La moglie del Primo Ministro emiratino fugge via

Porta con sé i figli e… 35 milioni di dollari

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Fino a non molti anni fa, sembrava che non potesse esistere matrimonio più felice e armonioso di quello fra Haya bint al-Husayn e Mohammed Rashid al Maktoum. Naturalmente, nessuno dei due aveva mai vissuto una vita lontana dai più estremi agi e da tutti quei privilegi che il fato riserva ad una ristretta ed invidiatissima cerchia di persone. Lei era, secondo la tradizione sunnita, una diretta discendente del profeta Maometto, nonché la sorella dell’attuale Re di Giordania Abd Allah e cognata della più famosa Rania. Lui, dal canto suo, era il leader di una delle più emergenti nazioni del panorama asiatico e, sebbene la legge vieti di inserire un sovrano nella lista degli uomini più ricchi del mondo, la rivista Forbes ha stimato che egli possedeva un patrimonio di circa 16 miliardi di dollari. Sembrava che la loro unione fosse ben più facilmente paragonabile a quelle descritte nelle favole piuttosto che ai tumultuosi legami che ci circondano nella cinica vita reale. Col passare del tempo le circostanze divennero ancora più romantiche quando la vita decise di concedere alla coppia due bellissimi figli: Jalila e Zayed, di cui la prima, per un’incredibile circostanza, nacque proprio il giorno dell’anniversario dell’indipendenza degli Emirati Arabi.

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Purtroppo però, perfino le storie più sublimi possono nascondere degli oscuri e spesso inquietanti segreti. Ben presto, infatti, emerse che lo sceicco Mohammed Rashid non era quella persona mite e occidentalizzata che aveva sempre finto di essere, ma un uomo autoritario ossessionato dall’idea di proteggere le proprie tradizioni da qualunque atteggiamento troppo liberale dei propri familiari. Ai suoi parenti più prossimi impose una disciplina rigida giungendo addirittura a picchiare chiunque osasse disobbedirgli, come nel caso della principessa Latifa. Nata da un precedente matrimonio con una donna algerina (in effetti il premier avrebbe in tutto 23 figli) nel 2018, Latifa pubblicò su Internet un video in cui lamentava di essere stata vittima di percosse da parte del padre e di temere per la propria stessa vita; con la complicità di un ex agente dei servizi segreti francesi, Hervé Jaubert, la giovane ragazza rubò uno yacht dalla ricca collezione di famiglia tentando disperatamente di raggiungere le coste dell’India, da cui avrebbe potuto finalmente prendere un volo per gli Stati Uniti dove quasi certamente avrebbe ottenuto l’asilo politico e con esso la tanto agognata salvezza. Prima di raggiungere le coste del Goa, però, lo yatch venne intercettato da due navi emirate e da altrettanti elicotteri: la principessa venne catturata e riportata a casa con la forza. Da allora non si hanno più notizie di lei sebbene Mary Robinson, ex Alto commissario delle nazioni unite per i diritti umani, dopo essersi recata alla vigilia di Natale a Dubai ha asserito che la sfortunata ragazza starebbe subendo un trattamento psichiatrico coercitivo.

Forse è stato proprio questo drammatico episodio a persuadere Haya dei difetti del marito, nonché della necessità di distaccarsene. Eppure, furono molte le ragioni che spinsero la donna a procrastinare qualunque tentativo di divorzio o di emancipazione rispetto al coniuge: occorre infatti sottolineare che tra i due v’era in comune qualcosa in più di un semplice matrimonio, una passione. Mohammed era un amante spasmodico delle corse fra dromedari e dell’Endurance equestre, una particolare disciplina che consiste nell’organizzare corse ippiche di oltre 150 chilometri nelle quali i cavalli arabi risultano pressoché imbattibili. Dal canto suo, potremmo dire che per gran parte della propria esistenza Haya aveva vissuto quasi esclusivamente per i cavalli: all’età di soli 13 anni ella aveva vinto la medaglia di bronzo nel salto individuale al torneo ippico di Damasco, l’anno successivo era stata nominata atleta dell’anno in Giordania distinguendosi per le proprie abilità fisiche fino al punto da divenire l’unica donna finora in grado di vincere una medaglia nei giochi panarabi nonché la prima atleta a rappresentare il proprio Paese in una competizione internazionale. Nel 2000 la principessa fu la portabandiera della Giordania in occasione dei giochi olimpici di Sidney e malgrado il tempo, unito all’implacabile invecchiamento del corpo, le rese pressoché impossibile proseguire l’attività agonistica, non v’è dubbio sul fatto che nulla poté in alcun modo scalfire il proprio interesse sportivo e che avere un generoso marito con il quale assistere alle più importanti corse equestri in ogni parte del mondo riuscì, se non a risolvere, quantomeno ad attutire le sempre più stringenti tensioni coniugali.

