La renna

Chi è il meraviglioso animale di Babbo Natale, dove e come vive, cosa simboleggia

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Da sempre molto amata, la renna – simbolo del Natale - era sacra a Isa o Disa la grande madre degli scandinavi, che le attribuivano doti superiori. Associata nel nord Europa alla Luna, aveva il ruolo di guidare le anime dei defunti nell’oltretomba.

Nella cultura sciamanica la Signora delle Renne viaggia nell’emisfero meridionale durante il Solstizio d’inverno, portando il sole fra le sue corna, in modo che la vita si risvegli. Una leggenda racconta che la Dea madre Renna, abbia sacrificato il suo cuore, ponendolo al centro della terra e il suo battito risuoni in tutte le creature, emblemi di saggezza, intelligenza e capacità di adattamento. Gli antichi le invocavano come guida quando dovevano compiere un viaggio o prendere decisioni importanti.

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La Renna (rangifer tarandus), nota anche come caribù in Nord America è un mammifero della famiglia dei cervidi, che abita le regioni artiche e subartiche con popolazioni sia stanziali che migratrici.

Gli esemplari variano per colore e dimensione. In Lapponia vengono impiegati per trainare i” pulk” le tradizionali slitte scandinave.

Nel 1961 le renne furono suddivise in due gruppi: quelle della tundra e quelle dei boschi, ulteriormente divise in 14 sottospecie. Le renne domestiche hanno zampe più corte e sono più pesanti delle cugine selvatiche. Il colore del mantello varia notevolmente da un animale ad un altro a seconda della stagione e della sottospecie. Le Renne sono munite di corna ramificate, i “palchi”, tessuti ossei ricoperti da uno strato di peli, che al tatto sembra velluto e sono caldi durante la crescita. Presenti in entrambi i sessi, nei maschi sono in genere più grandi, le femmine di alcune sottospecie ne sono completamente prive. Crescono circa 2 cm al giorno e possono raggiungere i 100 di larghezza complessiva e i 135 di lunghezza. Non esistono 2 palchi uguali. Le dimensioni dei palchi giocano un ruolo significativo per la gerarchia all’interno del
gruppo.

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La renna possiede un naso altamente specializzato e presenta dei turbinati che aumentano la superficie interna delle narici. L’aria ghiacciata viene così riscaldata prima di raggiungere i polmoni.

Gli zoccoli sono adatti a tutte le stagioni. In estate quando il terreno della tundra è soffice e umido, i cuscinetti plantari divengono spugnosi e forniscono una migliore trazione. In inverno quelli laterali si restringono permettendo una migliore penetrazione nel ghiaccio e nella neve dura.

Sembra che le renne siano gli unici mammiferi in grado di vedere la luce ultravioletta. Capacità questa molto utile nelle candide regioni artiche, dove diversi oggetti risultano invisibili alla luce.

Il numero di caribù e renne è variato più volte nel corso della storia, ma oggi è in declino a causa dei mutamenti climatici. Negli ultimi anni in Siberia sono morti più di 80.000 esemplari.

Ruminanti, il loro stomaco è suddiviso in 4 camere. In inverno si nutrono di licheni scavando la neve oltre a cibarsi di foglie di salice, betulla, carici ed erba.

L’accoppiamento avviene tra la fine di settembre e i primi di novembre, i maschi combattono tra loro per le femmine e in questo periodo smettono di mangiare e perdono gran parte delle loro riserve corporee.

I piccoli nascono a maggio o giugno successivo, dopo 45 giorni sono in grado di nutrirsi da soli, ma diventano indipendenti dalla madre solo l’ autunno successivo.

Le renne domestiche possono vivere fino ai 18-20 anni.

I loro occhi cambiano colore a seconda della stagione: durante l’estate sono color oro, ma nel buio dell’inverno, quando le retine riflettono meno luce, gli occhi appaiono blu.

Alcune sottospecie hanno le ginocchia che fanno uno schiocco mentre camminano, in modo da riuscire a rimanere unite anche durante una bufera di neve. I maschi emettono, grazie a una sacca d’aria nel collo, un suono come un crepitio che serve a dissuadere i rivali durante la conquista della femmina. Le renne sono nate per sopportare la neve e il freddo, con peli concavi che intrappolano l’aria e le tengono ben isolate. Pare che il loro latte sia quello più ricco e nutriente di tutti i mammiferi terrestri, con il 22% di grassi e il 10% di
proteine.

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Alcune popolazioni di caribù nordamericano effettuano migrazioni molto lunghe, percorrendo fino a 19-55 km al giorno e raggiungendo velocità di 60 -80 km/h. Possono nuotare velocemente e le mandrie in migrazione non esitano ad attraversare grandi corsi d’acqua.

Le Renne vengono predate da un gran numero di animali come le Aquile reali che catturano i piccoli o le femmine gravide, talvolta anche adulti menomati. Glk orsi bruni e gli orsi polari attaccano quasi sempre gli animali più deboli, il lupo grigio, soprattutto durante l’inverno, attacca gli esemplari adulti. Le volpi, i corvi e i falchi si nutrono invece di esemplari già morti. Gli insetti ematofagi come le zanzare costituiscono per le renne una vera e propria piaga durante i mesi estivi. Per questo si radunano sulle distese nevose per cercare di evitarli.

Purtroppo questi meravigliosi animali sono predati anche dall’uomo. In Norvegia e in Groenlandia la caccia alla renna ha una tradizione che va dall’era glaciale fino ad oggi.

In origine le renne trainavano il carro del Dio Thor, poi una tradizione più recente - che tutti conosciamo – le hanno poste dinanzi la slitta di Babbo Natale.

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I loro nomi compaiono per la prima volta nel 1823 nella poesia “A Visit from st. Nicholas”: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Dunder e Blixem. Rudolph la renna più giovane, fa la sua comparsa nel 1939 in “Rudolph the Red nosed reider” (Rudolph la renna dal naso rosso) di Robert May.

Se sogniamo una renna è di buon auspicio. Indica infatti l’arrivo di novità, la scoperta di un talento nascosto o la realizzazione di un desiderio. Rappresentando l’aspetto spirituale della vita, potrebbe simboleggiare il risveglio dell’anima o la liberazione da qualcosa che ci opprime.

Renata Are

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