Le mani della Ndrangheta sui fondi covid

Otto gli arrestati e sequestri per 7,5 milioni di euro

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L’azione della criminalità organizzata si fa sempre più specifica, e mira con molta determinazione ad entrare sempre più nel mondo aziendale usando metodologie accurate e sofisticate. Come previsto da diversi giuristi, i fondi statali post covid rappresentano una ghiotta occasione da parte della criminalità organizzata per mettere al sicuro “soldi puliti”. Il sistema ndranghetista, anche in questo modo, continua ad articolarsi sempre più, cercando costantemente di entrare nelle sfere che contano. Quest’azione velata e nello stesso tempo priva di tracce, rappresenta il nuovo modo di fare affari da parte dei clan, che con grande fiuto percepiscono il complicato momento storico del nostro Paese.

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Ma fortunatamente, non sempre il “crimine paga”. La cronaca delle ultime ore, infatti, narra di 8 arresti e 27 indagati, grazie all’azione investigativa della Guardia di Finanza. Stando alla prima ricostruzione degli inquirenti, pare che ben 60 mila euro sono finiti su 3 conti di diverse società legate alle cosche. La stessa procuratrice Alessandra Dolci muove le diverse accuse, articolate in associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Un’ indagine che ha avuto ampi risvolti in quasi tutta l’Italia. Infatti, le perquisizioni sono avvenute in Lombardia, Veneto, Toscana, Umbra, Lazio, Calabria e Sicilia. Questo sta a dimostrare nuovamente, quanto sia forte la Ndrangheta anche nel nord Italia radicando la malavita anche in regioni chiave come la Lombardia. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere la figura di Francesco Maida come mediatore fra le aziende e le cosce. Egli stesso, curava i rapporti con la cosca crotonese capeggiata da Lino Greco di San Mauro Marchesato.

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Il tutto è stato architettato per ottenere i fondi previsti dal decreto 34 del 19 maggio per ottenere fondi, attraverso l’emissione di fatture false. Oltre ai 60mila euro, Maida si sarebbe anche attivato presso la banca Monte Paschi di Siena per ottenere 150 mila euro a fondo perduto, tendando di usufruire anche del decreto legge 23 dell’8 aprile. Aldilà della vicenda in sé, il timore fondato da parte della società civile, è il continuo perpetrarsi, alla luce del sole, di queste attività illecite. Pertanto, il compito delle istituzioni deve essere profuso per cercare di contrastare il più possibile la macchina investigativa e repressiva della criminalità. Ormai non parliamo più di gente ignorante che si arricchisce solo con i traffici di droga, ma di personalità che sono ammanicate con l’amministrazione pubblica e l’alta finanza.

Giuseppe Capano

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