". Indicatori di progresso economico alternativi, che hanno il sostegno di numerose ONG, vengono utilizzati da alcuni governi di stati europei e nel Canada.In Italia è l’Associazione Culturale Isola Etica ad organizzare nove giornate dedicate alla FIL, con il FIL Festival, che si tiene a fine luglio nelle piazze principali dei borghi di Poggio e Marciana Marina all’Isola d’Elba.

LA CLASSIFICA

cms_135/9.jpgL’Italia è al 45° posto (6,021 indice di felicita’), dietro Slovenia, Spagna, Colombia, Arabia Saudita; la Spagna al 38° (indice 6,322), la Grecia al 70° posto (5,435). Non solo: l’Italia è stato l’ottavo Paese che ha visto crollare più intensamente il suo indicatore di felicità tra lo studio del 2008 e l’attuale, superata solo da Egitto, Grecia, Myanmar, Giamaica, Botswana e Spagna. La Spagna è stato il sesto Paese più colpito. Insomma i Paesi dell’Europa mediterranea sono stati tra i più colpiti.

NORD RICCO E SERENO

cms_135/10_.jpgI primi posti nella lista della felicità sono occupati dai Paesi del nord e del centro Europa: Danimarca (indice 7,693), Norvegia, Svizzera, Olanda, Svezia, Canada, Finlandia, Austria e Islanda. Gli Stati Uniti figurano al 17esimo posto della classifica. Agli ultimi posti, i Paesi dell’Africa sub-sahariana: Togo (2,936), Benin, Repubblica Centroafricana, Burundi, Ruanda, Tanzania e Guinea, e infine la Siria, devastata dalla guerra civile.

NON SOLO CRISI

cms_135/11.jpgAltri Paesi europei pesantemente investiti dalla crisi economica o bancaria, per esempio l’Islanda e l’Irlanda, hanno subito crolli minori nell’indice di felicità, perché non sono caduti in una depressione collettivagrazie alla convinzione, per esempio, che i politici riusciranno a portarli fuori dalla crisi.

LA LISTA DEI PRIMI 50 STATI "FELICI"

cms_135/12_s.jpgEcco i primi 50 stati: Danimarca, Norvegia, Svizzera, Paesi Bassi, Svezia, Canada, Finlandia, Austria, Islanda, Australia, Israele, Costarica, Nuova Zelanda, Emirati Arabi, Panama, Messico, Stati Uniti, Irlanda, Lussemburgo, Venezuela, Belgio, Gran Bretagna, Oman, Brasile, Francia, Germania, Qatar, Cile, Argentina, Singapore, Trinidad e Tobago, Kuwait, Arabia Saudita, Cipro, Colombia, Thailandia, Uruguay, Spagna, Repubblica Ceca, Suriname, sud Corea, Taiwan, Giappone, Slovenia, Italia, Slovacchia, Guatemala, Malta, Ecuador, Bolivia.

Angela Milella

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