La musica italiana nell’Anno del Covid

Quel virus che arriva da lontano - di Filomena Cimieri (Social media manager)

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Mentre l’Italia segue il Festival spensierata e partecipe, dall’Estero giunge già da fine anno, l’eco, comunque lontana, di un virus altamente contagioso e micidiale che sta mettendo la Cina in ginocchio e che spaventa il mondo. L’Italia, sia pur turbata al pensiero, rimane per lo più serena, malgrado il virus sia stato già isolato a inizio anno all’ospedale Spallanzani di Roma. E mentre nei supermercati inizia a mancare l’amuchina, le immagini della città di Wuhan isolata, con la gente che esce a far la spesa in file distanziate, indossando la mascherina, e delle persone morte per strada, scuotono di brutto il sonno degli apprensivi.

Il virus è in mezzo a noi

Arriva il virus in Italia. È il 21 febbraio e a una manciata di giorni dalla spensieratezza del Festival, l’Italia è il primo Paese al mondo, dopo la Cina, a essere contaminata dal Covid-19.

Le nazioni d’oltrape si barricano in casa chiudendo le porte al Bel Paese. Una doccia fredda per tutti: politici, aziende e cittadini in primis. Il virus tanto temuto è qui, a casa nostra, e sta per diventare il più grosso problema d’Europa e del mondo.

Chiusi nel lockdown ma aperti alla musica

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Arriva il lockdown che ferma tutto e tutti. Fine dei concerti e di ogni forma di raduno musicale di ogni genere. Ma la musica no, non si ferma. Anzi, è lei la protagonista unica ed indiscussa che rianima il silenzio delle nostre case. È lei che divora le strade dai balconi adibiti a palcoscenici. È lei che rende viva la voglia della gente che abita in Italia di esserci e di comunicare, grazie a questo strumento di formidabile potenza espressiva, il malessere, il dolore e le paure che in modo isolato e solitario, tutti stanno vivendo. Sui social la gente fissa gli orari degli incontri e delle esibizioni sui balconi. Un appuntamento atteso che rompe la lentezza, l’ansia, la noia e le preoccupazioni del giorno, a cui partecipano dilettanti e artisti di professione. La gente dei quartieri si appassiona sempre di più a questi spettacoli da vicinato. Alcune esibizioni diventano molto popolari sui social e sui media, come quella di un giovane studente di Perugia, Michele Alessandrino, che si esibisce nei panni prima di Morgan e poi di Achille Lauro.
Si suona, si canta e si applaude di tutto, dall’Inno Nazionale di Mameli a Il cielo è sempre più blu del grande Rino Gaetano. Si scoprono veri talenti su quei balconi e per tutti la voglia di cantare, suonare, partecipare e applaudire, come in un grande concerto che unisce l’Italia fermata. Quell’Italia dove l’attesa e i tempi spenti del lockdown si accendono al pomeriggio in cori di voci e di strumenti, che da un balcone all’altro propagano straordinarie sensazioni: di armonia, di pace e di coralità. La musica della Quarantena prende la parola dove tutto intorno tace e cammina velocemente in mezzo alla stasi di un tempo dalle lancette improvvisamente ferme. È la musica di “Chi resta a casa, andrà tutto bene” perché c’è lei a sostenere e a fare compagnia.

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Attilio miani

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