MATTEO RENZI AL MUSEO MAR-TA CON PERSEFONE GAIA

Finalmente "rose" oppure le solite "spine"?

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Matteo Renzi, Dario Franceschini e Graziano Delrio, tris agli apici dei punti chiave di governo, hanno “affrontato” la “calura sociale”, non solo quella estiva, di una Taranto "brillante" del solidalizio sole-mare, ma resa “ problematicamente buia” da politiche oltre il confine strettamente territoriale, di per se stesso reso asfittico da originarie carenze indigene da “imbelle presunzione” di una ormai “incenerita”magnogrecità.

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La inaugurazione di un altro pezzo del civico museo MarTa, è stata l’occasione perchè il Premier, insieme con il ministro per i Beni Culturali e quello per le Infrastrutture, si sia offerto a nuova contestazione della “tarantinità” condita da inequivocabile “democratico” dileggio.

D’altra parte, ad indurre pensieri di più positiva accoglienza , facendo dimenticare la realtà di una città in piena crisi complessiva oltre che con i soliti problemi legati alla questione ILVA e alle relative ricadute ambientali e lavorative; non era possibile che per i Tarantini potesse bastare l’attuale prospettiva, nel nuovo allestimento del MarTà, di potere d’ora in poi “godere” dell’allusivo sembiante sorridente di una copia di quella, assisa in trono, famosa Persefone Gaia il cui originale, sino dai primi del secolo scorso, fu fatto “emigrare” a Berlino dove è rimasto a fare bella mostra di sè nell’Altes Museum.

Per quanto emulazione perfetta, messa a punto dalla impresa barese Garibaldi ricavandola dal calco digitale dell’opera venduta, il moderno “falso” della Persefone Gaia del MarTa rifletterebbe irridenti promesse risuonate solo aleatorie sebbene, ancor oggi, reiterate da un Matteo Renzi dissociantesi, circa il suo mandato governativo, dalla responsabilità che i Tarantini, invece, senza soluzione di continuità, sembrerebbero avere voluto “gratificare” di quegli insulti rispetto ai quali esplicita è stata la risposta: “Mi prendo gli insulti, non ne ho paura”.

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Quindi, di pari passo con l’affermazione di avere “a cuore per Taranto” che il diritto al lavoro non sia coniugato a discapito del diritto alla salute, è stata anche l’assicurazione di una provvida pioggia di 850 milioni di euro, da non intendersi annuncio di pagherò a vuoto come troppo spesso ad opera della passata politica centrale; tanto essendosi stanziato in direzione del recupero urbano di Taranto alla cui “unicità, comprensiva del patrimonio culturale e dello splendore della Città Vecchia, con grande potenzialità di veicolo del turismo” ha fatto riferimento anche il ministro Dario Franceschini.

Così, il MarTa, con la sua collezione straordinaria, una delle più importanti al mondo, rappresenterebbe “l’occasione per ridare a Taranto non solo la bellezza della sua storia ma anche quella del suo futuro”; a ciò essendo orientato il Contratto Istituzionale di Sviluppo già approntato con le debite firme dei ministri cui, in Prefettura, il Premier ha aggiunto la sua firma; a ribadire la conferma “di impegni concreti di contro ad una stagione, ormai finita, di impegni non seguiti dai fatti; per cui la città di Taranto va guardata con gli occhi di una concreta speranza al di là delle promesse a vuoto e delle frasi in libertà”.

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Di queste, in verità, i manifestanti tenuti a bada dalle forze di polizia ne hanno profferite pesantemente imputando, non solo al Premier ma anche ai Sindacati confederali che ne sarebbero complici, un decreto Ilva ritenuto contrario agli interessi della città e dei lavoratori; invece, dovendosi ritenere segni di “concreta speranza” gli investimenti evidenziati dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio relativi a 35 milioni di euro nel porto di Taranto inserito per il 2017 anche come tappa di alcune compagnie di crociere; così pure, negli ultimi quattro anni, gli ulteriori investimenti di 500 milioni di euro in molti cantieri in corso.

In definitiva, all’appuntamento fissato per giugno 2017, staremo a vedere quali frutti saranno derivati dalla responsabilità che l’attuale governo ha ribadito di essersi assunto “perchè Taranto torni ad essere la città della bellezza con un futuro industriale del siderurgico assolutamente e incontrovertibilmente compatibile con l’ambirente e la salute”.

Fioriranno queste rosee speranze? Oppure, resteranno le solite spine a coronare la odierna recriminazione-denuncia “Ci stanno ammazzando” e l’ invocazione “Taranto libera, Taranto libera”?

Rosa Cavallo

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