La vita sociale in tempo di crisi

Redaelli scuote le coscienze

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Il periodo della pandemia ha segnato profondamente la quotidianità di ognuno di noi. Le scene a cui i nostri occhi hanno assistito sono state difficili da dimenticare. In tutto questo abbiamo riscoperto noi stessi, cercando in tutti i modi di non affondare nella disperazione più totale. Ad oggi, a distanza di pochi mesi, la situazione sta assumendo dei risvolti pericolosi, gettando nell’angoscia numerosi cittadini. Molte sono state le imprese e le piccole attività commerciali che sono state costrette a chiudere, facendo sì che molte famiglie non avessero neanche il sostentamento quotidiano. Pensare a queste cose nel 2020, dove il progresso ha raggiunto i massimi esponenziali, risulta veramente incomprensibile. Eppure molte persone sono state costrette a recarsi alla Caritas per ricevere sostentamento. A sottolineare questa situazione difficile è stato monsignor Redaelli, presidente di Caritas italiana, che senza mezzi termini dichiara: “Ci sono categorie in grossa difficoltà, come i precari e gli stagionali del turismo. Insomma siamo nel pieno del dramma, ma c’è molta paura che l’ondata si estenda fino a gennaio”.

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Queste parole, che hanno il sapore di apocalittico, circoscrivono in maniera precisa il dramma di questo momento storico. Purtroppo, per una serie di motivi, la sofferenza di queste persone passa in secondo piano, non trovando spazio neanche nei vari dibattiti politici. La dignità dell’essere umano dovrebbe essere tutelata come bene sublime, ma a quanto pare quest’ambito, a detta di molti, riguarda solo la sfera ecclesiastica. Al di là delle varie etichette, la chiesa si è dimostrata un’ancora di salvezza per molti sventurati, cercando in tutti i modi di sopperire alle loro difficoltà. Il male che attanaglia l’epoca contemporanea è l’indifferenza, per questo papa Francesco ci indica continuamente come combatterla.

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Per prima cosa occorre la presa di coscienza da parte dei governanti e delle Istituzioni e in secondo luogo bisogna far trionfare il concetto di solidarietà, come unico antidoto all’egoismo. Le soluzioni possono essere tante, ma oltre ogni parola c’è un gesto che ha il sapore di vita. In questo, l’essere cattolico potrebbe rappresentare una reale svolta. Quell’uscire fuori per portare la buona notizia non deve rimanere solo uno slogan, ma occorre trasformarlo come inno di vita. Il periodo che si proietta davanti a noi non sarà uno dei più semplici, ma la misericordia e la reciproca fraternità riusciranno a farci ricordare la bellezza di essere umani.

Giuseppe Capano

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