MALATTIA E LAVORO

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Una donna di 40 anni, malata oncologica e dipendente di un negozio del centro commerciale Roma Est di Roma. Tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale, ha trovato ad accoglierla a casa sua figlia e un bel telegramma che le ha annunciato il licenziamento per «superamento del periodo di comporto». Cioè per troppe assenze. La storia di questa donna, questa triste e scandalosa storia, è stata resa nota per il tramite di un comunicato dall’Unione sindacale di base (Usb). L’azienda, prima catena di elettronica di consumo in Europa con oltre 974 megastore distribuiti in 16 Paesi europei ha applicato alla lettera il contratto di lavoro e non ha avuto alcun riguardo per la lavoratrice, mamma di una figlia, che ora si ritrova a combattere contro il cancro e contro la disoccupazione.

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È il prodotto di una società che annulla l’aspetto umano. I lavoratori sono meri strumenti di produzione, al pari di uno scaffale. Il morale, la serenità e la sicurezza economica, in questa malattia, fanno la differenza. E l’azienda, pur applicando le regole contrattuali, ha dimostrato di non aver il minimo riguardo per una sua dipendente che da tanti anni lavora per questa multinazionale. Dopo quanto accaduto recentemente a Brindisi, dove una donna di 52 anni, impiegata, malata di cancro è stata reintegrata, grazie a una petizione di 80 mila firme e un accordo con l’azienda, è il turno di quest’altra donna che, insieme ai suoi colleghi organizzeranno analoghe iniziative per riconsegnarle lavoro e dignità.

Francesco Mavelli

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