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Inoltre, un eventuale separazione avrebbe indubbiamente messo in forte imbarazzo l’amato fratello di lei che, come detto, rappresentava in Medioriente un’importante figura pubblica la cui autorevolezza dipendeva proprio dal fatto di non essere mai stato fino ad allora al centro di scandali o di pettegolezzi particolarmente significativi.

Quando tuttavia ai dispotici atteggiamenti di Mohammed si aggiunsero le minacce di separarla per sempre dai figli, Haya comprese che non aveva altra scelta se non quella di fuggire per sempre dalla gabbia dorata nella quale aveva vissuto per oltre quindici anni. Com’era prevedibile, ella tentò in ogni modo di non far sapere alla stampa internazionale della propria fuga rivolgendosi ad un diplomatico tedesco affinché l’aiutasse a lasciare il Paese nella maniera più discreta possibile; questa volta, però, l’equitazione che un ruolo tanto significativo aveva giocato nell’unione fra lei e il marito, sembrò giocare un ruolo altrettanto determinante nella loro separazione. Durante una recente corsa presso lo storico ippodromo di Ascot infatti, lo sceicco sarebbe stato avvistato presso le tribune senza alcuna compagnia: chiunque conosceva la moglie di lui, deve aver trovato particolarmente sospetto il fatto che ella potesse rinunciare allo spettacolo di una così coinvolgente competizione sportiva, così, in molti iniziarono a sospettare che all’interno della coppia fossero sorti dei problemi fino a quando, le inchieste dei giorni successivi, rivelarono che Haya era fuggita in Germania portando con sé i figli e 35 milioni di dollari necessari per rifarsi una vita.

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Immediatamente, Mohammed Rashid avrebbe chiesto a Berlino di espellere la donna ricevendo tuttavia un aspro rifiuto che, nei fatti, ha inaugurato una tanto surreale quanto profonda crisi diplomatica fra le due nazioni. Non soddisfatto, lo sceicco si sarebbe rivolto al Re di Giordania per chiedergli di fare da intermediario tra lui e la sorella così da convincerla a tornare sui suoi passi, il tutto sempre facendo leva sull’arcaico senso della famiglia e sui cosiddetti doveri coniugali. Abd Allah, ad ogni modo, avrebbe accuratamente tentato di evitare d’affrontare pubblicamente l’argomento, rifugiandosi in un silenzio che pare rappresentare una tacita giustificazione rispetto alla condotta della sorella. Infine, il Primo ministro emiratino avrebbe sfogato tutta la propria frustrazione su Instagram dove, tramite il proprio canale ufficiale, si sarebbe lamentato della negligenza della moglie: “Io le ho dato fiducia e spazio ma lei mi ha tradito … è una bugiarda!” avrebbe scritto.

Col passare delle ore, la vicenda sembra adesso assumere un contorno sempre più misterioso ed intrigante: pare infatti che, a detta di un’intima amica di Haya, la moglie dello sceicco non si troverebbe più in Germania ma avrebbe già preso un volo per l’Inghilterra dove si sarebbe rifugiata in una remota campagna la cui posizione è stata ovviamente tenuta segreta; le notizie relative alla sua permanenza a Berlino, avallate peraltro dalla autorità tedesche, sarebbero solamente dei tentativi per depistare l’intelligence degli Emirati Arabi la quale, c’è da scommetterci, in queste ore sarà già al lavoro per ritrovare la moglie dello sceicco. In fondo, però, la severità e il cinismo di quest’ultimo ci spingono a sperare che tale intento possa non realizzarsi mai.

Gianmatteo Ercolino

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