MAIL ART (ARTE POSTALE)

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Il segreto dell’immediato successo e della grande diffusione dell’Arte Postale è dovuto al desiderio di chiunque, artista o no, di superare l’incomunicabilità con l’invito di messaggi in piena libertà di linguaggio e di concetto.

E’ l’arte che, svincolata da ogni imposizione, viaggia con il francobollo o all’interno di una busta, valicando ogni confine geografico e culturale per raggiungere gente anche sconosciuta.

I nostri Futuristi, con a capo Marinetti, a partire dal 1909 lanciavano le loro storiche cartoline con parole, simboli e disegni in piena libertà attraverso la posta. Nel contempo venne diffusa e adottata anche in Russia per merito di Vladimir Majakovskij.

Con la fine del Futurismo l’Arte Postale ebbe un periodo di vuoto, e solo a partire dal 1954 venne ripresa e divulgata su larga scala dal poeta francese Eduard Jaquer, mentre in Italia nel medesimo periodo Giorgio Soavi, con la collaborazione grafica del disegnatore umoristico Folon, la fece conoscere ed apprezzare anche attraverso un libro che divenne famoso.

Questi movimenti non furono sufficientemente seguiti dalla critica ufficiale, ed ebbero un altro periodo di stasi fino al 1962, quando Ray Johnson e la sua New York Correspondence School la diffuse in tutto il mondo con la denominazione di Mail Art (termine anglosassone di Arte Postale), con cambiamenti concettuali e di stile secondo i costumi e i gusti dell’epoca.

Era nata libera e zingaresca, e tale è rimasta nonostante i rimaneggiamenti dovuti all’evoluzione dei tempi e dell’informatica; è entrata nei musei, nelle collezioni, nei libri d’arte, nelle scuole e nelle università; più di uno studente si è ispirato ad essa per la tesi di laurea.

Nata in Italia, l’Arte Postale è ora universalmente praticata e riconosciuta come un movimento artistico e culturale integrante nella storia dell’arte.

Maria Zamboni

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