La rivolta americana

In 25 città di 16 stati diversi si intensificano proteste e scontri con la polizia dopo l’omicidio di George Floyd

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cms_17718/1v.jpgL’ignobile omicidio dell’afroamericano George Floyd per mano di un agente di polizia di Minneapolis, testimoniato dalle registrazioni delle persone accorse sul luogo dell’accaduto, ha avuto un monito impattante sull’opinione pubblica statunitense e internazionale, scatenando importanti proteste in 25 città di 16 stati diversi, dove la popolazione ha manifestato la propria intolleranza circa la situazione di profonda disuguaglianza di trattamento da parte delle forze dell’ordine, permessa da un’attitudine tendente all’abuso di potere, specialmente nei confronti della componente afroamericana; attitudine che negli anni ha accumulato centinaia di vittime, considerando che la percentuale di vittime afroamericane rispetto al totale (32%) paragonata alla percentuale rappresentativa della comunità afroamericana sula totalità della popolazione, (parliamo del 13,2%), rivela che un afroamericano ha oltre il doppio delle possibilità di essere ucciso dalla polizia rispetto ad un bianco.

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Oltre 1.400 persone sarebbero state arrestate a partire dallo scorso giovedì durante le manifestazioni in 16 centri, ben 500 solo nella città di Los Angeles. Le manifestazioni iniziate pacificamente sotto il marco della frase “I can’t breath”, portata in mano dai manifestanti sui propri cartelli come un macigno, in riferimento alle ultime parole ripetute da George Floyd mentre il poliziotto imprimeva tutto il suo peso sul collo della vittima con il pretesto di immobilizzarla, sono poi sfociate in violenti scontri con le forze dell’ordine. Molti stati a fronte di questi avvenimenti, hanno infatti preso provvedimenti quali l’imposizione di un coprifuoco temporaneo, oltre che a Minneapolis, anche a Beverly Hills, Los Angeles, Denver, Miami, Atlanta, Chicago, Louisville, San Paolo, Rochester, Cincinnati, Cleveland, Colombo, Dayton, Toledo, Eugene, Portland, Filadelfia, Pittsburgh, Charleston, Columbia, Nashville, Salt Lake City, Seattle, Milwaukee e San Francisco.

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Alcuni stati avrebbero anche disposto l’intervento dellaGuardia nazionale a supporto delle forze dell’ordine locali, per il mantenimento dell’ordine pubblico, in quanto la violenza delle proteste ha comportato un ulteriore bilancio di vittime; ad Indianapolis una persona sarebbe rimasta uccisa negli scontri e altre tre sarebbero rimaste ferite, come riferito alla Cnn dal Capo della polizia di Indianapolis Randal Taylor. Dichiarato lo Stato d’emergenza a Nashville, come stabilito dal sindaco della capitale del Tennessee John Cooper, dopo che i manifestanti hanno dato fuoco all’edificio che ospita il tribunale della città. Lo stesso provvedimento sarebbe stato preso dalla contea di Los Angeles. Anche il candidato democratico in corsa per le presidenziali , Joe Biden, si sarebbe espresso a riguardo, denunciando da una parte l’incoerente e controproducente uso della violenza che vorrebbe opporsi a quella che si configura come una manifestazione sistematica di violenza da parte di un’autorità, appoggiando d’altra parte la causa portata avanti dai manifestanti. "Protestare contro questa brutalità è giusto e necessario.”- afferma- “E’ una riposta assolutamente americana.

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Ma bruciare le comunità e distruggere inutilmente non lo è. La violenza che mette in pericolo la vita non lo è. La violenza che distrugge e fa chiudere delle attività che servono alla comunità non lo è. Questi ultimi giorni - aggiunge - hanno messo a nudo il fatto che siamo una nazione furiosa per l’ingiustizia. Ogni persona di coscienza può capire la sciagura del trauma che possono vivere le persone di colore in questo paese, dalla mancanza di rispetto quotidiano all’estrema violenza come lo testimonia l’orrendo omicidio di George Floyd". Il punto della questione quindi è un abuso di potere illegittimo su base discriminatoria da parte di un corpo dello stato che dovrebbe ritrovare la sua ratio, nella garanzia della difesa di diritti fondamentali quali la vita e l’integrità fisica, da parte di coloro i quali dimostrano l’intento di violare i diritti di soggetti terzi; dovrebbero costituire una guida, un punto di riferimento per la popolazione, non dovrebbe rappresentare una sorta di carnefice, considerando che la stessa legittimità dei corpi di polizia deriva dalla cessione della possibilità dell’individuo di difendersi autonomamente facendosi giustizia da solo.

Federica Scippa

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