Lezioni on line e didattica a distanza…va tutto bene?

Di Francesco Leccese (Specializzando in editoria e giornalismo)

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cms_19018/1v.jpgLezioni on line e didattica a distanza sono il tema su cui si dibatte. Sono efficaci? La misurabilità della qualità di entrambi è oggetto di diatriba tra fautori e detrattori. Spezzando una lancia per mettere a tacere entrambi si può affermare che in tempi di lock down sia l’una che l’altra si sono proposte come l’unica soluzione possibile perché potessero essere assicurati l’accesso ai programmi didattici nelle scuole di ogni ordine e grado, oltre che negli atenei.

E non solo: grazie ad istituzioni pubbliche e private, l’attivazione della cosiddetta solidarietà digitale ha consentito la divulgazione di notevoli proposte culturali (basti pensare a mostre, musei, webinar, opere teatrali, concerti).

Ma restiamo nella didattica. La somministrazione dell’insegnamento da remoto ha trovato terreno fertile nel pubblico dei destinatari? In altre parole, le competenze digitali dei discenti sono risultate adeguate per i giovani europei?

Eurostat ha voluto rispondere alla domanda conducendo l’analisi nell’intera Eurozona su un campione di discenti, di fascia d’età compresa fra i 16 e i 24 anni.

La risposta alla domanda da cui è partita la rilevazione fornisce un dato disarmante: i giovani italiani posseggono un livello di competenze digitali molto basso (65%).

Malgrado siano tra i maggiori possessori di cellulari e tablet i ragazzi italiani in fatto di competenze digitali si collocano nell’area geografica europea in cui l’informatica ha avuto difficoltà a penetrare a causa delle note problematiche politiche ed economiche, ossia Romania (56%), Bulgaria (58%). L’Ungheria (68%) ci supera di poco.

La situazione in eurozona fotografa, comunque, un trend che evidenzia grosse differenze su base nazionale.

La Croazia registra la più alta percentuale di individui di età compresa tra 16 e 24 anni con competenze digitali complessive di base o superiori (97%), seguita da Estonia, Lituania e Paesi Bassi (tutti e tre il 93%) e da Grecia (92%).

Quali prospettive ha, dunque, l’istruzione digitale? Sarebbe meglio formulare la domanda in termini di auspicio perché, se per un verso è unanime nei decisori nazionali la considerazione che i sistemi di istruzione debbano attribuire importanza alle competenze digitali degli insegnanti e la maggior parte dei paesi fornisce formazione agli insegnanti, per l’altro verso manca un piano di orientamenti su come valutare le competenze digitali degli alunni in classe.

La maggior parte dei Paesi ha messo in atto strategie per l’istruzione digitale ma pochi le monitorano e le valutano in modo sistematico e costante. Allo stato, si teme che la prossima rilevazione Eurostat fornirà un quadro non molto diverso da quello in commento.

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